Parole “dure” ma votate al “bene”…

17.07.2014 19:05

La lettera del parroco di Pescopagano in seguito ai fatti di Mandragone e Castelvolturno

 

Alla luce di quanto è accaduto in questi giorni, cioè le diverse manifestazioni di protesta avvenute sul “viale Pavoncelli” in Pescopagano, Comune di Mondragone, e sul viale della “Consortile”, Comune di Castelvolturno, desidero “fraternamente” analizzare il problema e “ripensare” su quanto è accaduto. Il territorio da anni (ben più di 34 anni) versa in una situazione di “abbandono” e “disagio”. Pertanto, chiede d’essere “ascoltato” e esige “soluzione” per il bene di ogni cittadino.

I problemi sono di natura diversa e di particolare “gravità”. Non c’è soltanto bisogno di una presa di atto della situazione, ma che a livello regionale, provinciale - e perché non anche a livello nazionale - venga promosso un programma di “riqualificazione” del territorio, cadenzato a “tappe” in “tempi brevi”. In quest’ordine di idee, intendo presentare un’analisi che, pur essendo “personale”, rispecchia “oggettivamente” la situazione di fatto:

1. iniziamo col soffermarci su quanto è accaduto domenica sera, dalle 20.00 alle 23.00. Gli atti di violenza non sono mai “giustificabili” e “giustificati”, giacché portano a conseguenze inevitabili e irreparabili

(come, di fatto, è accaduto!). Se ciò è successo, è stato motivato da uno stato sociale “particolare” in cui Pescopagano versa, conosciuto purtroppo da “tutti”, ma non “considerato” a sufficienza (es. Pescopagano è ancor oggi “condominio”: è mai possibile?). Parliamo di un “fazzoletto” di terra, avente come Comune di riferimento Mondragone, confinante con Castelvolturno e Cancello Arnone. Non contando più di 800 residenti (per il lato di Mondragone), si presenta ancora terra “da sistemare”. Mancano le fogne, le luci, le strade. Un grande numero di case sono abbandonate e, di queste, molte dissestate. Urge una “riqualificazione” dell’intera zona, venendo incontro dapprima ai residenti e, in seguito, a chi viene ad abitare in affitto (italiani o stranieri). Annoto che la popolazione, composta da etnie diverse, non ha mai avuto difficoltà ad “accogliere” tutti. Non vige “discriminazione”! Essa chiede soltanto la “presenza” e il “controllo” costante e assiduo degli organi competenti;

2. segue, la considerazione sul degrado della “terra” di Pescopagano. La situazione di “abbandono” permette che la delinquenza “prolifichi”, in quanto trova terreno “secondo le proprie necessità”. A testimonianza di questo, basti ricordare alcune lamentele di coloro che vivono in Pescopagano: “Non c’è casa che oggi non sia stata visitata, svaligiata, derubata una, due, tre… volte. Si è costretti a ‘vegliare’ notte e giorno sui propri beni, temendo di essere derubati di quel ‘poco’ che si ha. Lo spaccio della ‘droga’ trova sempre più ‘terreno’, a causa della mancanza di proposte di lavoro e non”. La tensione è così “tesa”. Si respira un aria paragonabile a un “coprifuoco coatto”. Di conseguenza, la serenità ha lasciato lo spazio a “relazioni sospettose”. La fiducia verso l’altro (sia esso italiano e non) sta compromettendo seriamente ogni “relazione fraterna”, dando vita a quotidiani incontri protesi all’interesse, alla convenienza e all’utilità personale, strumenti corrispondenti a una esigenza naturale di “sopravvivenza”;

3. poi, le Forze dell’Ordine, impegnate sul territorio, fanno fatica a rispondere a tutte le esigenze, ormai diventate “continue” e “assurde”. Gli stessi Organi Sociali non riescono a “intervenire” in modo adeguato, “progettando” soluzioni concrete. La risoluzione dei problemi è data al “momento”. Manca una “progettualità” a lungo termine. Le stesse Autorità Politiche non sanno più cosa “presentare”, giacché i “problemi” vengono a superare le loro stesse forze, mentre il “popolo” deluso si “siede”, preferendo la via del “lasciarsi andare” o “reagendo” con azioni di “giustizia privata”. Se non ci fosse la “buona volontà” di “quei pochi” che, ancora oggi, credono a una “recupero” della zona, Pescopagano sarebbe già da tempo un “cadavere” in stato di putrefazione “avanzato”;

