Veglie di Preghiera per la Notte di Natale

Veglie di Preghiera per la Notte di Natale

ASPETTANDO IL NATALE…

 

 

Veglie di preghiera 

per la notte di Natale

 

 

 

 

Primo Schema

 

Canto iniziale

 

UN GIORNO SANTO

Un giorno santo è spuntato per noi,Alleluia!

Accogliamo la gioia, accogliamo la pace,

Accogliamo la luce che risplende su noi.

 

Oggi Dio è venuto, il suo giorno è spuntato

Dalla vergine madre un bambino ci è nato.

Oggi Dio è disceso dal mistero del cielo

Ogni uomo del mondo non sarà mai più solo.(RIT)

 

Oggi Dio ha parlato nel suo figlio diletto

Ha svelato il suo amore e ci ha consolato.

Oggi è nato il Signore e Gesù è il suo nome

E il suo regno di pace non avrà mai più fine.(RIT)

 

 
Il Natale è la festa di un Bambino, di un Neonato. E perciò la festa di tutti voi bambini! Voi l'attendete con impazienza e ad essa vi preparate con gioia, contando i giorni e quasi le ore che mancano alla Santa Notte di Betlemme. Mi pare di vedervi: voi state preparando in casa, in parrocchia, in ogni angolo del mondo il presepe, ricostruendo il clima e l'ambiente in cui il Salvatore è nato. E vero! Nel periodo natalizio la stalla con la mangia­toia occupa nella Chiesa il posto centrale. E tutti si affrettano a recarvisi in pellegrinaggio spirituale, come i pastori nella notte della nascita di Gesù. Più tardi saranno i Magi a venire dal lontano Oriente, seguendo la stella, fino al luogo dove è stato deposto il Redentore dell'universo. Ed anche voi, nei giorni di Natale, visitate i presepi, fermandovi a guardare il Bambino deposto sulla paglia. Fissate sua Madre, San Giuseppe, custode del Redentore. Contemplando la Santa Famiglia, pensate alla vostra famiglia, quella in cui siete venuti al mondo. Pensate alla vostra mamma, che vi ha dato alla luce e al vostro papà.
 
 
Ognuno accende la propria candela...breve pausa di riflessione guardando il presepe e pensando alla propria famiglia….
 

 

ASTRO DEL CIEL

 

Astro del ciel, Pargol divin, Mite Agnello Redentor!
Tu che i Vati da lungi sognar, Tu che angeliche voci nunziar,

Luce dona alle genti Pace infondi nei cuor!
Luce dona alle genti,Pace infondi nei cuor!

Astro del ciel, Pargol divin,Mite Agnello Redentor!
Tu di stirpe regale decor,Tu virgineo, mistico fior,(RIT)
Astro del ciel, Pargol divin,Mite Agnello Redentor!
Tu disceso a scontare l’error,Tu sol nato a parlare d’amor,(RIT)

Quanto importante è il bambino agli occhi di Gesù! Si potrebbe addirittura osservare che il Vangelo è profondamente permeato dalla verità sul bambino. Lo si potrebbe persino leggere nel suo insieme come il «Vangelo del bambino ». Che vuol dire infatti: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei cieli »? Non pone for­se Gesù il bambino come modello anche per gli adulti? Nel bambino c'è qualcosa che mai può mancare in chi vuol entrare nel Regno dei cieli. Al cielo sono destinati quanti sono semplici come i bambini, quanti come loro sono pieni di fiducioso abbandono, ricchi di bontà e puri. Questi solamente posso­no ritrovare in Dio un Padre, e diventare a loro volta, grazie a Gesù, altrettanti figli di Dio. Non è questo il principale messaggio del Natale?[…]Gesù e la. sua Mamma scelgono spesso i bambini per affidare loro compiti grandi per la vita della Chiesa e dell'umanità. Il Redentore dell'umanità sembra condividere con loro la sollecitudine per gli altriper i genitori, per i compagni e le compagne. Egli attende tanto la loro preghiera. Che potenza enorme ha la preghiera dei bambini! Essa riventa un modello per gli stessi adulti: pre­gare con fiducia semplice e totale vuol dire pregare come sanno pregare i bambini.

Un membro di ogni gruppo legge la lettera indirizzata a Gesù Bambino e la ripone nell’apposita busta “Destinazione...paradiso!”

I bambini di ogni Continente, nella notte di Betlemme, guardano con fede al neonato Bambino e vivono la grande gioia del Natale. Cantando nelle loro lingue, lodano il nome del Signore. Così per tutta la terra si diffondono le sugge­stive melodie del Natale. Sono parole tenere, commoventi che risuonano in tutte le lingue umane; è come un festoso canto elevato da tutta la terra, che s'unisce a quello degli Angeli, messaggeri della gloria di Dio, sopra la stalla di Betlemme: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14). Il Figlio prediletto di Dio si presenta tra noi come un neonato; intorno a Lui i bambini di ogni Nazione della terra sentono su di sé lo sguardo colmo d'amore del Padre celeste e gioiscono perché Dio li ama. L'uomo non può vivere senza amore. Egli è chiamato ad amare Dio e il prossimo, ma per amare veramente deve avere la certezza che Dio gli vuole bene. Dio vi ama, cari ragazziChe le feste natalizie siano gioiose e serene; con l’augurio di fare in esse una più intensa esperienza dell'amore dei vostri genitori, dei fratelli, delle sorelle e degli altri membri della vostra famiglia. Quest'amore poi si estenda all'intera vostra comunità, anzi a tutto il mondo, grazie proprio a voi, cari ragazzi e bambini. L'amore allora raggiungerà quanti ne hanno particolare bisogno, specialmente i sofferenti e gli abbandonati. Quale gioia è più grande di quella portata dall'amore? Quale gioia è più grande di quella che tu, Gesù, porti a Natale nell'animo degli uomini, e particolarmente dei bambini?
 
 

Ogni gruppo ripone sotto l’albero i doni che ha portato e nella casetta-buca l’offerta destinata a bambini bisognosi…

Alza la tua manina, divino Bambino, e benedici questi tuoi piccoli amici, benedici i bambini di tutta la terra! (Giovanni Paolo II)

 

Padre Nostro


Tu scendi dalle stelle o Re del Cielo
E vieni in una grotta al freddo e al gelo.

O Bambino mio Divino, io ti vedo qui a tremar,
O Dio Beato. Ah, quanto ti costo l'avermi amato

A te che sei del mondo,il creatore,
mancano panni e fuoco,o mio Signore

Caro eletto, Pargoletto,quanto questa povertà,
Piu m'innamora,giacche ti fece
Amor povero ancora,giacche ti fece
Amor povero ancora.

 

Secondo Schema

 

Canto iniziale

 

G: Oggi siamo chiamati a scoprire e a dare un significato nuovo alla tradizione del presepe, nata dalla fede semplice di alcuni cristiani molti secoli fa, ma che ancora oggi può aiutarci a meditare sul senso della venuta di Gesù tra noi. Non si tratta di ricordare semplicemente un episodio del passato o di ricostruire la scenografia di un fatto accaduto circa 2005 anni fa. Si tratta, invece di scoprire che Gesù continua a venire nel mondo per donare a tutti la sua amicizia e la sua salvezza. È necessario perciò riconoscerlo e accoglierlo ogni giorno.

