''Non c'era posto per loro nell'albergo''

''Non c'era posto per loro nell'albergo''

In occasione del prossimo Natale, il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol invia una lettera a tutti i cristiani e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, alle istituzioni ecclesiali e civili, pubbliche e private, in cui esprime la sua vicinanza a una situazione di grande sofferenza che colpisce un numero crescente di persone e di famiglie che si vedono oggi private di quel bene fondamentale che è la casa. La lettera - intitolata "Non c'era posto per loro nell'albergo" - provoca tutti a considerare la situazione e a compiere, per quanto possibile, azioni concrete che affrontino il problema.

 

Carissimi,

fra pochi giorni contempleremo ancora una volta il mistero di Dio che nasce bambino povero in una "periferia del mondo”. Il presepe, allestito con amore nelle nostre case e nelle chiese, è un messaggio forte che ci interpella anche su questioni attuali. Desidero per questo rivolgere la mia parola in occasione del Natale a tutti i cristiani, ma anche a tutti gli uomini e le donne di buona volontà e alle Istituzioni ecclesiali e civili, pubbliche e private, per esprimere la mia vicinanza a una situazione di grande sofferenza che colpisce un numero crescente di persone e di famiglie che si vedono oggi private di quel bene fondamentale che è la casa.

 

Non c’era posto per loro nell’alloggio.

(Luca 2,7)

 

Nella notte di Natale sentiremo il racconto della nascita di Gesù, che fin da subito assume toni cupi, anticipando quel rifiuto che avrà il suo culmine nella croce. Una scena, che poteva essere piena di tenerezza per la nascita di un bimbo, diviene dramma ed esclusione. La famiglia di Nazaret non trova alloggio e deve ripiegare su un riparo di fortuna. La storia si ripete e non solo là dove si sperimentano guerre, devastazioni, oppressioni. Anche qui da noi troppe persone e famiglie vivono l’angoscia di una casa che non c’è, di uno sfratto imminente, della mancanza di una dimora stabile dove riparare soprattutto nella stagione fredda. E sono numeri che interrogano, a fronte di una quantità crescente di case sfitte e alloggi lasciati vuoti.

 

La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa,

i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa.

(Salmo 128,3)

 

Com’è possibile pensare a farsi una famiglia, se manca una casa che permetta di sperimentare l’intimità e la sicurezza di un focolare domestico, attorno al quale vivere le relazioni? Il significato della casa, infatti, va ben oltre le quattro mura, che pure offrono un riparo. Dire casa significa dire più che un luogo, è l’esperienza di trovare ciò che permette di non sentirsi soli, smarriti, disorientati in un’esistenza che non ha riferimenti affettivi caldi e accoglienti. Non per niente, tornando in famiglia dopo una giornata magari faticosa, ci viene da dire: Finalmente a casa! Si tratta di un’espressione, che in senso più ampio vale per l’intera esistenza umana, in continua ricerca dell’approdo che ne confermi il senso. Non avere casa, da questo punto di vista, equivale a non avere uno spazio umano per relazioni significative.

Già questi brevi riferimenti alla Parola di Dio ci aiutano a comprendere quanto l’esperienza dell’avere un luogo in cui sentirsi a casa sia indispensabile per ciascuno per realizzare in pienezza la propria umanità. Alla luce di questa riflessione appare ancora più urgente dunque l’impegno di ciascuno per dare una risposta alla difficile situazione in cui versano molte persone e famiglie anche nel territorio della nostra provincia. Il problema della casa è evidentemente collegato a quello del lavoro. Lo scorso anno solo nella nostra provincia si sono persi più di 2.800 posti di lavoro; hanno chiuso oltre 450 imprese artigiane; il saldo tra le nuove attività imprenditoriali e quelle che hanno chiuso i battenti è complessivamente negativo per oltre 1.000 unità; il ricorso alla Cassa Integrazione nel Veneto è cresciuto di quasi 6 volte nell’ultimo quinquennio.

 

Tale drammatica contrazione nel mercato del lavoro sta avendo conseguenze pesantissime per quanto riguarda la casa. In Veneto dal 2007 i flussi dei mutui bancari accesi per l’acquisto della prima casa si è più che dimezzato (- 50.7 %); quasi il 12 % dei mutui in corso a giugno 2013 presentava una o più rate non pagate, segno di una difficoltà crescente delle famiglie a far fronte agli impegni presi. Anche i provvedimenti di sfratto per morosità degli inquilini sono pressoché raddoppiati in questi ultimi anni. A Vicenza nel 2012 sono stati emessi dal Tribunale 1.072 provvedimenti di sfratto e altre 1.500 sono le richieste di esecuzione presentate agli Uffici Giudiziari.

Conseguenza di tale difficoltà a far fronte al pagamento di canoni di affitto e rate del mutuo, sono le quasi 17 mila domande presentate lo scorso anno ai Comuni veneti per l’assegnazione di una casa pubblica. Solo 2.200 di queste hanno potuto avere risposta positiva. Davanti a questa situazione, che giustamente è stata definita "emergenza casa”, la comunità cristiana non può non interrogarsi.

