Aridità nella preghiera?

Aridità nella preghiera?
Di sovente ci si imbatte in cristiani amici che lamentano aridità nella preghiera. La confusione e lo smarrimento interiore fanno da padroni.  Allora queste persone amano descriversi come cristiani che non sanno piu  pregare.  Nel tentare di dare una semplice risposta o un contributo a riguardo , colgo l’occasione per dire qualcosa in piu sulla preghiera , tenendo presente anche il cammino che il Signore mi sta facendo fare a riguardo.
Intanto ci chiediamo cosa è la preghiera? Tante sono le definizioni. Ma forse una semplice definizione potrebbe essere questa: Pregare è avere un rapporto intimo di amore , cuore a cuore con Dio nostro creatore. E’ un dialogo, che è fatto di monosillabi. E’ come in amore. All’inizio le parole abbondano. Poi si fanno sempre meno. Poi anche l’immaginazione svanisce, la meditazione diventa pesante e si sperimenta la noia, la voglia di lasciare tutto e andare via  ma poi sopraggiunge ( se abbiamo il coraggio , il desiderio e la voglia di stare davanti a LUI ) il silenzio. Il guardarsi diventa sublime. Il contemplarsi. E’ l’estasi dell’amore. Il tempo non ha valore. Tutto perde di valore davanti a  LUI.  Niente ha senso se non in LUI e solo in LUI.
Quindi l’aridità nel cammino di preghiera è di per se un momento alto e vero del nostro rapporto con Dio. Deve venire il momento dell’aridità. Deve anche in qualche modo sorprenderci. L’importante è vedere e quindi esaminare se questa mia aridità non provenga da un modo di pregare egoistico. Qui dobbiamo fare attenzione e chiedere a Dio il dono del discernimento.
Il nostro egoismo ci può portare a resistere alla preghiera. A sperimentare delusioni, noia, stanchezza ( che manifestiamo con espressioni come “ dopo tutto è sempre la stessa storia, non cambia nulla . A che serve pregare? Pregare è una perdita di tempo e basta e cosi via.....Tutte cose che sentiamo e a volte ci diciamo con tanta superficialità)  Sono tantissime le nostre resistenze a lasciarci trasformare, potare dall’Amore. E spesso questo avviene in preghiera.
Il nostro egoismo che non muore mai, ci può portare a una preghiera  che sovente è un po' di pettegolezzo spirituale; un domandare cose che non servono al nostro vero bene e che ci farebbero del male se ci fossero concesse; un riempire la bocca di parole pie per paura della solitudine o del dolore, da cui Gesù ci aveva già tenuto in guardia. "Quando pregate... non fate come i pagani..."(Mt 6, 7).
E’ la preghiera egoistica ( per un nostro piacere e tornaconto personale) che spesso ci ha portati fuori strada.
Quante volte ci siamo ritrovati con la bocca piena di essa, lontani dallo Spirito di Dio! Quante volte ci siamo rifugiati in essa proprio per sfuggire allo Spirito di Dio, alla Sua Volontà!  Siamo andati in coro a recitare il breviario, mentre il nostro dovere era d'andare in parlatorio a ricevere qualche povero noioso e puzzolente; abbiamo detto il rosario mentre andavamo ad un appuntamento pericoloso per la nostra anima; abbiamo acceso una candela per diventare ricchi; abbiamo piegato la nostra testa in adorazione mentre il nostro cuore era pieno d'amore impuro.
 
 
la vera preghiera comincia quando si cerca la volontà di Dio.
  In fondo, le cose sono semplici, estremamente semplici: basta ascoltare ciò che ci ha detto Gesù, basta prendere il Vangelo e mettere in pratica ciò che Egli ci ha detto.  Insomma, si tratta di volontà, non di parole.
Uno dei criteri per capire che la nostra preghiera è vera, autentica , anche se arida e sofferta è quando notiamo che la preghiera si fa scarsa di parole e ricca di contenuto, la meditazione si fa pesante e vuota di gusto.
  Ciò che prima era motivo di piacere intellettuale ora è causa di aridità e sofferenza.   Si ha l'impressione che la vita interiore abbia subito un arresto; qualche volta si pensa che, invece di procedere, si torni indietro. Il cielo ha perduto i suoi colori vivi, il grigio domina l'atmosfera dell'anima. S'incomincia a capire ciò che significa "andar avanti nella fede nuda". Fortunato colui che in tal momento della sua evoluzione spirituale ha una buona guida e più ancora ha l'umiltà di farsi condurre.
  Non è facile; perché la presunzione di saper fare da soli è cosa ben solida nella nostra anima, e solo i buoni e ripetuti capitomboli la intaccano a misura.
  Da che cosa dipende questa aridità nel meditare, questa repulsione a fissare il nostro pensiero sulle cose spirituali prese l'una dopo l'altra?
  Evidentemente può dipendere da qualche nostra colpa, può dipendere da qualche attacco disordinato del nostro cuore, dalla mancanza di vigilanza, dalle spine in cui abbiamo lasciato soffocare il buon grano.
  Non sempre la difficoltà a meditare è il segno di un avanzare dell'anima verso Dio, di un passaggio ad una preghiera più elevata.
 
