Pregare il Vangelo con Maria

10.10.2015 13:45

 

Elaborazione della preghiera del Rosario

Il Rosario è una modalità di preghiera molto radicata nella tradizione della pietà popolare; ancora oggi è una delle devozioni più praticate. Negli ultimi tempi ci sono state delle incomprensioni riguardo a questa pratica, ma nello stesso tempo c’è stata anche una riscoperta, che ne ha attualizzato il significato.

L’origine di questa preghiera risale al secolo XII, quando si iniziò a codificare il "Salterio dei Pater" e il "Salterio delle Ave". Queste due preghiere, che rispettivamente consistevano nella ripetizione di 150 Padre nostro e di 150 Ave Maria (senza la seconda parte della Santa Maria, che si aggiungerà solo nel XVI secolo), erano utilizzate specialmente dai monaci illetterati, incapaci di leggere e di imparare a memoria i 150 Salmi in latino per la recita in coro.

Cominciò così un lungo processo di elaborazione, al termine del quale, a opera di diversi autori, la struttura del Rosario si definì, poco dopo il 1500, intorno a tre nuclei principali della fede cattolica: l'annunciazione a Maria e l'infanzia di Gesù (Misteri gaudiosi), la passione e la morte di Cristo (Misteri dolorosi), la risurrezione di Gesù e l'assunzione di Maria (Misteri gloriosi). Fino ad oggi, per tanto, la preghiera del Rosario era articolata su questi tre gruppi di misteri.

I Misteri della luce

Con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, emanata il 16 ottobre 2002, Giovanni Paolo II ha voluto rimarcare la fisionomia cristologica del Rosario, aggiungendo il nuovo ciclo dei «misteri della luce», incentrati sul tempo della vita pubblica di Gesù: un'integrazione «destinata a far vivere questa preghiera con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria». In linea con le indicazioni del concilio Valicano II, papa Wojtyla ha sottolineato che «se la Liturgia, azione di Cristo e della Chiesa, è azione salvifica per eccellenza, il Rosario, quale meditazione su Cristo con Maria, è contemplazione salutare: l'immergersi, infatti, di mistero in mistero, nella vita del Redentore fa sì che quanto egli ha operato e la Liturgia attualizza venga profondamente assimilato e plasmi l'esistenza» (n. 13).

Giovanni Paolo II invita la comunità ecclesiale a recitare i misteri della luce «dopo aver ricordato l’incarnazione, e la vita nascosta di Cristo» e «prima di soffermarsi sulle sofferenze della passione e sul trionfo della resurrezione» (RVM, n. 19). La collocazione scelta dal Papa per i nuovi misteri è dunque tra quelli gaudiosi e quelli dolorosi, e il giorno consigliato è il giovedì (prima destinato nella devozione popolare alla seconda meditazione settimanale dei misteri gaudiosi).

È da notare che «il Rosario è la più biblica, teologica, liturgica delle devozioni non liturgiche» (card. Corrado Ursi): proprio per questo motivo i Misteri non sono ufficialmente codificati e quindi la loro formulazione può anche essere leggermente diversa da quella comunemente proposta, pur restando immutata la sostanza dell'evento ricordato.

Struttura attuale

Attraverso questa lenta evoluzione della preghiera del Rosario, è giunta fino a noi la struttura che conosciamo: dopo ogni enunciazione si recitano un Padre nostro, dieci Ave Maria e un Gloria. Sono facoltative - oltre all'invocazione che il 13 luglio 1917 la Madonna di Fatima chiese di pronunciare al termine di ogni Mistero: «Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, e porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia» - anche la recita finale della Salve Regina e del Poter, Ave e Gloria secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.

 

Tutto il Vangelo in una preghiera

Nella bolla Consueverunt romani Pontifices del 17 settembre 1569, il Papa Pio V definiva il Rosario come «una modalità di orazione e di preghiera a Dio facile, alla portata di tutti e oltremodo pia, mediante la quale la beatissima Vergine viene venerata con il Saluto dell'Angelo ripetuto centocinquanta volte, secondo il numero dei Salmi di Davide, interponendo a ogni decina la Preghiera del Signore, con determinate meditazioni che illustrano tutta la vita del Signore nostro Gesù Cristo».