Per questo, attraverso la ricostruzione dello scenario del presepio, vogliamo prima di preparare il nostro cuore ad accogliere Gesù così come lo hanno accolto le persone buone e disponibili del primo Natale: Maria, Giuseppe, i pastori ...

 

 

P: “Ed ecco la stella che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia”. (Mt. 2,9-10)

 

G: Il vangelo ci parla di questa luce che è diventata punto di riferimento per i Magi che cercavano Gesù. Oggi è Gesù stesso la luce che ci guida. I tanti messaggi e discorsi che sentiamo ogni giorno possono indicarci anche strade sbagliate. Accanto a noi però ci sono tante persone che ci aiutano a crescere e Gesù cammina con noi attraverso i loro consigli, la sua Parola, la preghiera, l’Eucaristia e la Confessione.

 

Tutti: Preghiamo per tutti i ragazzi abbandonati a se stessi

e in reale pericolo di prendere strade sbagliate:

Signore, guidali a Te!

 

 

P: “L’angelo disse ai pastori: Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”. (Lc. 2,10-12)

 

G: Il Vangelo ci racconta che la figura dell’angelo è presente nella vita di Gesù fin dall’inizio, quando Maria riceve l’annuncio che sarebbe diventata la madre del Figlio di Dio.

 

T: Preghiamo per i missionari che gridano a tutti e in ogni tempo

che tu sei buono e che tutti siamo fratelli:

Signore, da’ loro la tua forza!

 

Ciascun acierrino si avvicinerà all’altare e sul cartellone con su scritto “grazie a…”scriverà il nome di una persona cui è riconoscente.

 

 

P: “pastori dicevano fra di loro:“andiamo fino a Betlemme,vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. Andarono dunque senza indugio e trovarono Maria,Giuseppe e il Bambino,che giaceva nella mangiatoia.E dopo averlo visto, riferirono ciò che del Bambino era stato loro detto”. (Lc.2,15-19)

 

G: Nel presepio sono sicuramente i personaggi più semplici. Gente nomade, povera, abituata al sacrificio, a non poter contare su una casa stabile, perché il gregge richiedeva molta cura e rappresentava tutta la loro vita e la loro ricchezza. Eppure Dio, a questi poveri dà l’annuncio che suo Figlio è nato.

 

T:Preghiamo per tutti coloro che sono impegnati nelle molte forme

di volontariato, perché non si stanchino mai di operare

il bene:Signore, sostienili!

 

 

P: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e ofro la mia vita per le pecore”. (Gv. 10,14-15)

 

G: Per la loro mitezza in diverse occasioni Gesù le ha portate come esempio quando parlava alla gente della Palestina, per far capire che lui si prende cura di ogni uomo come il pastore fa con il suo gregge.

 

T: Preghiamo per chi non riceve mai doni e anche a Natale sarà solo,

scontento e triste come tanti altri giorni.

Signore, dona la speranza!

 

 
 

P: Allora Maria disse:” Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. (Lc. 1,38)

 

G: Quante donne in quel tempo in Palestina desideravano ardentemente diventare madri del Messia! Dio guardò a Maria e le fece conoscere il suo grande progetto di amore per lei e per ogni uomo. Il suo atteggiamento di accoglienza ci insegna a superare le nostre paure, a spalancare il nostro cuore per fare spazio a Dio e a tanti fratelli.

 

T: Preghiamo per tutti noi, perché nella vita quotidiana

viviamo in semplicità e prontezza alla Parola di Dio,

coma ha fatto Maria: Signore, insegnaci a dire

anche il nostro Si!

 

Canto “Ecco il nostro sì”

 

 

P: Ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perchè quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù:“Egli infatti salverà il suo popolo dai peccati. (Mt. 1,20-21)

 

G: Dio chiamò questo semplice uomo della Palestina a collaborare con lui per affidargli la vita di Gesù suo Figlio.Una persona che ci insegna ad essere buoni e rispettosi.

 

T: Preghiamo per i nostri genitori, perché non ci diano solo cose,

ma soprattutto tempo, pazienza, affetto e buon esempio.

Signore, sostienili!

 

 

P:Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano:“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo”.(Mt.2,1-2)

 

G: Nella tradizione del Vangelo vengono presentati come dei saggi d’oriente. Cercano tra le stelle il senso della vita ... si sono messi in cammino per seguire una luce di stella. Riconoscono in quel bambino l’amore di Dio nei loro confronti e lo pregano, gli offrono le loro ricchezze oro,incenso e mirra.

 

T: Preghiamo per noi, perché realizziamo la volontà di Gesù:

Fare di tanti una comunità che si accetta con le sue differenze:

Signore, uniscici di più!

 

Ciascun acierrino riceverà una stella con su scritto “un pensiero a…”, la compilerà e le riporrà dinanzi al presepe.

 

Consegna del regalino!!

 

Canto finale

 

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Terzo Schema
 
Vegliamo aspettando il Signore che viene
 
 
 

Introduzione:

 

L’attesa della celebrazione della nascita del Signore Gesù, la vivremo quest’anno proponendo a noi stessi un incontro con le persone che, immediatamente prima o immediatamente dopo, hanno potuto intrecciare la loro vita con quella del Messìa tanto atteso. La scrittura, e in particolare il vangelo di Luca, ci parla di queste persone e mentre, questa sera, anche noi andiamo incontro a questo bambino, vogliamo imparare da loro, nella loro semplicità, ma anche nella loro saggezza, il modo migliore per farlo.

Se è vero che in ognuna di queste persone è presente un atteggiamento da imitare, è pur vero che ogni comunità cristiana è culla di questi sentimenti e di questa predisposizione. Per questo abbiamo cercato di ‘gemellare’ ogni personaggio con uno dei gruppi che operano generosamente e con dedizione nella nostra parrocchia. La riflessione di ogni gruppo sarà la testimonianza che la nostra comunità vuole veramente predisporsi ad accogliere questo dono che è Gesù.

Se è nostra intenzione imparare da chi è stato vicino a Gesù, bambino, la nostra veglia non può che iniziare con un canto alla Vergine Maria.

 

 

Canto di Inizio: PREGHIERA A MARIA

 

Maria, tu che hai atteso nel silenzio

la sua parola per noi:

 

Aiutaci ad accogliere

il Figlio tuo che ora viene in noi.

 

Maria, tu che sei stata così docile

davanti al tuo Signor:

 

Maria, tu che hai portato dolcemente

l’immenso dono d’amor:

 

Maria, madre umilmente tu hai sofferto

del suo ingiusto dolor:

 

Maria, tu che ora vivi nella gloria

insieme al tuo Signor.

 

 

*Primo personaggio: Elisabetta

 

Commentatore:

Il primo personaggio che incontriamo in questa nostra veglia è Elisabetta. Elisabetta è la moglie del sacerdote Zaccaria. Una coppia a cui non era stato concesso il dono di avere figli: un fatto che, a quel tempo, costituiva addirittura una vergogna per la donna. Ma nonostante questo entrambi, dice la scrittura, erano giusti e osservavano tutte le leggi del Signore. E il Signore trasforma la vergogna di Elisabetta con la manifestazione della sua potenza, segno premonitore della venuta del Salvatore.

