Traccia della Storia dei Missionari Comboniani (1867 - 2003) di P. Tarcisio Agostoni MCCJ

04.10.2015 17:47

 

PREFAZIONE

Namugongo, 17 marzo 1996

Beatificazione di Daniele Comboni

Cari confratelli,
la pace e la gioia del Cuore trafitto di Gesù sia sempre con voi. Sono felice di offrire questa Traccia Storica a chiunque tra voi sia interessato a conoscere gli
eventi principali della vita del Comboni e del nostro Istituto. Ho scelto il termine Traccia (in inglese “Outlines”), perché non sono uno storico, dunque non posso dire di aver scritto un vero e proprio libro di storia. Ciò avrebbe richiesto un lavoro di ricerca più approfondito, che io non ho
la possibilità di fare in Uganda. Non intendo, inoltre, dedicarmi a tempo pieno alla ricerca, come alcuni nostri confratelli. So che non soddisferò i desideri di tutte le provincie e di tutti i confratelli.
Una buona parte di questo testo è basata su appunti che ho usato per insegnare la nostra storia ai Novizi del Noviziato di Namugongo.
1. Gli scopi principali di questo libro sono due.
Primo, offrire un testo alle nostre Case di Formazione a norma della “Ratio Studiorum” NN. 275 e 276. In particolare, ho cercato di tenere in considerazione il N. 276, che chiede una prospettiva storica dell’Istituto. Questa Traccia è soprattutto una risposta a questa richiesta.
Un altro scopo è quello di dare una prospettiva degli eventi in modo che si possano collocare nel loro contesto storico gli altri scritti, come le biografie dei nostri missionari, le monografie riguardanti la linguistica, l’etnografia, la storia delle provincie, delle missioni e così via.
2. Un altro punto che mi interessa è l’itinerario spirituale dell’Istituto. Posso tuttavia anticipare che, oltre all’insistenza sulla pratica dei voti, tre punti sono stati sottolineati: la Carità, lo Spirito di Fede e lo Spirito di Sacrificio come appare dalle Lettere Circolari dei Superiori Generali,
soprattutto quelle di padre Federico Vianello. In special modo, la carità è stata il tema comune, al punto che un capitolo speciale le era stato dedicato nel nostro Direttorio.
Il Sacro Cuore non è stato solo oggetto di devozione e di preghiera, ma un modello e un’ispirazione alla carità, alla spiritualità, ad uno stile di vita. Nel periodo in cui ero Superiore Generale, molti tra i sacerdoti che visitarono alcune nostre comunità in terra di missione rimasero
impressionati dalla nostra pratica della virtù della carità. Penso che, se la spiritualità del Sacro Cuore come simbolo dell’amore divino e umano fosse stata intesa come “spiritualità”, molte crisi nella sfera emozionale sarebbero state evitate. L’amore umano e gli altri valori umani sono
stati sottolineati dal Concilio Vaticano II, dovuto alla grande attenzione che questo Concilio ha rivolto verso l’aspetto umano della persona, l’aspetto antropologico. Questo accento nuovo è stato da molti male interpretato, al punto da divenire prevalente. In questo modo, l’attenzione al
soprannaturale è lentamente diminuita. Si è così perso di vista la realtà della vita divina presente in noi, che è la fonte della nostra nuova umanità, che non è null’altro se non l’umanità di Gesù.
3. Un libro di storia può seguire diversi metodi: suddividere per argomenti e persone o per periodi storici. Nella prima e nella seconda parte, ho seguito soprattutto il metodo della suddivisione per argomenti e persone. Nella terza parte, propria all’Istituto, ho proceduto soprattutto per
periodi storici, anche se a volte ho usato la suddivisione per argomenti. Entrambi gli approcci hanno vantaggi e svantaggi: nel caso del nostro Istituto, ho proceduto per periodi in modo da mostrare il suo sviluppo attraverso i nostri Capitoli Generali. È vero che i primi Capitoli furono piuttosto corti e molto fu lasciato ai Concili Generali, perfino i verbali dei Capitoli erano molto sommari, così era del libro della Consulta. Quando iniziò la pubblicazione
del Bollettino Ufficiale, molto materiale e molte decisioni furono pubblicate su questo Bollettino.

