Rilfessione di una mamma sul vangelo odierno, Domenica 8 Settembre 2013

19.10.2015 19:52

 

 

    Amare Gesù più dei propri averi, anche più della propria vita, per quanto difficile possa essere è almeno intellettualmente accettabile. Ma amarlo più dei genitori, della moglie, dei figli … insomma che ci debba essere una classifica negli affetti, mi è sempre risuonato strano alle orecchie. Oggi rileggo queste righe del Vangelo e mi soffermo su quell’avverbio “più” che deve caratterizzare l’amore per Cristo. Gesù non ci chiede di non amare la nostra famiglia, né di amarla poco. Forse ci chiede piuttosto di filtrare i nostri affetti, le nostre scelte e i nostri gesti attraverso il vaglio della sua Parola, per purificarli. Quante volte crediamo di amare gli altri, ma perseguiamo invece un sottile interesse, uno scopo personale? Quanto volte ci dedichiamo a un servizio che vela, magari senza neppure ne siamo coscienti, un tornaconto? Dietro la dedizione ai figli può nascondersi il desiderio di realizzare ciò che non siamo stati in grado di vivere nella nostra stessa esistenza, la ricerca di un motivo di vanto, il bisogno di sentirsi utili o importanti; dietro la relazione coniugale possono strisciare gelosie e rancori, pretese e ricatti affettivi, il bisogno di essere riconosciuti, guardati e ammirati. Dietro tanti felici impegni di volontariato può nascondersi la ricerca di un ruolo nell’esistenza di altri e il desiderio di un’immagine e di un riconoscimento sociale. Gesù ci rimanda ancora una volta alla necessità di una coerenza vera e piena. Anche in ciò che chiamiamo amore deve essere presente sopra a tutto il Suo amore. Gesù ci chiede di rivedere i gesti più banali dei nostri affetti e domandarci che senso hanno, qual è il loro scopo ultimo. Quello che chiamiamo amore per i nostri cari è vero amore? Nel qual caso non può essere altro che amore per Gesù stesso (quello che avete fatto agli altri lo avete fatto a me). Un amore più grande e vero che ricade intorno, su tutti. Amare Lui più dei nostri cari significa sottoporre alla prova della verità i nostri sentimenti, smascherarli e chiamarli con il loro vero nome. Significa vivere consapevolmente ogni nostro affetto, alla luce della Sua Parola.

    In questo sta la croce portata dietro a Gesù. In un servizio svuotato dalle nostre intenzioni e dai nostri bisogni (ma sicuramente ricolmo del centuplo che ci è stato promesso in ritorno, fin su questa terra!), forse privo di immediati riscontri e soddisfazioni, ma sincero e puro. Se questo amare Gesù più degli altri impregnasse poi anche le programmazioni degli insegnanti nelle diverse scuole e via via fino alle scelte dei nostri politici che occupano un ruolo al servizio di noi cittadini e persino dell’ONU e dei suoi interventi a favore di quella che dovrebbe essere la pace internazionale, avremmo davvero un mondo migliore.