Leone XIII, con l'enciclica Supremi apostolatus del 1883, consacrò e dedicò l'intero mese di ottobre alla Vergine del Rosario, convinto com'era che «il Rosario costituisce la più eccellente forma di preghiera privata e il mezzo più efficace per conseguire la vita eterna».

Un grande patrocinatore del Rosario fu Paolo VI che, nell'esortazione apostolica Marialis cultus del 1974 offrì numerose indicazioni «per una ripresa vigorosa e più consapevole della recita del Santo Rosario», orazione «semplice e profonda che ci educa a fare di Cristo il principio e il termine, non solo della devozione mariana, ma di tutta la nostra vita spirituale». In particolare Papa Montini volle ribadire «accanto al valore dell'elemento della lode e dell'implorazione, l'importanza di un altro elemento essenziale del Rosario: la contemplazione. Senza di essa il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule».

 

Una preghiera per tutti i cattolici di oggi: RVM, n. 5

Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Per i cattolici è la preghiera contemplativa per eccellenza, segnata dal ritmo dell’Ave Maria, che culmina nella benedizione del Nome di Gesù (RVM, n. 33).

Queste forme di orazione ripetitiva sono presenti nelle più diverse confessioni religiose: dalla preghiera di ripetizione-risonanza (“preghiera del cuore” o “preghiera di Gesù”, detta anche del Pellegrino russo), germogliata sull’humus dell’Oriente cristiano, ai mantra della tradizione orientale fino all’Islam che prevede la ripetizione delle formule di lode ad Allah. Gli esperti di psicoterapia mettono in luce il valore della preghiera ripetitiva per aiutare il rilassamento e la concentrazione.

Va notato, però, che la preghiera del Rosario non è una preghiera distensiva ma redentrice! Essa corrisponde, in qualche modo alla “preghiera del cuore” ed è quindi autentica contemplazione. E la contemplazione non è mai evasione dalla realtà, ma incontro con il progetto divino, dove si contempla e ammira quanto Dio ha fatto e fa per ogni creatura.

Questa dimensione della preghiera del Rosario è sottolineata da Monsignor Sorrentino, segretario della Congregazione per il culto divino, dopo essere stato prelato di Pompei, all'ombra del santuario intitolato alla Regina del Rosario.

Partendo dalla constatazione che tra le numerose devozioni della tradizione popolare il Rosario spicca fra tutte, dà la seguente spiegazione, sintetizzando nello stesso tempo l’insegnamento del Papa contenuto nella RVM:

«Il principale motivo è che l'enunciazione dei Misteri e le parole ripetute del Padre nostro e dell'Ave Maria la rendono una preghiera totalmente cristologica e biblica: inoltre è completa, nel senso che il Vangelo vi è tutto richiamato. Di fatto c'era soltanto un aspetto che andava completato, e questa lacuna è stata colmata da Giovanni Paolo II con l'aggiunta dei Misteri della luce. Un ulteriore motivo è che tutto ciò avviene in una prospettiva mariana privilegiata, perché in Maria la Chiesa trova la propria immagine e modello. Infine, si devono ricordare le finalità privilegiate che al Rosario possono essere attribuite come intenzioni dell'orante: la pace nel mondo e la comunione nella famiglia».

Spiega anche, perché vale la pena di riproporre a chiunque questa preghiera:

«Oggi c'è una rinnovata esigenza di meditazione. È un dato di fatto che sotto lo stimolo di altre religioni, anche l'uomo occidentale stia riscoprendo il bisogno di rientrare in sé stesso. Nella tradizione spirituale e nella parola della Scrittura la grande esperta è Maria: il vangelo di san Luca ce la mostra come "donna della contemplazione", che conservava nel proprio cuore tutte le parole che ascoltava. Il Rosario, se recitato secondo le indicazioni offerte da Giovanni Paolo II nella Rosarium Virginis Mariae (ascoltando la Parola a ogni Mistero, facendola sedimentare in silenzio nel cuore, meditando la clausola cristologica aggiunta all'Ave Maria), rappresenta realmente un modo di contemplare in profondità il mistero di Cristo. Il Rosario, infatti, non è una preghiera a Maria, bensì con Maria: è la contemplazione del mistero di Cristo fatta con gli occhi e con il cuore di Maria».

 

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