PADRE SKODA: PASTORALE MIGRATORIA WORK IN PROGRESS

02.07.2014 21:46

 

Roma - “La pastorale etnica seppure rimane una forma iniziale fondamentale e necessaria per creare un ambiente accogliente e famigliare per il migrante e la sua famiglia nei primi tempi, deve gradualmente aprirsi alla pastorale integrale e integrata come pastorale d’insieme della chiesa prima di tutto locale”. Ad affermarlo è stato, questo pomeriggio, padre Aldo Skoda, intervenendo al corso di formazione per operatori pastorali promosso dalla Fondazione Migrantes. “Tale dinamismo - ha spiegato - richiede che ogni attore religioso e sociale sia disposto a intraprendere il percorso della consapevolezza-conoscenza-abilità verso un dialogo fruttuoso e una cooperazione concreta”. 
 
Le migrazioni politiche, economiche e religiose di singole persone e di intere comunità “non sono un fenomeno marginale che esige risposte di emergenza, ma sono - ha detto ancora il religioso scalabrianiano - divenute un fenomeno strutturale che coinvolge tutte le nazioni ed incide profondamente sulla vita sociale, culturale, religiosa ed economica delle nazioni di partenza e di accoglienza 
Cambiamenti considerevoli registra anche il panorama religioso italiano per la compresenza di molte religioni e culture”. Per padre Skoda la pastorale migratoria “è sempre un work in progress: comporta un continuo approfondimento della visione teologica che ne sta a fondamento, una conoscenza dei fenomeni sociali attuali e in particolare dei processi migratori nella loro evoluzione e un’attenta considerazione delle varie modalità di esprimere l’unica fede, derivanti dall’inculturazione del vangelo”. 

 

Nell’era della globalizzazione, in cui le migrazioni sono un fenomeno strutturale, la pastorale migratoria - ha spiegato - non può più essere considerata solo una pastorale settoriale e specifica transitoria, destinata a dileguarsi nel tempo, ma è di sua natura parte integrante della pastorale ordinaria. È necessario superare la separazione tra la pastorale ‘parrocchiale’ e quella ‘di lingua straniera’ attraverso un processo in cui entrambe si stimolano, si arricchiscono e si trasformano reciprocamente, in vista di una pastorale dialogica e plurilingue’, attraverso la quale scopriamo e sperimentiamo la cattolicità della chiesa”. La convivenza tra vari popoli, lingue e culture in uno stesso territorio sollecita la chiesa ad essere “pienamente se stessa e a testimoniare la sua cattolicità: Per la sua origine e la sua nascita la chiesa è il nuovo popolo di Dio che proviene ed è costituito da tutti i popoli ed il cui ‘primo biglietto da visita dinanzi alla storia’ è la sua universalità”.