Sette mesi fà il rapimento di Padre Dall'Oglio

02.06.2014 12:49

Siria

[Sette] mesi fa spariva nel nord della Siria padre Paolo Dall'Oglio, 59 anni, gesuita romano che per trent'anni e fino alla sua espulsione nell'estate 2012 ha vissuto e lavorato nel suo Paese d'adozione in nome del dialogo islamo-cristiano. Nonostante sulla sua sorte sia stato scritto di tutto, dal 29 luglio scorso di lui non si hanno notizie certe [...].

“Padre Paolo - scrive il direttore della Focsiv, Attilio Ascani - ci ha dimostrato che, anche quando non si può fare nulla contro la violenza, si può pregare e dialogare. Si può e si deve dialogare anche con quelli che il mondo ormai da anni considera terroristi senza alcuna umanità. Forse sono proprio i siriani - sottolinea Ascani - che stanno combattendo una guerra non loro, perché se non ci fossero stati tanti interessi esterni e contrastanti, forse oggi il buon senso avrebbe trovato la strada nelle menti dei combattenti. È ora che chi usa la crisi siriana per i propri interessi nazionali faccia un passo indietro e usi la propria influenza affinché i contendenti si parlino e le armi tacciano”.
 
Da più parti si è detto che Dall'Oglio è stato rapito nel capoluogo settentrionale di Raqqa da membri dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis), formazione qaedista capeggiata da combattenti iracheni e di altre nazionalità e sempre più ostile alla causa degli insorti siriani. Ma l'Isis non ha mai rivendicato il rapimento. Le notizie più recenti ma non verificabili sul terreno, riferiscono della sua presenza in una delle prigioni dell'Isis nella regione di Raqqa assieme ad altri detenuti occidentali.
 
Nei giorni scorsi, [l'ex] ministro degli esteri italiano Emma Bonino ha però detto che di Dall'Oglio "non si hanno notizie". Nella sua ultima intervista, rilasciata ad AlanTV 24 ore prima di scomparire a Raqqa, il gesuita romano affermava che si era recato nel nord della Siria "per incontrare la società civile e per ascoltare le esigenze e le priorità delle persone".
 
Ma anche per "negoziare la liberazione di un caro amico Ahmad Hajj Saleh", che si trovava nelle mani dell'Isis. Secondo Dall'Oglio, "la liberazione delle persone rapite è l'inizio della soluzione della guerra… sono venuto qui per ricordare a me e ai siriani che dobbiamo lavorare per la riconciliazione… la libertà deve essere per tutti i siriani", concludeva il gesuita fondatore della comunità monastica di Mar Musa a nord di Damasco.

Quando nella primavera del 2011 il regime di Damasco non ha esitato a reprimere con la forza le allora inedite manifestazioni popolari anti-regime, Dall'Oglio si è schierato sempre più esplicitamente a fianco dei dimostranti e dell'attivismo non violento. Successivamente, il gesuita romano ha giustificato il ricorso alle armi da parte dei disertori dell'esercito governativo e, poi, dei civili delle zone colpite dalla repressione in nome del "diritto all'autodifesa", invocando a gran voce il rispetto del piano di pace proposto nel maggio 2012 dall'allora inviato speciale Onu Kofi Annan.
 
Proprio questa sua esplicita posizione a favore della cessazione delle operazioni armate e della concessione ai giornalisti siriani e stranieri di lavorare liberamente nel Paese (richieste contenute nel piano Annan), decretò la sua espulsione di fatto dalla Siria. Dall'estero, padre Paolo Dall'Oglio è diventato uno dei più battaglieri sostenitori della causa dei siriani anti-regime, chiedendo allo stesso tempo che la comunità internazionale intervenisse a protezione di tutti i siriani, anche di quelle comunità che sostengono il potere degli Assad in piedi da quasi mezzo secolo.