 

Lettore:

“Allora Maria disse all’angelo: come è possibile? Non conosco uomo. Le rispose l’angelo: lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio, e questo è il terzo mese per lei che tutti dicevano sterile.”

 

Riflessione del gruppo famiglie

 

Durante ogni riflessione viene portato all’altare, e motivato, un ‘segno’. Ogni riflessione si conclude con una preghiera di intercessione, alla quale l’assemblea risponde:

Vieni, Signore Gesù’

 

 

*Secondo personaggio: Zaccaria

 

Commentatore:

Zaccaria, marito di Elisabetta, è il secondo personaggio su cui questa sera riflettiamo; egli aveva dubitato della buona notizia dell’angelo, che gli aveva annunciato la nascita di un figlio, nella vecchiaia, che avrebbe dovuto chiamarsi Giovanni. Per questo il Signore volle che restasse muto. Ma questo silenzio è prezioso per Zaccaria: così egli arriva a comprendere il significato della profezia e, contro le consuetudini della tradizione, ne dà testimonianza nel tempio.

 

Lettore:

“Per Elisabetta intanto si compì il giorno del parto e diede alla luce un figlio. All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma la madre intervenne: -No, si chiamerà Giovanni-. Le dissero: -Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome.- Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli prese una tavoletta e scrisse: ‘Giovanni è il suo nome’. Tutti furono meravigliati e nello stesso istante a Zaccaria si aprì la bocca, gli si sciolse la lingua e parlava benedicendo Dio.”

 

Riflessione dei gruppi Giovanissimi e Giovani di Azione Cattolica

 

Canto : Giovane donna

 

Giovane donna, attesa dell’umanità;

un desiderio d’amore e pura libertà.

Il Dio lontano è qui vicino a te

voce e silenzio, annuncio di novità.

 

Ave Maria, ave Maria.

 

 

*Terzo personaggio: Giovanni il Battista

 

Commentatore:

Continuiamo la nostra veglia meditando su Giovanni, il Battista. Giovanni era destinato a manifestarsi come colui che ‘prepara la strade al Signore’. Nella scrittura si dice che non c’è un nato di donna più grande di Giovanni. Ma anche Giovanni si deve preparare...

 

Lettore:

“Il fanciullo Giovanni cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele”

 

Riflessione del gruppo Giovani

 

 

*Quarto personaggio: Simeone

 

Commentatore:

La veglia continua meditando la figura di Simeone.

 

Lettore:

“Ora, a Gerusalemme, c’era un uomo chiamato Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto di Israele. Lo Spirito Santo, che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere alla Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: -Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perchè i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli.-”

 

Riflessione del gruppo chierichetti

 

Canto : Giovane donna

 

Dio t’ha prescelta qual madre piena di bellezza,

ed il suo amore t’avvolgerà con la sua ombra.

Grembo per Dio, venuto sulla terra

Tu sarai madre di un uomo nuovo.

 

Ave Maria, ave Maria.

 

 

*Quinto personaggio: Anna

 

Commentatore:

Il quinto personaggio su cui ci soffermiamo è Anna, profetessa nel tempio, che vede premiata la sua fede e la sua costanza nell’attendere.

 

Lettore:

“C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova ed ora aveva 84 anni. Non si allontanava mai dal tempio servendo Dio notte e giorno con digiuni, preghiere e suppliche.”

 

Riflessione del gruppo Charitas

 
 
 
*Sesto personaggio: i Pastori
 

Commentatore:

Sorprendentemente, colui che tutti attendevano, viene accolto dalle persone più umili, che non possono neanche permettersi di dormire la notte, e per necessità devono vegliare...

 

Lettore:

“C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano facendo la guardia al gregge. Un angelo del Signore disse loro: - Non temete, ecco, io vi annunzio una grande gioia, oggi vi è nato un salvatore, che è Cristo, Signore. - Andarono dunque senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe, e il bambino che giaceva in una mangiatoia”

 

Riflessione del gruppo Catechisti

 
 
 
*Settimo personaggio: i Magi
 

Commentatore:

Mentre la celebrazione liturgica del Natale è sempre più vicina, la nostra riflessione si conclude meditando sulla figura dei Magi.

 

Lettore:

“Gesù nacque a Betlemme di Giuda, al tempo di re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: -Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella, e siamo venuti per adorarlo.-”

 

Riflessione del gruppo Scout

 

 

Salmo 138

 

Il salmo viene recitato da un solista: ad ogni strofa l’assemblea canta il ritornello:

 

Vieni, Signore vieni, vieni a salvarci vieni.”

 

Signore, tu mi scruti e mi conosci, *

tu sai quando seggo e quando mi alzo.

Penetri da lontano i miei pensieri, *

mi scruti quando cammino e quando riposo.

Ti sono note tutte le mie vie; +

la mia parola non è ancora sulla lingua *

e tu, Signore, già la conosci tutta.

 

Vieni, Signore vieni, vieni a salvarci vieni.”

 

Alle spalle e di fronte mi circondi *

e poni su di me la tua mano.

Stupenda per me la tua saggezza, *

troppo alta, e io non la comprendo.

 

Vieni, Signore vieni, vieni a salvarci vieni.”

 

Dove andare lontano dal tuo spirito, *

dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, là tu sei, *

se scendo negli inferi, eccoti.

 

Vieni, Signore vieni, vieni a salvarci vieni.”

 

Se prendo le ali dell’aurora *

per abitare all’estremità del mare,

anche là mi guida la tua mano *

e mi afferra la tua destra.

 

Vieni, Signore vieni, vieni a salvarci vieni.”

 

Se dico: “Almeno l’oscurità mi copra *

e intorno a me sia la notte”;

nemmeno le tenebre per te sono oscure, +

e la notte è chiara come il giorno; *

per te le tenebre sono come luce.

 

Vieni, Signore vieni, vieni a salvarci vieni.”

 

 

Canto : Dio s’è fatto come noi

 

Dio s’è fatto come noi

per farci come lui.

 

Vieni Gesù, resta con noi!

Resta con noi!

 

Viene dal grembo di una donna

la Vergine Maria.

 

Tutta la storia lo aspettava

il nostro Salvatore.

 

Egli era un uomo come noi

e ci ha chiamato amici.

 

Egli ha dato la sua vita

insieme a questo pane.

 

Noi che crediamo nel suo amore

vedremo la sua gloria.

 

Vieni, Signore in mezzo a noi;

resta con noi per sempre.

 

 

Canto : Innalzate nei cieli

 

Innalzate nei cieli lo sguardo:

la salvezza di Dio è vicina.

Risvegliate nel cuore l’attesa

per accogliere il re della gloria.

 

Vieni, Gesù; vieni Gesù!

Discendi dal cielo, discendi dal cielo!

 

Sorgerà dalla casa di David

il Messia da tutti invocato;

prenderà da una vergine il corpo

per potenza di Spirito Santo.

 

Benedetta sei tu, o Maria,

che rispondi all’attesa del mondo:

come aurora splendente di grazia

porti al mondo il sole divino.

