Tra stragi e colloqui di pace

02.06.2014 12:54

Sud Sudan

Sarebbero più di 200 i civili annegati nel naufragio di un battello sulle acque del Nilo Bianco, a bordo del quale cercavano di sfuggire alle violenze in corso negli ultimi giorni a Malakal, capoluogo dell’Upper Nile e porta di accesso verso i giacimenti del vicino stato di Unity.

“Da quanto abbiamo appreso si è trattato di un incidente, avvenuto domenica, che ha coinvolto profughi tra cui donne e bambini” dicono alla MISNA fonti contattate a Juba, secondo cui, “al momento non risultano superstiti”. Finora, in base alle stime delle Nazioni Unite, il numero di sfollati causati dalla crisi politico- militare in atto nel paese da circa un mese, ha superato la soglia delle 350.000 persone.
 
“In molti sono sfollati nelle foreste e campagne, qualcuno ha cercato rifugio nelle chiese e nelle basi dell’Onu. Di fatto pochi stanno tornando alle loro case, a causa dell’incertezza che regna sul futuro” spiega alla MISNA suor Enrica Valentini, coordinatrice delle Radio cattoliche del Sud Sudan, aggiungendo che le scuole, dopo le vacanze natalizie, hanno riaperto “solo nelle zone più tranquille. In quelle in cui si combatte invece, le classi sono rimaste vuote e gli esami di fine sessione, previsti in questi giorni, sono saltati”.

Sul protrarsi delle violenze e delle sofferenze causate alla popolazione, un duro monito arriva dall’Arcivescovo ausiliario di Juba, monsignor Santo Loku Pio che ha accusato la locale missione di peacekeeping dell’Onu (Unmiss) di aver “fallito nel proteggere i civili”. In un’intervista all’emittente Radio Bakhita, il religioso ha dichiarato che Unmiss “ha deciso di proteggere unicamente il proprio personale, anche trasferendolo all’estero” e “abbandonato i civili nelle mani della Chiesa e delle persone di buona volontà”. Dall’inizio della crisi sono migliaia le persone che si sono rifugiate nella cattedrale di Juba e che necessitano di aiuti e cibo.

Intanto da Addis Abeba – dove sono in corso i colloqui per cercare una via d’uscita alla crisi – giunge la notizia che il negoziato si è spostato dalla sala dell’hotel Sheraton ad un noto nightclub della capitale etiope. I delegati sono stati costretti a trasferirsi in seguito alla scadenza della prenotazione per la sala dell’hotel, riservata dal primo ministro giapponese Shinzo Abe in visita in questi giorni. I colloqui al ‘Gaslight Club’ – discoteca alla moda frequentata dalla ricca borghesia di Addis Abeba – dovrebbero svolgersi durante il giorno, quando il locale non è in attività.

Da oltre una settimana, il nodo per un accordo di cessate-il-fuoco verte sulla questione del rilascio di 11 prigionieri vicini all’ex vicepresidente Riek Machar. Il Sud Sudan, indipendente dal luglio 2011, è teatro dal 15 dicembre di violenti combattimenti tra le forze governative fedeli al presidente Salva Kiir e quelle dei rivoltosi seguaci di Machar, accusato dal governo di aver tentato un colpo di Stato.