Una mamma commenta il Vangelo del 18 Agosto 2013

28.03.2014 21:07

Una mamma commenta il Vangelo del 18 Agosto 2013

Carissimo P. Antonio,

ci tengono distanti un po’ di chilometri e persino un rito (quello ambrosiano) che questa mattina mi ha proposto un Vangelo diverso dal tuo. Alle mie “latitudini” Gesù non era comunque più pacato: non ha lanciato fuoco sulla Terra, ma ha mandato i banchi dei venditori nel tempio a gambe all’aria. Me lo immagino a intrecciare le cordicelle della sferza di fronte ai cambiavalute che non ne volevano sapere di quella novità ...

Nessuno ha mai stampato un’immaginetta di questo tipo, ma quanto più vera dovrebbe essere, rispetto a tanti volti con l’aureola e lo sguardo perso lontano …

Portare fuoco sulla Terra: ma ben venga!

Mi sono seduta nella navata laterale, tra le prime panche. Sola. Pensavo ai miei figli al mare, che con buone probabilità neppure avrebbero partecipato alla messa. Portare fuoco: ma dov’è finito il fuoco degli adolescenti? Quella voglia di cambiare il mondo, quella frenesia che, quando avevo l’età dei miei figli, avrebbe cancellato con un colpo di spugna tutto quanto aveva messo in piedi la generazione precedente, bruciando dal desiderio di ricostruire un mondo nuovo. Puro. Vero. Certo, coerente, come dici tu, ai valori professati da intere generazioni. Chi, più dei giovani, non ha il fuoco in corpo per reclamare tutto questo?

O aveva.

Dov’è finto il fuoco oggi?

Nell’omelia il sacerdote parlava di integralismi, di capacità di ascolto, di disponibilità a cambiare, a crescere, senza sentirsi maestri in assoluto. Io tornavo a pensare al figlio più piccolo, l’unico che, a dodici anni, ancora mi segue in chiesa. Suo malgrado, ovviamente. E sicuramente facendo i conti di quanto gli possa mancare per arrivare a ribellarsi come le sorelle. Il sacerdote parlava e io mi domandavo se non avevo da imparare dai miei ragazzi. Se l’integralista non ero io. Può calzare ancora, su di loro, un rito come quello che celebriamo nelle nostre chiese? Può parlare ancora nel loro linguaggio? La messa dei nostri giorni, parla la mia, di lingua, perché possa intenderla e lasciarmi trasformare?

Allungo la mano per lo scambio della pace, un gesto ripetuto migliaia di volte e ormai meccanico, svuotato; l’allungo e vedo la sferza di cordicelle di Gesù calare e bruciarmi la pelle: “Non usate la mia Chiesa per le vostre farse! Quale pace? Dov’è lo scambio?”

Vedo la gente uscire dalla chiesa. Non sarà diversa da quando è entrata. Io non lo sono. Non ci conoscevamo quando siamo arrivati. Non ci conosciamo ora che torniamo ognuno alla propria casa. Un’altra sferzata: “Quali fratelli? Quale comunità cristiana?” Di questi che mi camminano davanti, in effetti, non riesco a farmi carico, non me ne importa un granché.

Che abbiano ragione i miei figli? Che il fuoco di Gesù e le sue sferzate non siano calate sottoforma di questo rifiuto silenzioso?

Che sia un nuovo modo per gridare all’incoerenza?

Fuoco, fuoco purificatore. Ben venga.

Madre contro figlia, figlia contro madre: so bene cosa vuol dire Ben venga. Bisogna rompere per crescere e cambiare. Persino nuora contro suocere e suocera contro nuora. Come no!

Hai notato, P. Antonio, che però il Vangelo non dice marito contro moglie e moglie contro marito? E’ questo che mi ha fatto pensare che la divisione e il fuoco portati da Gesù siano assolutamente benefici: non dividono la coppia, ma fanno fare un balzo avanti alle nuove generazioni, spezzano gli otri vecchi in cerca del vino nuovo … Me ne dovrò ricordare quando le opposizioni incalzanti dei figli superano la soglia della tollerabilità. Me ne dovrò ricordare, di fronte alla rabbia di Sara e alle sue battute biliose …

Fuoco e divisione. Slancio e sforzo di coerenza. Ognuno a modo suo.

Il Vangelo di sabato mette al centro proprio i bambini.

Nella tua bella Africa, per sopravvivere, ci vuole coraggio, autonomia, forza fisica, capacità di sopportare il dolore; dico bene? Ci credo che i più piccoli non abbiano spazio di discussione, se prima non hanno dimostrato nel rituale di iniziazione di essere capaci di sopravvivere a questo mondo. Ma per avvicinarsi a Gesù serve altro. Sono persino più a rischio gli adulti, con tutto il loro bagaglio di razionalità, conoscenze, sofferenze mal digerite, rancori.

Un bambino non ha bisogno di imparare a credere. Se gli si propone Cristo, ha fede e basta.

Poi cresce. Padre contro figlio, figlio contro padre ...

Cos’è cambiato?

I bambini non hanno bisogno di studiare cos’è la Provvidenza. Si fidano istintivamente del futuro. Vivono totalmente nel presente.

I bambini possono azzuffarsi e picchiarsi, ma altrettanto facilmente abbracciarsi. La fedeltà all’amico del cuore nasce direttamente con loro, dentro di loro.

Poi crescono. Figlia contro madre, madre contro figlia. Due linguaggi così diversi, due mondi così distanti.

Smarrimento e confusione.

Ma il fuoco che brucia e queste divisioni laceranti possono anche diventare un momento unico, un’occasione preziosa. Segnano il momento dell’intuizione che può aiutare i più giovani a fare davvero il passo, lo scarto verso il nuovo, conservando quanto di più puro già portano dentro, oppure la scelta di ricalcare il vecchio, nel bene ma spesso anche nel male, con il bagaglio di tante strutture mentali e culturali che svuotano la vita del suo significato più pieno.

Gesù che promette fuoco, mette al centro i bambini, getta a terra i guadagni dei mercanti e addirittura assicura una divisione tra genitori e figli chieda a tutti uno sforzo violento, quasi passionale (un cocente fuoco, anima dell’adolescenza più vera!), per cambiare, per continuare a crescere e conquistarsi quotidianamente una integrità morale e una coerenza piena. Nessuno è risparmiato. A qualunque età. In famiglia, come al lavoro. Laici e religiosi. Una conquista che chiede una dedizione “bruciante”: nessun tepore! Una conquista “violenta”, nel senso che richiede una vera passione.