 

Vieni, o Re, discendi dal cielo,

porta al mondo il sorriso di Dio:

nessun uomo ha visto il suo volto,

solo tu puoi svelarci il mistero.

 

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Quarto Schema

 

PRIMO MOMENTO:

 

Canto: Dove due o tre sono riuniti nel mio nome

 

Presentazione

Lettore: Anche quest’anno vogliamo attendere la mezzanotte, la celebrazione della nascita del Signore, nella preghiera. Ci guideranno in questa veglia che nello spirito assomiglia alla veglia dei pastori di Betlemme, i gruppi della parrocchia che hanno preparato alcuni momenti di riflessione sui diversi modi di attendere e festeggiare il Natale. Una breve registrazione che ora ascolteremo, ci porterà alla memoria varie possibili interpretazioni di questa festa (un tempo pagano e poi cristiana). Ma nella sua irripetibile e inconfondibile traccia, il Natale è la celebrazione della imprevedibilità di Dio nel suo farsi incontro all’uomo. E’ restituzione dell’uomo all’uomo. Più che una circostanza abituale da ricordare, Natale diventa un progetto da realizzare. Progetto che si attua mediante un metodo ben determinato: l’incarnazione. Essa si compie nel riconoscere la propria missione; nell’assumere la propria responsabilità personale e sociale; nel ridefinire il proprio rapporto col e nel creato con e tra gli uomini.

 

Il Natale della TV (registrazione di spezzoni pubblicitari)

 

Momento di preghiera

Lettore: E’ difficile trovare parole che esprimano il significato del Natale meglio di questo salmo: in esso il salmista manifesta la certezza che nessuno al mondo è vicino all’uomo quanto Dio. Recitandolo, pensiamo alla nostra giornata: non siamo mai soli, in ogni attimo Dio è con noi. Recitiamo il salmo a cori alterni.

 

Salmo 138 (a cori alterni)

 

Signore, tu mi scruti e mi conosci; mi siedo e mi alzo e tu lo sai. Da lontano consci i miei progetti: ti accorgi se cammino o se mi fermo, ti è noto ogni mio passo.

 

Non ho ancora aperto la bocca e già sai quel che voglio dire. Mi sei alle spalle, mi stai di fronte: metti la mano su di! E’ stupenda per me la tua conoscenza; è al di là di ogni mia comprensione.

 

Come andare lontano da te? Come sfuggire al tua sguardo? Salgo in cielo, tu sei là, scendo nel mondo dei morti e là ti trovo. Prendo le ali dell’aurora o mi poso all’altro estremo del mare, anche là mi guida la tua mano, là mi afferra la tua destra.

 

Dico alle tenebre: “Fatemi sparire” e alla luce intorno a me: “Diventa notte”. Ma nemmeno le tenebre per te sono oscure e la notte è chiara come il giorno: tenebre ve luce per te sono uguali.

 

Tu mi hai plasmato il cuore, mi hai tessuto nel seno di mia madre, Ti lodo Signore: mi hai fatto come un prodigio. Lo riconosco: prodigiose sono le tue opere. Il mio corpo per te non aveva segreti, quando tu mi formavi nel di nascosto e mi ricamavi nel seno della terra. Non ero ancora nato e già mi vedevi. Nel mio libro erano scritti i miei giorni, fissati ancor prima di esistere.

 

Come sono profondi per me i tuoi pensieri! Quanto è grande il loro numero, o Dio! Li conto: sono più della sabbia! Al mio risvegli mi trovo ancora con te.

 

Gloria al Padre...

 

Canto: E sono solo un uomo

 

 

SECONDO MOMENTO:

 

Lettore: La scena è questa: un albergatore attende i suoi clienti. Le feste Natalizie quest’anno fanno ben sperare: c’è molta gente in giro, che vuole far vacanza. Sarà un Natale particolarmente redditizio. Ma in nostro albergatore è un uomo curioso. Forse è il suo carattere, o forse la festa del Natale gli mette un’inquietudine, un interesse particolare: vuole sapere, vuole capire. Che cos’è il Natale per la gente che va nel suo albergo? Ognuno, presentandosi all’albergatore, gli rivela forse senza volerlo il suo modo di intendere il Natale. Le quattro scene rappresentano il Natale commerciale, quello di chi a Natale privilegia i pranzi e i cenoni, quello di chi si sente buono solo a Natale e quello dell’indifferente. Alla fine, quando tutte le stanze dell’albergo sono ormai occupate, si presentano in cerca di un posto per dormire due pellegrini molto particolari.

 

1. Il Natale consumistico (cresimandi)

 

dialogo albergatore/turista

Personaggio: Ciao!

Albergatore : Ciao nonno Mario, come va?

P: Insomma, non tanto bene!

A: E come mai?

P: Hanno appena telefonato i miei nipoti, sai ho prenotato una camera per loro, come ogni anno, per passare insieme il Natale. Invece niente, non possono arrivare prima di domani, passerò la Vigilia solo!

A: Mi spiace!

P: Hanno aperto un negozio di articoli da regalo, dicono che è una cosa incredibile, la gente sembra impazzita, non bada a spese. Oggi per loro è impossibile muoversi dal negozio, avevano una voce così contenta, come mai prima! Hanno detto che questo sì sarà un buon Natale, ricco di soldi! Capito!? Ricco di soldi! Hanno proprio detto così!!!

A: Allora, la stanza?

P: Ha, per la stanza, si raccomandano che non venga data a nessuno, devi tenerla prenotata per loro, hanno detto che pagheranno una notte in più, quest’anno se lo possono permettere! A domani.

A: Buon Natale, nonno, buon Natale, nonno Mario..

 

lettura del brano del vangelo

Non affannatevi ad accumulare tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e ladri scassinano e portano via. Accumulate tesori in cielo, dove tignola e ruggine non consumano e ladri non rubano. Infatti, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 16,19-20)

 

 

2. Il Natale del buongustaio (scout)

 

dialogo tra albergatore/turista

Ste: Una camera doppia con turca e con vista sull’oasi!

A: Si, ho proprio l’ultima, è bella, spaziosa ed ha pure un frigo bar.

B: Ah, bene, ed è fornito?

A: Certo, c’è puree il patè di cammello e lo champagne di carrube.

Ste: Ah, bene. Portiamo su le valige in stanza, ci diamo una rinfrescata e poi scendiamo subito per cena.

B: A proposito, che cosa offrite per cena?

A: Tempestina in brodo, lingua di dromedario bollita con contorno di cardi grattugiati e per dessert mele cotte.

Ste - B: Orrore!

Ste: E questo sarebbe un ristorante a quattro stelle come riportato sulla guida Betlem?

B: E sarebbero queste le specialità tipiche e porzioni abbondanti?

Ste: Pensavamo di trovare piatti succulenti e originali!

P: Beh! Cosa pensavate di trovare in questo periodo di festa? Ma avete visto la gente che c’é? Gli alberghi, le pensioni sono tutte al completo, perfino gli affittacamere. Vedrete che alla fine la gente sarà costretta ad andare a dormire anche nelle stalle.

B: Ma questa non è la stagione del Kebab? Si può fare con il Bergul al forno con i datteri di contorno, sarebbe il minimo!

A: I datteri sono finiti ieri.

