Papa Francesco: nella comunità cristiana “nessuno è straniero” e tutti “meritano accoglienza e sostegno”

25.11.2014 19:37

 

Città del Vaticano - “Oggi, nonostante gli sviluppi avvenuti e le situazioni, a volte penose e persino drammatiche, che si sono registrate, l’emigrazione resta ancora un’aspirazione alla speranza”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco incontrando i partecipanti al VII Congresso Mondiale della Pastorale delle migrazioni, promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti che si è svolto presso la Pontificia Università Urbaniana a Roma sul tema “Cooperazione e sviluppo nella pastorale delle migrazioni”. Per il Papa, “soprattutto nelle aree depresse del pianeta, dove la mancanza di lavoro impedisce la realizzazione di un’esistenza dignitosa per i singoli e per le loro famiglie, è forte la spinta a ricercare un futuro migliore altrove, anche a rischio di delusioni e di insuccessi, provocati in gran parte dalla crisi economica che, in misura diversa, tocca tutti i Paesi del mondo”.
Dopo aver ringraziato “per l’impegno e la sollecitudine” verso uomini e donne che anche oggi intraprendono il “viaggio della speranza” sulle strade dell’emigrazione, il pontefice, citando il tema del Congresso,ha detto che “la connessione tra cooperazione e sviluppo evidenzia, da un lato, i differenti interessi degli Stati e dei migranti e, dall’altro, le opportunità che potrebbero derivarne per entrambi. In effetti – ha aggiunto - i Paesi che accolgono traggono vantaggi dall’impiego di immigrati per le necessità della produzione e del benessere nazionale, non di rado limitando anche i vuoti creati dalla crisi demografica. A loro volta, i Paesi dai quali partono i migranti registrano una certa attenuazione del problema della scarsità di impiego, e soprattutto traggono beneficio dalle rimesse, che vengono incontro alle necessità delle famiglie rimaste in patria. Gli emigrati, infine, possono realizzare il desiderio di un futuro migliore per sé stessi e per le proprie famiglie”.
Papa Francesco ha quindi evidenziato alcuni problemi a partire dal riscontro nei Paesi di provenienza dei migranti, dell’impoverimento dovuto alla perdita delle “menti” migliori, la “fragilità di bambini e ragazzi che crescono senza uno o entrambi i genitori, e il rischio di rottura dei matrimoni per le assenze prolungate. Nelle Nazioni che li accolgono, di riflesso, vediamo difficoltà d’inserimento in tessuti urbani già problematici, come pure difficoltà di integrazione e di rispetto delle convenzioni sociali e culturali che vi trovano”.
Francesco ha quindi sottolineato il ruolo svolto dagli operatori pastorali: “ruolo prezioso di invito al dialogo, all’accoglienza e alla legalità, di mediazione con le persone del luogo di arrivo. Nei Paesi d’origine, invece, la prossimità alle famiglie e ai giovani con genitori migranti può attenuare le ricadute negative della loro assenza”.
Per il Papa la comunità cristiana è “continuamente impegnata ad accogliere i migranti e a condividere con loro i doni di Dio, in particolare il dono della fede. Essa promuove progetti nell’evangelizzazione e nell’accompagnamento dei migranti in tutto il loro viaggio, partendo dal Paese d’origine attraverso i Paesi di transito fino al Paese di accoglienza, con particolare attenzione a rispondere alle loro esigenze spirituali attraverso la catechesi, la liturgia e la celebrazione dei Sacramenti”. purtroppo i migranti vivono spesso “situazioni di delusione, di sconforto e di solitudine. In effetti, il lavoratore migrante si trova teso tra lo sradicamento e l’integrazione. E anche qui che la Chiesa cerca di essere luogo di speranza: elabora programmi di formazione e di sensibilizzazione; alza la voce in difesa dei diritti dei migranti; offre assistenza, anche materiale, senza esclusioni, affinché ognuno sia trattato come figlio di Dio”. Nell’incontro con i migranti – ha poi spiegatoil Papa – è “importante adottare una prospettiva integrale, in grado di valorizzarne le potenzialità anziché vedervi solo un problema da affrontare e risolvere. L’autentico diritto allo sviluppo riguarda ogni uomo e tutti gli uomini, in visione integrale. Questo richiede che si stabiliscano per tutti livelli minimi di partecipazione alla vita della comunità umana. Tanto più è necessario che ciò si verifichi nella comunità cristiana, dove nessuno è straniero e, quindi, ognuno merita accoglienza e sostegno”. La Chiesa, “oltre ad essere una comunità di fedeli che riconosce Gesù Cristo nel volto del prossimo, è madre senza confini e senza frontiere”. “È madre di tutti e si sforza di alimentare la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, dove nessuno è inutile, fuori posto o da scartare”, ha detto poi il pontefice concludendo il suo intervento sottolineando che i migranti, con “la loro stessa umanità, prima ancora che con i loro valori culturali, allargano il senso della fraternità umana. Nello stesso tempo, la loro presenza è un richiamo alla necessità di sradicare le ineguaglianze, le ingiustizie e le sopraffazioni. In tal modo, i migranti possono diventare partner nella costruzione di un’identità più ricca per le comunità che li ospitano, così come per le persone che li accolgono, stimolando lo sviluppo di società inclusive, creative e rispettose della dignità di tutti”. (Raffaele Iaria)