Riflessione di una mamma sulla solennità di Maria Assunta in cielo

09.10.2015 21:17

Ho scritto a un’amica, il giorno dell’Assunzione di Maria. Ero in montagna e le ho inviato un sms. Il testo diceva qualcosa del genere: “se Dio si è preso cura del corpo di Maria portandoselo in cielo, avrà cura anche di quello di tua madre.” Sua madre è malata: un brutto tumore scoperto all’improvviso.

Ho un’immagine davanti agli occhi, pensando all’Assunzione. L’ascesa di Maria si confonde con un grande abbraccio che scende dal cielo. Lei che sale verso l’alto e Dio piegato verso il basso. Per accogliere quel corpo di donna.

Voglio tenermi stretta questa immagine e sovrapporla a ogni sofferenza umana, ogni malattia, ogni caso di morte, ogni dolore e strappo nell’anima e nel corpo. Ogni guerra. Voglio pensare a Dio piegato per accogliere ogni uomo, con ogni lembo della sua pelle. Anche i capelli che il Padre si è preso la briga di contare uno a uno.

Questa carne malconcia e fragile è preziosa agli occhi di Dio. Non rimane indietro. Questa carne che Dio ha scelto come suo tempio continua a essere amata, con il suo carico di rughe e cicatrici, con i segni di una vita intera e forse anche con tutti i nostri sforzi per cancellarli. Vedo la tenerezza di Dio prenderci e accoglierci tutti interi, dove non c’è confine tra materia e spirito. Per Maria non c’è stato. Non c’è nulla di lei che potesse essere sprecato.

Voglio pensare all’Assunzione ogni volta che sento una sofferenza intorno a me. La malattia. La morte.

Il mio cuore tenta di ribellarsi e più che un abbraccio vorrebbe vedere una spugna calare dall’alto e cancellare tante storture. Invece l’abbraccio è sceso dal cielo per accogliere il corpo invecchiato di una donna che ha chiuso definitivamente gli occhi. Una donna che ha saputo usare il suo corpo con una coerenza estrema e in cui spirito e materia si sono confusi e hanno conquistato pari dignità.

So che Dio ha impastato questa materia con una parte di sé, so che ha fuso la sua essenza in un miscuglio così intimo da strappargli uno sguardo ammirato. So che questo impasto di molecole, soggetto alle leggi naturali, segue una strada che fatichiamo ad accettare, eppure l’assunzione di Maria mi ricorda che dietro tutto questo c’è lo sguardo attento di Dio. Di un Padre buono. Dello stesso Cristo che ha scelto di abitare un corpo uguale al nostro. So che Dio non è distante nei cieli infiniti, ma piegato per accoglierci. Come una madre sul figlio con il ginocchio sbucciato.

E non c’è madre di buon senso che privi il figlio della gioia della bicicletta, pur di non esporlo al rischio di una caduta.