Ste: allora che il Tahin con ceci e sopra una spolveratina di Fattoush.

A: Spiacente, il Fattoush è morto tre giorni fa.

B: Neanche un dolcino con miele e noci?

A: Ma insomma, voi pensate solo a deliziare la vostra gola e a riempire la vostra grossa pancia!

Ste: Va bene, non otterremo niente se continuiamo a discutere con lui. Ci dia per favore la chiave della nostra stanza, ci rifaremo sul piano bar sperando che sia ben fornito come ci ha detto prima!

 

lettura del brano del vangelo

C’era un uomo ricco, che portava vesti di porpora e bisso e faceva festa ogni giorno con grandi banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, si sedeva alla sua porta a mendicare, tutto coperto di piaghe, desideroso di sfamarsi con gli avanzi che cadevano dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Poi morì anche il ricco e fu sepolto. Finito negli inferi tra i tormenti, alzando lo sguardo verso l’alto, vide da lontano Abramo e Lazzaro che era con lui” (Lc 16,19-23)

 

Canto: San Francesco

 

3. Il Natale di quelli che si sentono buoni solo quel giorno (azione cattolica)

 

dialogo tra albergatore/turista

P: Eccomi qui, anche quest’anno. Come ogni Natale, devo fare gli auguri a tutti i parenti. I regali sono pronti, ci sono proprio tutti. lo zio Bruno, nonna Luisa...si, si, sono tutti sistemati.

A: Buonasera, mi dica.

P: Buonasera, vorrei la mia camera! E’ sempre la stessa, spero, quella che dà sul piazzale della chiesa, dove c’è il grande albero addobbato e illuminato. E’ uno spettacolo stupendo, tutte quelle luci! Se non fosse per questo e per tutti i parenti...vabbé, lasciamo perdere.

A: Ma in fondo è Natale, è bello rivedere i propri cari.

P: Si, ma è bestiale! Ogni anno è la stessa storia, baci, abbracci, tutti quanti buoni, belli, allegri e sorridenti. E’ come succede con i clown, che si truccano per entrare in scena ogni sera, per fare il proprio numero. A Natale sembriamo tutti così! Degli attori che iniziano un mese prima a preparare pacchi, pacchetti, nastri e lustrini, tutto per essere pronti, la vigila di Natale, ad entrare in scena, per recitare la propria parte. E poi dal giorno dopo tutto torna come prima: i soliti musi lunghi, non c’è mai tempo per andare a trovare la nonna, per aiutare lo zio..e come al solito ognuno pensa per sé...scusi per lo sfogo.

A: Ecco le sue chiavi!

 

lettura del vangelo

Quando arrivò davanti a lui, Gesù alzò gli occhi e gli disse: ‘Zaccheo, scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua’. Scese subito e lo accolse con gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: ‘E’ andato in casa di un peccatore!’. Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: ‘Signore, io do ai poveri la metà dei miei beni e se ho rubato a qualcuno gli restituisco il quadruplo” (Lc 19,5-8)

 

4. Il Natale dell’indifferente (catechisti)

 

dialogo tra albergatore/turista

P: Buona sera, sono Marta e ho prenotato una stanza per una settimana.

A: Un attimo, per cortesia.

A: Dopo tutte queste ore di viaggio devo attendere!?

A: Già, perché in questi giorni tutti avete scelto di fare vacanza, e allora un po’ di pazienza che controllo!

A: Controllo, controllo per avere un posto decente bisogna prenotare in anticipo di mesi e poi ti dicono di avere pazienza!

A: Non le è passato per la mente che siamo a Natale?

P: E perché è Natale dovrei essere più paziente?

A: Beh, tanta gente in questo periodo cerca di guardarsi attorno, lei no?

P: La gente! Sempre gli stessi sguardi! Sempre la stessa fretta! Mi scusi ma da questo punto di vista Natale è tutto l’anno!

A: No, solo il 25 dicembre! Ecco le sue chiavi, camera 257!

 

lettura del brano del vangelo

A chi paragonerò questa generazione? Essa è simile a quei ragazzi che stanno nelle piazze e rivolti ai compagni dicono: ‘Abbiamo suonato per voi e non avete danzato. Abbiamo intonato lamenti e non avete pianto’. E’ venuto Giovanni che non mangiava e beve e avete detto: ‘E’ un indemoniato’. E’ venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve e avete detto: ‘E’ un mangione e un ubriacone, amico dei pubblicani e peccatori!” (Mt 11,16-19)

 

Canto: Camminerò

 

5. Maria e Giuseppe (vanno davanti all’albergatore, mentre si legge la seguente presentazione. L’albergatore fa segno di mandarli via, indicando il luogo dov’è il leggio)

 

Lettore: si presentano all’albergatore due giovani sposi: sono Maria e Giuseppe di Nazaret. Sono venuti a Betlemme per il censimento. Aspettano un bambino. Non c’è posto per loro nell’albergo, già tutto occupato dai vacanzieri di Natale. Ma loro hanno qualcosa da dire a tutti coloro che sono qui, per attendere la nascita del loro figlio, del bambino Gesù:

 

 

BUON NATALE A TUTTI! A te, Giovanni, che vivi immobilizzato da anni, dopo quel terribile incidente stradale. A te Franco, che hai fatto spese pazze per rinnovarti l’attrezzatura sciistica e il 25 dicembre lo passi in montagna, dove hai già prenotato l’albergo. A te Giovanni che non vedrai la stella cometa perché non puoi muovere la testa. E allora devo descrivertela io, Giovanni e dirti che essa fa luce anche per te, e assicurati che Gesù è venuto a dare senso alla tua tragedia e che nella notte santa, anzi, ogni notte della tua vita, egli trasloca dalla mangiatoia per venirti accanto e farsi scaldare da te.

 

Tu Franco, non la vedrai perché non hai tempo per pensare a queste cose, e in testa hai ben altre stelle. E allora, devo provocartene io la nostalgia, e dirti che le lampade dei ritrovi mondani dove consumi le tue notti e i tuoi soldi, non fanno luce sufficiente a dar senso alla tua vita.

 

Buon Natale, Katia, che il 26 dicembre ti sposerai con Marco e a te Rosaria, che il mese scorso hai firmato la separazione consensuale dopo che Gigi ti ha lasciato per andarsene con un’altra.

 

A te Katia, basta l’invito a vedere nel presepe la celebrazione nuziale di Dio che prende in sposa l’umanità. A te Rosaria, invece, che per la prima volta le feste le passerai sola in casa, e che non hai voglia neppure di andare a pranzo con i tuoi, vorrei far capire che non è molto diverso il rifiuto subito da Gesù nella notte santa. E buon Natale anche a Gigi, perché scorgendo nel bambino del presepe il mistero della fedeltà di Dio, torni presto a casa.

 

Buon Natale a te, Corrado, che vivi nella casa di riposo e la sera ti lasci cullare dalle nenie pastorali, e te ne vai sulle ali della fantasia ai tempi di quando eri bambino e la tua anima brulica di ricordi più di quanto i presepi non brulichino di pecorelle, e pensi che questo sarà forse il tuo ultimo Natale.