4. ancora, sembra proprio che la zona respiri e viva “la crisi economica nazionale”. Il territorio constata una presenza di “poveri” che domandano “dignità” e “attenzione” provenienti da varie parti d’Italia. Mancano “strutture sociali” capaci di dare “speranza” ai piccoli, ai giovani, agli anziani. Se ve ne sono quanto mai poche… ‘pace’, pari a delle “mosche bianche”. La Chiesa, impegnata da “sempre”, conosce bene “l’odore di ogni sua pecora”, agendo, secondo le sue possibilità. Difatti, diverse sono le attività e le iniziative caritative che interpellano italiani, rom, stranieri e il “povero di turno”. Di queste opere, considerevoli sono: a) l’azione di “educazione dei piccoli” che, da ben 25 anni, è promossa dai Missionari e dalle Missionarie della “Piccola Casetta di Nazareth”, sezione “Stella degli Angeli” in Pescopagano; b) l’opera pastorale della comunità parrocchiale della Chiesa “San Gaetano Thiene” che sostiene e difende, senza indugio, la dignità di “ognuno”, facendosi “vicina” a tutti, cercando di dare una “prima risposta” alle esigenze loro materiali e spirituali; c) la presenza dei Missionari Comboniani e dei loro collaboratori, attenti al “fratello straniero”, è un “dono” del tutto particolare, “carisma” che tiene in conto l’immigrato “spaurito” e “abbandonato a se stesso”, in quanto privo di “voce”; d) le diverse e non poche Associazioni ONLUS (es. Centro Laila ed Emmanuel) che, indefessamente, svolgono “azioni sociali”, a carico personale, per ridare “sorriso” e “asilo” a chi da tempo piange; e) le non poche “iniziative” foraniali e diocesane. Si veda, ultimamente, l’azione tempestiva e programmatica del nuovo Vescovo Orazio Francesco Piazza verso coloro che sono “senza lavoro, in situazioni precarie e di indigenza” (siamo dinanzi a un ripensamento dell’“essere Chiesa”, “comunità” e “persona”). Egli stesso, in questi giorni, ha ribadito di voler quanto prima organizzare una “tavola rotonda” di Autorità civili, militari e religiose per risolvere “definitivamente” il caso “serio” di Pescopagano.

A mo’ di conclusione, non possono non riconoscere che Pescopagano è il “segnale forte” di un malessere che, nel “piccolo”, svela il “malore” nazionale. Constato che viviamo in una “società” malata che “grida” per avere un “primo soccorso”, mentre è consapevole d’essere già stata posta sul lettino, nella corsia di turno del più vicino “pronto soccorso”. C’è bisogno di ritornare a “se stessi”, a quel “Dio crocifisso” per amore, a relazione “amicali” semplici, a progettare “insieme” cammini di “speranza”, a interessarsi dell’altro, a “promuovere” azioni caritative e sociali “comuni”, a “farsi carico” del malessere dell’altro, a “gesti di generosità”, aprendo anche il “proprio portafoglio” e mettendo se stessi in “gioco”. Non è possibile rimanere “indifferenti”! Pescopagano, “ferito”, vuole “attenzione” ed esige gesti che la “riconoscano”.

Non poche sono le famiglie residenti che vogliono il suo “bene”. Pur essendo “terra malata” non è ancora “decomposta”. Nessuno, per ora, ha “suonato” e “cantato” su di lei il “canto funebre”. Anzi, c’è vita… tanta vita. Basti entrare in una delle sue “case” è ritrovarsi dinanzi: a un gruppo di bambini (di diverso “colore” e di provenienza da stati sociali diversi); a un padre “sorridente” in quanto sporco del lavoro svolto in quella giornata; a una madre attenta e interessata al “bene” di quella sua famiglia che considera un “dono” del cielo. Incoraggio, in questo modo, “chiunque” sta combattendo per il bene del territorio, invitando a non “demordere”. Avanti! Certamente dovranno essere ripensati i modi, ma c’è bisogno che il popolo di Pescopagano “agisca” per il “dialogo”, l’“incontro”, il bene di “ogni persona” italiana e straniera. Vicino a ognuno, a nome della comunità religiosa che rappresento, “La Piccola Casetta di Nazareth”, della comunità parrocchiale “San Gaetano Thiene” e della Diocesi di Sessa Aurunca, ricordo la vicinanza paterna del Vescovo Francesco Piazza, pronto, assieme e con ognuno di noi, a “combattere” per vincere la “battaglia”. La Vergine Santa, colei che cantò il Magnificat, sia la “guida” di questo cammino di “comunione” che porti a “tavole rotonde” per progetti concreti e per il bene di ogni “anima”.

15 luglio 2014 – Pescopagano                                                                                                                          

p. Guido m.pcn