 
Ma può - grazie a Dio - esserne il segno. Come distinguere?
  Sempre il grande S. Giovanni della Croce ci dice come.
  Ci sono tre segni che indicano il passaggio dalla preghiera discorsiva alla preghiera contemplativa.
  1. - L'attività dell'immaginazione si fa senza gusto; anzi, diviene impossibile.
  2. - L'immaginazione o i sensi non hanno più nessuna inclinazione per le cose particolari. Nessuna consolazione nelle cose create, non c’è  gusto, né sapore per qualsiasi cosa.
  3. - L'anima prende piacere a restare sola con attenzione amorosa verso Dio, in pace interiore, quiete e riposo, senza atti né esercizi di facoltà.
  Ecco, questa terza condizione è buona ( pur sperimentando assenza di gioia, poco gusto eccetera ). E se c'è nell'anima, giustifica le altre due. Se cioè ho difficoltà a meditare le cose di Dio, se non riesco più a fissarmi su questo o su quel mistero della vita di Gesù, su questa o su quella verità, ma... ho sete di restare solo e in silenzio ai piedi di Dio, immobile, senza pensiero, ma in un atto d'amore, significa... significa una grande cosa, che siamo alle soglie e resi partecipi di sperimentare l’amore divino.
Ora vi suggerisco un piccolo scritto della grande mistica Angela di Foligno  nella speranza che possa ispirarci e desiderare con tutto il cuore quanto ella ci dice
"Davanti a Dio l'anima è avvolta nelle sue tenebre, e in esse, si fa di Lui una conoscenza più grande di quella ch'io mai avessi immaginato potersi fare; e con tale splendore, tale certezza e con sì profondo abisso, che non c'è cuore che possa poi in alcun modo comprendere né pensare una tal cosa..... ......L'anima non può dire assolutamente nulla, perché non c'è parola con cui essa la dica e la esprima. Anzi; non v'è pensiero né intelligenza che possa estendersi a quella cosa, tanto essa sopravanza tutto; come Dio non può essere spiegato per cosa che sia..........
 ......Quando tornai in me, conobbi certissimamente che coloro i quali più sentono Dio meno ne possono parlare. Proprio perché sentono alcunché di quel bene infinito e indicibile, meno ne possono parlare.
  Piaccia al Cielo che quando vai a predicare, tu comprenda. Poiché allora tu non sapresti dire nulla affatto di Dio. E allora qualunque uomo si tacerebbe. Ed io allora verrei vicino a te a dirti: - Fratello, parlami ora un poco di Dio. - E tu non sapresti dire nulla, né pensare nulla di Dio, tanto la bontà infinita ti sorpasserebbe.
 .........Eppure l'anima non perde conoscenza, né il corpo la perde in alcuno dei suoi sensi. Anzi, la conoscenza è intera in noi.
........Ma tu diresti al popolo con forza: - Andate con la benedizione di Dio, perché io non posso dire nulla!
  "Ed io comprendo che tutte le cose che son dette sulle Scritture e da tutti gli uomini dal principio del mondo fino ad oggi, mi sembrano non poter quasi nulle esprimere della midolla, neppure ciò che è un grano di polvere in confronto all'universo"
(Le livre de la bienheureuse Angéle de Foligno, Paris p. 173).
 


 

Per conludere , non preoccuparti se la tua preghiera sperimenta aridità, potrebbe essere anche normale. Importante è che si vada alla ricerca delle ragioni conscie o inconsce che ci stanno dietro. Ma come ho detto prima potrebbe anche essere il segno di una maturità nel cammino di preghiera. Allora abbiamo bisogno di una guida che ci aiuti a fare il giusto discernimento.
Infine dico che la preghiera è e deve essere sempre  piu il tesoro sepolto nel campo, la perla preziosa scoperta sul mercato.
  La preghiera è il sunto del nostro rapporto con Dio.   Potremmo dire che noi siamo ciò che preghiamo.  Il grado della nostra fede è il grado della nostra preghiera; la forza della nostra speranza è la forza della nostra preghiera; il calore della nostra carità è il calore della nostra preghiera. Né più né meno.
Infine ma proprio come finale una piccola regola d’oro : a pregare si impara pregando. Non c’è nessun altra scuola .Piu preghiamo e piu impariamo a pregare . A parlare molto con Dio e poco di Dio.

Buon cammino di preghiera a tutti voi.

 

 

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