 

E buon Natale anche a te, Antonietta, che hai vent’anni e tutti dicono che non sei più quella di una volta, e l’altro giorno mi hai confidato che forse quest’anno non ti confesserei neppure. Buon Natale, Antonietta. Pregherò perché tu possa trovare cinque minuti per piangere da sola davanti alla culla, e in quel pianto possa sperimentare le stesse emozioni di quando la semplice carta stagnola del presepe ti faceva trasalire di felicità.

 

Buon Natale a te Francesca, che quest’anno hai riscoperto la tua fede e capito che Dio ti vuole bene: sarà un Natale nuovo per te, pieno della sua presenza. Che tu possa aiutare altri a compiere il tuo cammino!

 

Buon Natale Gianni, che stai in ospedale, e oggi che i medici se ne sono andati tu non vedi l’ora che arrivi il momento delle visite per poter parlare con qualcuno.

 

E buon Natale a te, Piero, che stai in carcere, e nessuno verrà a trovarti dopo che ne hai combinate di tutti i colori.

 

Buon Natale, Maria, che hai cinque anni, ed hai atteso questo Natale con impazienza, e sei contenta della tua famiglia, di mamma e papà, del tuo fratellino. Con loro vivrai questo Natale, e sarà per te un giorno meraviglioso.

 

E buon Natale anche a te, Mario, che questo Natale lo passerai come l’anno scorso, cercando un po’ di caldo nelle fogne della tua città, assieme ad altri fanciulli come te, che non hanno mai conosciuto l’innocenza dell’infanzia, ma solo la fame e l’abbandono.

 

Buon Natale a te, Lucia, che quest’anno senti più vicino il mistero del Natale, perché ti è nato uno splendido bambino, e a te Marta, che quest’anno hai perduto tua figlia poco più che ventenne.

 

Buon Natale, Moamed, che da un anno fai il “vu cumprà”, e cerchi di venderci merce di cui non abbiamo bisogno perché già compriamo quella bella nei negozi dove costa, per far tirare avanti la tua famiglia al di là del mare.

 

E buon Natale a te, Simone, che ormai hai perduto il conto dei giorni: per te Natale sarà un giorno come gli altri, ti vedrà in corsa contro il tempo per comprare la tua dose di eroina necessaria per non andare in astinenza.

 

Buona Natale Marina, che trascorrerai la Santa notte all’ospedale, tra gli ammalati, per portare loro un po’ di conforto: siamo sicuri che sarà uno dei natali più belli per te.

 

Buon Natale a tutti, proprio tutti: a chi è felice e a chi soffre, a chi è nell’abbondanza e al povero, al credente e al non credente. A tutti, questa sera vogliamo stringere la mano, perché ciascuno avverta che di quel bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia, una volta che l’ha conosciuto, non può fare a meno.

(liberamente tratto da uno scritto di don Tonino Bello con aggiunte)

 

Lettore (fuori campo):

Al principio c’era colui che è ‘la Parola’. Egli era con Dio. Egli era Dio. Per mezzo di lui Dio ha creato ogni cosa. Senza di lui non è stato creato nulla. Egli era la vita, e la vita era la luce per gli uomini. Quella luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,1-5)

 

Canto: E’ Natale

 

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Quinto Schema

 

E’ NATALE: DIO CERCA CASA NELLA NOSTRA VITA

Primo Momento

DIAPO: durante la lettura “orme e casa” (1-8)

 

elisabetta

Dio oggi cerca casa: è l’annuncio meraviglioso del Natale. La cerca proprio in questo nostro mondo, nella nostra comunità cristiana, in ognuno di noi, perché ciascuno trovi in Lui la propria casa. Per Natale abbiamo ornato e abbellito le nostre case. Qualcuno questi giorni ha fatto il presepio, qualche altro l’albero. Proviamo in queste festa a rendere più accogliente anche il nostro cuore. Non occorre fare tante cose: basta dar voce alla nostalgia di Dio che c’è dentro di noi. Che poi è la nostalgia di amare ed essere amati, il bisogno di vita che c’è in ognuno. Dio non ha bisogno che il nostro cuore e quello della comunità cristiana, siano lussuosi: è abituato alle case della povera gente e non ha paura della nostra povertà. Per quanto profonda sia la nostra lontananza e grande il nostro peccato, non c’è abisso che non possa essere colmato dal Signore. Dio cerca casa nella nostra vita, per dirci che vale la pena di sperare ancora.

 

Canto: E sono solo un uomo

 

DIAPO: Giovanni (9)

elisabetta

Ascoltiamo la storia di Giovanni, un giovane ha deciso di non perdere la speranza.

 

STORIA DI GIOVANNI

DIAPO: durante la lettura “Giovanni”(10-15)

giorgia e andrea

A. Giovanni allora aveva l’età dei sogni impossibili e dei primi amori. Cominciava a misurarsi con gli altri, per imparare a capire se stesso. Quindicianni, la maglietta con il simbolo dell’Azione Cattolica stampato sul petto e un paio di occhiali da sole alla moda. Aveva anche un grave handicap fisico, che gli impediva di camminare come gli altri. Alla fine del ritiro, quel pomeriggio di uno dei tanti campi scuola estivi, venne da me per la confessione e mi domandò a bruciapelo: “Perché è capitato proprio a me, don?”. Credetti di non aver capito e chiesi: “Che cosa?”. “Perché proprio io sono nato così?”. E’ una di quelle domande che non avrei mai voluto sentirmi fare.

B.: In un istante passai in rassegna mentalmente tutto l’archivio delle possibili riposte che credevo di avere, ma non ne trovai una sola che fosse adeguata alla sua domanda. Avevo qualche risposta del tipo: “Coraggio: Gesù ti è vicino”, ma sentivo che non poteva competere con la drammatica verità di quella domanda. Non so cosa dissi, ma oggi penso che Giovanni probabilmente non voleva risposte, o almeno non una risposta consolatoria, né io sentivo quel giorno di poter coprire l’abisso che quella sua domanda aveva aperto. Forse quel pomeriggio voleva solo comunicarmi la sua sofferenza e trovare in me qualcuno che la condividesse.

A. Ho rivisto Giovanni poco tempo fa ad una festa, ha passato i vent’anni da un pezzo. Studia, ha un incarico importante in un’associazione giovanile. Non di quegli incarichi che si danno per compassione, ma per meriti e capacità reali. Mi è parso sereno.

Mi è venuto in mente Giovanni, mentre mi domandavo come spiegare il Natale, la storia di un Dio che non s’è ancora stancato di venire in questo mondo, in mezzo a noi, piccoli uomini, uomo anche lui. Perché? Credo che dalla stalla di Betlemme venga anzitutto un grido di speranza. Ognuno è importante, è grande, è amato così com’è, nella immensa ricchezza e nella povertà della propria umanità. Quel bambino a Betlemme grida ad ogni uomo: “Tu sei unico, la tua vita è preziosa. Anche se non te ne sei ancora accorto, anche se gli altri ti dicono che non vali niente, che sei un perdente, in realtà tu puoi farcela: hai un posto tutto tuo nella vita”.

