Commento di Mons. Domenico Cornacchia al Vangelo del 26 Agosto 2013

Commento di Mons. Domenico Cornacchia al Vangelo del 26 Agosto 2013

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: 
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. 
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».


Parola del Signore

 

L’odierno Vangelo è quello dell’elenco famoso dei “guai a voi” di Gesù. Un Vangelo che ogni volta tuona nei nostri cuori e nelle nostre vite, come un forte monito di Gesù ad essere veri e a vivere in prima persona quello che diciamo. Gesù apostrofa chiaramente con il “guai a voi gli scribi e i farisei”, una categoria precisa di persone, ma se al posto di questi ci mettessimo noi, ci renderemmo subito conto che, forse, queste parole che Gesù dice, con forza e vigore, magari sono proprio per noi. Si tratta, allora, di mettere al vaglio della verità evangelica la nostra vita. Si tratta di chiedersi perché e per chi diciamo di credere, per quali ragioni e motivazioni profonde facciamo il bene, perché ci improvvisiamo guide degli altri, quando poi ci rendiamo conto che siamo ciechi, perché non ci prendiamo cura solo di noi stessi. Dovremmo, allora, interrogarci seriamente sul nostro stile di vita; dovremmo ritornare all’essenziale delle nostre esistenze, per comprendere davvero ciò che è l’essenziale della nostra fede, per capire se stiamo vivendo nella fede, o se la stiamo sfruttando solo per allargare il nostro ego. Questa è una delle pagine che dovremmo centellinare nel nostro cuore parola per parola, versetto dopo versetto, poiché mette a nudo quello che noi siamo, facendoci verificare la autenticità della nostra fede e il modo in cui la viviamo, soprattutto nei confronti del prossimo. Inoltre, sembra quasi come se Gesù ci stesse mettendo innanzi alla nostra vita il suo Vangelo, e ci stesse chiedendo quale Vangelo noi viviamo, se il “suo”, o una riscrittura accomodante di esso, per sentirci più gratificati ed appagati. Allora, interroghiamoci: quale Vangelo vivo nella mia vita?