Vaticano – Ventuno milioni di persone vittime della tratta

20.05.2014 12:59

2014-05-16 L’Osservatore Romano

La tratta è, nelle sue varie forme, una emergenza globale, una realtà che divora l’umanità delle persone. Nei Paesi di destinazione le donne, in particolare, vengono spesso considerate e trattate alla stregua dei criminali che lucrano sulla loro persona, e sono punite invece di essere protette. 

Tutti noi siamo chiamati a prendere coscienza di coloro che sono vittime di questo crimine, uomini e donne caduti nella trappola della «cultura dello scarto», che si trovano inghiottiti nella schiavitù e nell’indifferenza delle nostre società. Abbiamo il dovere di dare loro voce, di diffondere la cultura del rispetto dei diritti umani, sensibilizzando a tenere comportamenti responsabili a tutti i livelli, e promovendo azioni concrete e coordinate per aiutare le vittime e prevenire questa piaga.

Il Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, tra le sue varie competenze, segue con attenzione la questione della tratta, approfondendone lo studio e incoraggiando gli impegni volti a far conoscere e a combattere questo fenomeno. Sono diverse le iniziative che vedono la Santa Sede in prima linea nella lotta contro questo crimine, come la conferenza internazionale sulla tratta delle persone umane, svoltasi in Vaticano il 9 e il aprile, e l’accordo firmato tra la Santa Sede e altre confessioni religiose, che istituisce il Global Freedom Network, per sradicare le moderne schiavitù. Anche a livello delle Chiese locali e delle congregazioni religiose, non mancano attività ed eventi organizzati in diverse nazioni, tra i quali ricordiamo i programmi «Slave no more» e la rete internazionale «Talità Kum» delle religiose contro la tratta, la giornata di preghiera contro il traffico di vite umane svoltasi a Manila lo scorso dicembre, la già citata campagna di fraternità brasiliana sull tema «È per la libertà che Cristo ci ha liberati», o le vie crucis di solidarietà e preghiera appositamente organizzate.

Antonio Maria Vegliò