B. Non so dove sarebbe Giovanni, se non avesse creduto con tutte le sue forze che anche lui poteva farcela, non era destinato a diventare un uomo di serie B. Non so che fine avrebbe fatto, se, mentre i suoi amici uscivano con le prime ragazze o tenevano alta la bandiera della squadra di calcio del paese, non si fosse lasciato convincere dalla certezza che anch’egli contava e non avesse fatto spazio alle splendide qualità che aveva dentro, non le avesse fatte crescere e portare frutto. Certo, per lui non deve essere stato facile, molte volte la sua strada è stata in salita, forse qualche volta ha maledetto il giorno che è nato... ma Giovanni ha ascoltato quella voce silenziosa che gli ripeteva ininterrottamente: “Dai, che ce la fai, tu sei importante, sei unico, perché Dio ti vuole bene!”.

A. Ecco, questo oggi è il mio modo di spiegare il Natale: venendo tra di noi, Dio dice ad ognuno che quando creava questo mondo pensava proprio a lui, e lo ha fatto come un’opera d’arte. Proprio ad ognuno. A chi, come a Giovanni, la vita in apparenza - ma solo in apparenza - ha regalato meno possibilità, e a chi invece sembra aver ricevuto molto o tutto. A chi vive contento e a chi invece oggi è triste. Non c’è uomo, su questa terra, che non sia infinitamente amato da Dio e per questo - tante volte solo per questo - prezioso ed insostituibile. E’ questo il grido di speranza che si è udito duemila ani fa a Betlemme, e non ha mai cessato di farsi sentire a chi sa ascoltare col cuore. A noi cristiani il bambino di Betlemme affida il compito di “passare parola”, perché molti si accorgano che vale la pena di sperare ancora. Buon Natale Giovanni, tu ce l’hai fatta. Buon Natale a Tutti

 

Salmo 139

DIAPO: durante la recita “paesaggi” (16-25)

a cori alterni: voci maschili e voci femminili

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu sai quando seggo e quando mi alzo.

Penetri da lontano i miei pensieri,

mi scruti quando cammino e quando riposo.

Ti sono note tutte le mie vie;

la mia parola non è ancora sulla lingua

e tu, Signore, già la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi

e poni su di me la tua mano.

Stupenda per me la tua saggezza,

troppo alta, e io non la comprendo.

 

Dove andare lontano dal tuo spirito,

dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, là tu sei,

se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell'aurora

per abitare all'estremità del mare,

anche là mi guida la tua mano

e mi afferra la tua destra.

Se dico: «Almeno l'oscurità mi copra

e intorno a me sia la notte»;

nemmeno le tenebre per te sono oscure,

e la notte è chiara come il giorno;

per te le tenebre sono come luce.

 

Sei tu che hai creato le mie viscere

e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;

sono stupende le tue opere,

tu mi conosci fino in fondo.

 

Non ti erano nascoste le mie ossa

quando venivo formato nel segreto,

intessuto nelle profondità della terra.

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi

e tutto era scritto nel tuo libro;

i miei giorni erano fissati,

quando ancora non ne esisteva uno.

Quanto profondi per me i tuoi pensieri,

quanto grande il loro numero, o Dio;

se li conto sono più della sabbia,

se li credo finiti, con te sono ancora.

 

Canto: Grandi cose

 

 

Secondo Momento

L’AMORE AL CENTRO DI OGNI NOSTRA VERA ATTESA

 

DIAPO: durante la lettura e l’intervista “bambino” (26-32)

elisabetta

La nostra vita è fatta di tante attese: piccole e grandi speranze. Speriamo che non ci manchi la salute, che i nostri figli riescano in quello che fanno, che il lavoro vada bene. Ma che cosa c’è al centro di ogni nostra autentica attesa? Al centro di ogni vera attesa c’è un bisogno di amore. Tra tutte le attese che nascono dall’amore, c’è n’è una di straordinaria, che cambia la vita: è l’attesa di una madre, di un padre, ai quali sta nascendo un figlio.

 

INTERVISTA DUE MAMME CHE ASPETTANO UN BAMBINO

 

Canto: Maria, tu che hai atteso nel silenzio

DIAPO: presepe (33-34)

 

A MANI APERTE

DIAPO: durante la lettura “candela e mani” (35-37)

 

don sandro

Ci alziamo in piedi e apriamo le nostre mani davanti a Dio.

Le mani aperte sono il gesto che esprime l’attesa, l’invocazione. Apriamo le nostre mani davanti al Signore, in questa notte santa.

 

massimo e giovanna

A. Sta a mani aperte chi è povero. Le nostre mani vuote questa sera sono il segno del nostro immenso bisogno di amore: abbiamo fame e sete di amare ed essere amati. Vogliamo chiedere al Padre che riempia le nostre mani vuote, sazi, almeno un poco, la nostra fame e sete di amore

B. Sta a mani aperte chi vuole offrire qualcosa: offriamo la ricchezza della nostra umanità. Dio ci ha fatti unici, nessuno ha un volto... ed un cuore identico al nostro. Gli offriamo la nostra capacità di provare gioia e dolore stupirci soffrire, di sognare, sperare, credere, amare.

A. Sta a mani aperte chi ormai si è arreso. Non abbiamo più nulla da difendere davanti a Dio, possiamo far cadere le nostre barriere, sciogliere la durezza del cuore. Questa sera possiamo anche piangere, davanti al Signore, se lo vogliamo. Non abbiamo più paura della nostra vulnerabilità, della nostra debolezza, perché anche Dio, in Gesù, è stato debole e vulnerabile.

B. Apre le sue mani chi si fa accogliente. Come la madre, quando distende le braccia e apre le sue mani per accogliere il bambino che le corre incontro, possiamo darci il diritto di distendere le nostre braccia, aprire le mani ed accogliere il Signore che ci viene incontro.

 

Canto: Se m’accogli

 

Terzo momento

L’AMORE, LA RISPOSTA AD OGNI ATTESA

 
 

elisabetta

Amare è una parola sconvolgente. Amare è interessarsi a qualcuno, essere attenti a lui. E’ rispettarlo com’è, con le sue ferite e la sua povertà. Ma anche con le sue potenzialità, con i suoi doni nascosti. E’ credere in lui, nelle sue capacità di crescere, è volere che lui progredisca. “Non sei perduto, sei capace di crescere e di fare delle belle cose, ho fiducia in te”. E’ gioire della presenza e della bellezza del suo cuore, anche se resta ancora nascosta. Ascoltiamo la storia di Innocente e di Claudia, che hanno incominciato a vivere veramente quando hanno incontrato qualcuno che le ha amate.