 

Quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

(Atti 4,34-35)

 

Le scelte dei primi cristiani provocano tutti, in particolare le realtà di chiesa. La diocesi, le parrocchie, gli ordini e le congregazioni religiose non possono non fare un serio esame di coscienza sull’uso dei beni, degli ambienti, degli spazi che possiedono. Come ci ricorda continuamente papa Francesco, è anzitutto ai poveri che va rivolta l’attenzione ed è a partire dai poveri che vanno trovati i criteri di gestione di ciò che non è "proprietà privata”, ma bene da condividere evangelicamente. Ogni invito fatto alla necessità di trovare soluzioni giuste e umane al problema di chi non ha casa è destinato a rimanere chiacchiera, se non si parte dalle scelte concrete delle realtà ecclesiali, decise a compiere azioni che non siano unicamente determinate dal calcolo economico.

Per dare una risposta a quanti soffrono per la mancanza di una casa è necessario pertanto promuovere innanzitutto una vera e propria cultura della casa che alle dichiarazioni di principio accompagni gesti e impegni concreti delle Istituzioni e dei singoli cittadini tesi a investire nel recupero e nella locazione di alloggi attualmente sfitti perché fatiscenti o per ragioni economiche o fiscali. Secondo l’Osservatorio Comunale, nella sola città di Vicenza nel 2010 il numero di alloggi non utilizzati sarebbe stato di circa 7 mila unità.

 

La Diocesi da parte sua ha avviato in questi mesi una seria riflessione sulle proprietà immobiliari di sua competenza.

Tale discernimento ha già portato ad alcuni passi concreti che dimostrano la sensibilità e la buona volontà di diversi soggetti ecclesiali:

* 25 parrocchie hanno dato in comodato d’uso gratuito la propria canonica o altre case di proprietà a famiglie in difficoltà; a case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII che si prendono cura di persone sole, con disabilità o diverse problematiche sociali; a famiglie impegnate nell’Operazione Mato Grosso; a piccole comunità religiose e ad associazioni che curano disabili psichici.

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* L’Economato diocesano e l’Istituto per il Sostentamento del Clero, vista la difficile congiuntura economica, hanno ribassato il canone di affitto a famiglie locatarie di appartamenti di proprietà della diocesi.

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* La Caritas Diocesana e le parrocchie stanno intervenendo in moltissimi casi attraverso i "sostegni di vicinanza” aiutando le famiglie in difficoltà a pagare la rata mensile dell’affitto; a Vicenza, oltre a Casa San Martino, è attivo ora il Social housing, una struttura capace di accogliere una quarantina di persone separate o divorziate non più in grado di sostenere le spese di una casa in affitto.

 

* Alcuni ordini religiosi (come ad esempio le Suore delle poverelle, i Frati minori, le Suore Orsoline del Sacro cuore di Maria, Suore della Divina Volontà) hanno gratuitamente messo a disposizione strutture di loro proprietà perché possano diventare luoghi di accoglienza per persone e famiglie che si trovano in necessità.

Si tratta di piccoli, ma significativi segni che testimoniano la volontà della Chiesa di rispondere al problema della casa che molte persone vivono con crescente sofferenza e angoscia. Molto è ancora possibile realizzare e per questo desidero concludere questo messaggio natalizio rivolgendo un accorato appello innanzitutto ai cristiani proprietari di case, alle parrocchie e alle istituzioni ecclesiastiche della nostra diocesi perché siano più attenti e generosi verso coloro che si trovano in difficoltà, non lasciando case sfitte, abbassando i canoni di locazione o pensando anche, come nel caso delle canoniche, alla possibilità di offrirle in comodato d’uso gratuito a coppie di sposi che partecipano alla vita della comunità cristiana e si trovano in difficile situazione economica. E’ importante che i Consigli per gli Affari Economici delle parrocchie e dei diversi enti ecclesiastici compiano un serio discernimento sullo stato dei beni immobili che amministrano per giungere a una gestione sempre più evangelica.

Un simile appello rivolgo anche alle Istituzioni pubbliche perché si faccia tutto il possibile per riqualificare l’edilizia popolare dando così una risposta alle tantissime persone e famiglie che – anche da anni – attendono una casa. Ci rendiamo conto che i vincoli posti dalla Legge per l’assegnazione degli alloggi popolari comportano spesso oneri economici molto forti per i Comuni a loro volta alle prese con ristrettezze di bilancio, ma tale impegno non può che essere ritenuto del tutto prioritario per una amministrazione e una politica che vogliano realmente essere dalla parte del cittadino e in particolare delle fasce più deboli della popolazione.

 

Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore.

(Gv 14,2)

 

Il vangelo di Gesù può essere racchiuso tutto nella splendida rivelazione di un Dio Abbà, Padre di tenerezza, che fa del suo abbraccio la casa dove c’è posto per tutti, nessuno escluso. Noi siamo chiamati a far sì che non ci sia chi è senza casa, magari a causa dell’egoismo, dei calcoli economici, della globalizzazione dell’indifferenza alla quale rischiamo di rassegnarci. Ma rimarrà sempre una richiesta più profonda, che l’essere umano sente dentro di sé, anche quando non sa esprimerla. E’ di sentirsi accolto e amato così com’è, nelle sue fragilità e nei suoi fallimenti, nelle povertà più profonde che toccano il cuore. Per questo la nostra visione di fede approda alla casa del Padre, il cui amore si fa davvero dimora per tutti: chi crede e chi non crede, chi se lo merita e chi no, regolari e irregolari. Ciascuno amato e chiamato per nome, quindi finalmente a casa.

 

Il Santo Natale aiuti tutti noi a vivere almeno un anticipo di questa realtà che il cristiano attende con speranza e costruisce con amore.

A ciascuno di voi e alle vostre famiglie auguro di cuore un buon Natale e un sereno anno 2014.

 

† Beniamino Pizziol 

Vescovo di Vicenza

Santo Natale 2013