VIOLENZE AL CAIRO, E I CRISTIANI PREOCCUPATI CHIUDONO LE CHIESE

02.06.2014 13:38

veduta del Cairo

 

 

“Molta gente che era andata al lavoro questa mattina, è tornata a casa prima della fine della giornata. In diversi quartieri la circolazione è bloccata e alcuni manifestanti hanno attaccato le stazioni degli autobus e microbus. La situazione è degenerata dopo che si è diffusa la notizia delle incarcerazioni di alcuni leader della Fratellanza”: lo racconta padre Paul Annis, superiore della congregazione dei Comboniani al Cairo, raggiunto dalla MISNA in una delle giornate più drammatiche per il paese, nelle ultime settimane.

Mentre continuano a circolare bilanci discordanti sul numero delle vittime degli sgomberi avviati questa mattina all’alba dalle forze dell’ordine – il ministero della Salute finora ne ha confermate 56 mentre i Fratelli Musulmani parlano di centinaia di morti – la tv di Stato ha diffuso la notizia dell’arresto di Mohamed el Beltagy, ex segretario generale e tuttora tra i massimi esponenti del movimento religioso.

E mentre polizia e manifestanti continuano a darsi battaglia per le strade, i cristiani, una minoranza che conta circa il 10% su una popolazione di 80 milioni di egiziani, “seguono con preoccupazione l’evolversi degli eventi” osserva il missionario. I copti, in particolare, il cui Papa Tawadros II si è schierato al fianco dei militari protagonisti della destituzione di Mohammed Morsi, il 3 luglio scorso, temono rappresaglie e il rinfocolarsi di tensioni mai del tutto sopite.

“Anche noi cattolici oggi, come copti e protestanti, abbiamo preferito tenere chiuse le chiese e i luoghi di culto, per evitare incidenti” aggiunge il religioso, commentando la notizia di tre chiese incendiate, a Sohag, Minya e Suez. “Domani, se la situazione lo consentirà le riapriremo per festeggiare l’assunzione di Maria in cielo. Ma tutto è ancora da vedere, e da domani ci separa una lunga notte”.