 

DIAPO: durante la lettura delle due testimonianze “bambini stranieri in condizioni di disagio” (38-40)

 

nella

Storia di Innocente

“Abbiamo trovato in Costa d’Avorio, abbandonata in un fitto prunaio, una bimba che stava per morire: Innocente. Non si conosceva il suo nome: Innocente è quello che le è stato dato. E’ stata trovata da un uomo che passava, lui l’ha detto ad altre persone alla fine è arrivata da noi. Era così magra, così povera, così piccola. Poi, nel giro di un anno, ha cominciato a scoprire di essere amata. Se ve la mettessi fra le braccia non ci credereste. Innocente adesso ha dieci o undici anni, è molto bella e tutto ciò che sa dire con il suo sguardo, con il suo corpo, è “Io ti amo”. Quando la si tiene in braccio, tutto il suo essere freme”

 

Invocazioni:

Ad ogni invocazione dicoamo: vieni Signore Gesù

- Nella nostra incapacità di amare

- In tutte le persone che soffrono

- Tra tutti i bambini maltrattati

- Nelle nostre famiglie

- Quando nella nostra casa c’è il dolore

- Quando nella nostra casa c’è la gioia

- Nella nostra comunità parrocchiale

 

stefania

Storia di Claudia

“Lasciate che vi racconti la storia di Claudia. Claudia è stata abbandonata dalla sua famiglia in un ospedale in Honduras. Era cieca ed incapace di intrecciare relazioni. Aveva paura degli altri. Era, come si dice, autistica. Quando è arrivata nella nostra comunità, era completamente sconvolta. Sembrava totalmente disorientata, immersa in una profonda insicurezza. Gridava tutta la notte e qualche volta anche il giorno. Mangiava i suoi vestiti ed esibiva i suoi escrementi sui muri. Era colma di un’immensa sofferenza interiore. Claudia ha potuto ricevere nella comunità le attenzioni di cui aveva bisogno. Nada, la responsabile della comunità, aveva intrecciato un legame particolarmente forte con lei. Passava il tempo, tanto tempo, ad occuparsi del suo corpo. Nada la sapeva toccare con rispetto, la teneva con tenerezza, la bagnava con dolcezza. Sapeva parlarle con voce calda e confortante che trasmetteva pace e sicurezza. Sapeva anche essere decisa, fissare dei limiti. A poco a poco le paure e l’insicurezza di Claudia hanno cominciato a diminuire. Lei ha percepito che qualcuno l’amava veramente e di conseguenza, che era una persona amabile e di valore. I ritmi chiari della giornata (il bagno, la scuola, la preghiera, il gioco...) l’attenzione a l’amore di Nada, hanno aiutato Claudia a ritrovare il centro di se stessa. Sicuramente tutto ciò ha richiesto tempo, e la comunità ha avuto bisogno dell’aiuto e dei consigli di un buono psichiatra. Ma nel giro di qualche anno, Claudia è completamente cambiata. Certo, è rimasta cieca. Ha ancora delle difficoltà di relazione. E’ tuttora artistica. Ciononostante, ha raggiunto una certa pace del cuore. Il suo viso non è più quello di una bambina piena d’angoscia. E’ una giovane donna che ha trovato una casa, la tranquillità, delle relazioni sicure e fedeli. Quando è sola, canta assai dolcemente. Claudia ci ha insegnato che compatire non significa sopprimere la sofferenza, ma sopportarla assieme all’altro”.

 

Canto: Canzone di San Damiano

DIAPO: fiori e presepe (41-48)

don sandro

Amare e anche farsi carico delle sofferenze degli altri. Nei giorni scorsi sono state raccolte molte preghiere scritte da persone della nostra parrocchia. Ora ci verranno consegnate, una a ciascuno. Poi lasceremo un breve spazio di silenzio, perché ognuno possa pregare per l’intenzione che gli è stata offerta, anche se non conosce, né conoscerà mai chi l’ha scritta. E’ un modo per sentirsi e essere veramente vicini agli altri.

Alla fine reciteremo assieme, dandoci la mano in segno di fraternità, la preghiera di Gesù.

 

Lettura di alcune preghiere preparate dalla gente

Recita del Padre Nostro

 

Canto finale: Evenu shalom

 

PER L’INTERVISTA AD UNA MAMMA CHE ASPETTA UN BAMBINO

 

Non è il primo figlio che hai, vero? Cosa hai pensato quando ti sei accorta di attendere un altro bambino?

Quali sensazioni prova una mamma che attende un figlio?

E’ vero che tra madre e bambino che sta per nascere si crea una specie di dialogo, un rapporto molto stretto? In che modo?

Com’è che pensi il tuo bambino?

Che cosa vorresti per lui?

Che cosa ti preoccupa di più oggi?

Tuo marito come vive questa attesa?

Che cosa diresti ad una giovane donna che è in attesa del primo figlio, ed ha paura?

Quali sentimenti pensi che abbia provato Maria, mentre attendeva la nascita di Gesù?, Come la pensi?

 

 

BUON NATALE, AMICO

Buon Natale, amico mio: non avere paura. La speranza è stata disseminata in te. Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore di tuo fratello, gelido come il tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese. E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. E’ una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte. Non avere paura, amico mio. Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emanuele, che vuol dire: Dio con noi. Coraggio, verrà un giorno in cui le nevi si scioglieranno, le bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te”

don Tonino Bello

INTENZIONI DI PREGHIERA PREPARATE DALLA GENTE

 

- per tutti i bambini del mondo, per chi non ha un padre e una madre

- perché il Signore mi conceda sempre la serenità della mente affinché io possa avere sempre la forza di superare le dure prove della vita

- prego per mio fratello, perché nella disperazione abbia la forza di dare la mano al Signore e lasciarsi condurre dove lui vuole

- Signore, grazie per averti trovato. Come vorrei gridare a tutti che ti amo, ti amo, però sono troppo timida e così grido nel profondo del cuore: ti amo Gesù

- Gesù aiutami a scuola, donami un po’ di salute, fa che ci vogliamo tutti bene

 

ASCOLTACI SIGNORE

- per una signora della casa di riposo che non cammina e mi fa tanta pena. Vorrei fare per lei tutto quello che posso

- per mio figlio, perché desidero tanto che torni a casa e prenda una buona strada: dietro a quelle mura mi fa tanto soffrire

- per mio marito, perché dopo anni di sofferenze riesca a trovare in Gesù sollievo e consolazione

- tutte le amicizie e gli amori finiscono: perché il Signore ci ricordi sempre che ogni sentimento vale la pena di essere vissuto fino in fondo e di essere gelosamente conservato nel profondo del cuore e ci doni la forza di andare avanti, di saper perdonare

 

ASCOLTACI SIGNORE

- perché la nebbia che abbiamo nel nostro cuore si sciolga con la nascita del bambinello

- per la pace di una famiglia distrutta dalla cattiverie altrui

- per la nostra comunità parrocchiale, per i bambini che allietano le nostre case, per i giovani speranza del domani, per gli adulti che hanno molte responsabilità

- per mio nonno, mia nonna, i miei genitori, perché stiano sempre bene, e per tutti gli ammalati, perché la salute gli ritorni

 

ASCOLTACI SIGNORE

- Gesu’ chiedo a te d’essere in pace con tutti e farmi fare una serena e santa morte grazie Gesu’

- l’unica cosa cui desidero è essere amata e rispettata per ciò che valgo e riesco a donare amare

- prego per la conversione della mia famiglia e del mondo intero per la pace nel mondo grazie

- ti prego signore per tutte quelle persone che non conoscono il senso del loro vivere e che rifiutano gli impegni della vita per paura delle responsabilità

- Signore che tutti abbiano l’esperienza di incontrarti, per poter meglio sopportare le sofferenze

- ti affido tutte le persone a me care che quest’anno sono lontane fisicamente, e tutti i defunti

ASCOLTACI SIGNORE

 

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