Il Capitolo del 1947 fu tenuto, in un certo senso, in modo moderno, perché furono create delle Commissioni preparatorie. Il “Capitolo Rivoluzionario” fu quello del 1969 e nessuno può ignorare il suo profondo impatto sulla vita dell’Istituto. Soprattutto per quanto riguarda i Capitoli fino al 1953, non ho riportato tutte le decisioni, ma solo quelle significative per lo sviluppo della vita dell’Istituto e per la sua continuità nella storia della Chiesa e delle missioni.
4. La vita del Comboni: non era mia intenzione scrivere una biografia del Comboni, ma solo di fornire informazioni supplementari con gli avvenimenti principali della sua vita. È chiaro che i nostri candidati devono avere in mano una biografia completa del Comboni. Tutti gli altri
libri scritti su di lui, comprese le lettere, devono essere a loro disposizione. I formatori, tuttavia, devono conoscere Comboni molto meglio dei candidati. Vorrei che il libro di P. Fidel Gonzales “Comboni en el corazón de la misión africana” fosse tradotto in altre lingue.
5. Tra i punti che necessitano di maggiori ricerche, ci sono quelli relativi ai nostri rapporti con diversi Governi coloniali ed indipendenti, con altri Istituti missionari, con altre denominazioni e religioni, con gli intellettuali, i politici, gli operatori sociali, i vescovi locali e la Santa
Sede. Una tale ricerca sarebbe di grande aiuto per l’identità del nostro Istituto. Questo compito può essere facile per qualche paese, ma estremamente difficile per tutti i Paesi nei quali siamo presenti, a meno che in ognuno di essi qualcuno prenda la responsabilità’ di un tale lavoro.
6. Ho detto nella pagina di copertina che questa Traccia appare ora nella forma di bozza.
Riconosco i limiti e le pecche di questo lavoro. Sono pronto ad accettare suggerimenti e raccomandazioni in merito; il lavoro è memorizzato nel computer ed è facile apportare modifiche, correzioni e cambiamenti. Preferisco, tuttavia, che i suggerimenti, le aggiunte e le correzioni
siano accompagnate dal testo alternativo. Se alcuni punti, eventi e problemi non sono trattati, vi prego di non attribuire ciò a cattiva
volontà o negligenza. Tali omissioni sono dovute soprattutto al desiderio d’essere breve o alla poca rilevanza del punto o dell’evento nella storia generale dell’Istituto.
7. Ho aggiunto delle “Introduzioni storiche” quando l’ho ritenuto necessario. I nostri giovani, soprattutto i non-europei, non hanno una conoscenza approfondita degli eventi principali della storia mondiale e, tra qualche decennio, tale conoscenza sarà’ ancora minore. Come potete vedere in questa Traccia molti eventi politici e religiosi hanno avuto gravi ripercussioni sul nostro Istituto, le sue missioni e i suoi missionari. È necessario, perciò, collocare questi eventi nel
loro contesto geo-politico, in modo tale da permettere ai giovani di memorizzare agevolmente gli eventi del nostro Istituto.
8. In modo particolare dal 1969, la storia del nostro Istituto parte da un’analisi personale, sebbene mi sia sforzato d’essere il più’ obiettivo possibile. È molto probabile che non abbia sottolineato i miei limiti. Tuttavia, come potete notare dalla brevi biografie dei precedenti Superiori
Generali, ho fatto lo stesso per loro, eccetto un breve accenno a P. P. Meroni, riguardante la separazione
del 1923. È un’attitudine del mio inconscio. Posso sottolineare errori di gruppi, ma non di individui particolari, soprattutto quelli in posti di alta responsabilità. Questo non significa che io sia acritico nelle conversazioni private. Prima di lasciare questa vita, è utile per me condividere ciò che ho con quanti leggeranno
questa Traccia.
Ringrazio P. M. Marchetti, P. M. Devenish, P. Patrick Stevenson e la segreteria di CL (Comunione e Liberazione), soprattutto P. Edo Morlin per il suo prezioso aiuto.

Possa ricompensarli il Signore.
Nel Cuore di Cristo.
P. Tarcisio Agostoni, Mccj

 

 

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