Commento al Vangelo del 31 Agosto 2013

Commento al Vangelo del 31 Agosto 2013

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

 

Parola del Signore

    Nella parabola di oggi si parla di padrone , di servo e di mettere a frutto il bene lasciato dal padrone.  Chiaramente la parabola ci dice che non tutti sono capaci di far fruttificare ciò che gli è stato dato. Come mai? forse che il servo che non ha fatto fruttificare il talento non ne sia capace? No , certamente no.

Allora quale potrebbe essere la causa del suo fallimento cosi marcato dal padrone? A me sembra che la causa  sta nel modo in cui il servo si relazione al padrone ,o meglio come lui vive e interpreta quella relazione.  Infondo quando non c'è una relazione di amore e gratitudine è facile vivere una situazione come quella del servo che il padrone definisce "malvagio e pigro". Quando non viviamo la nostra relazione con il Signore come una relazione di amore , allora , visto che l'uomo deve pur amare qualcuno, questo uomo  può arrrivare ad amare se stesso., e solo se stesso.  A guardare i propri interessi . A sentirsi sicuro. La paura che il servo inutile sperimenta a volte è la nostra stessa paura. Abbiamo paura che il Signore ci possa fare del male. Abbiamo paura che questo padrone sia troppo severo con noi. E allora è la paura che prende il posto dell'amore per il padrone. Anche la paura è un modo di relazionarsi, ma certamente non aiuta. La paura non è liberante e non libera . La libertà del cuore e quindi anche la capacità di servire è frutto dell'amore. Quell'amore che sa farsi dono . Quell'atteggiamento del cuore di chi sa bene chi è il suo padrone e fa tutto perchè il padrone possa essere felice.

Se nel nostro seguire il Signore non entriamo in questa logica dell'amore, allora tutto quello che faremo , forse anche cose grandiose e belle sia per noi che per gli altri, non potranno mai portare frutti duraturi. Frutti che ci fanno uscire dal nostro guscio per poter sperimentare la gratuità , nel farci dono gli agli altri, proprio perchè ci sentiamo motivati e rinsaldati dall'amore di Dio nella  offerta  di noi stessi.

Noi come missionari siamo in primo luogo chiamati ad apprezzare il dono e la gioia di essere stati scelti ad amministrare i beni del padrone . In un secondo momento , ricaricati dalla gioia di essere stati destinatari di qualcosa di non nostro ma che ci fa felici, possiamo a nostra volta condividerlo con chi ci sta accanto. Allora anche la paura che inizialmente può esserci , scompare. Non ha piu motivo di esistere. La Bibbia ,solo due volte ( nel libro del profeta Osea e poi nella prima lettera di S. Giovanni apostolo ) riafferma questa verità e cioè che l'Amore è piu forte della morte: che l'amore scaccia la paura. Non possiamo essere dei servi felici se non permettiamo all'amore di scacciare via la paura. Una paura certamente non giustificata ma che ci blocca nel nostro vivere in maniera disinteressata la sequela di Cristo.

Domandiamoci : mi lascio guidare nelle mie azioni dalle mie paure  o dalla consapevolezza che Dio ci ama e ama affidarci i uoi bene come buoni amministratori?

Sono cosciente dei talenti che Dio mi ha dato ? e come li amministro?