Nuovi Cardinali

15.01.2015 20:50

 

Francesco ha annunciato all'Angelus di oggi l'elenco dei 20 nuovi porporati che riceveranno la berretta rossa nel concistoro del prossimo 14 febbraio. 15 di loro diventano elettori in caso di conclave

ANDREA TORNIELLI

CITTÀ DEL VATICANO

 

Papa Francesco ha annunciato i nomi dei nuovi cardinali che riceveranno la porpora il prossimo 14 febbraio. In tutti i nuovi «senatori della Chiesa» saranno venti, provenienti da 14 nazioni del mondo e da tutti cinque i Continenti. Quindici sono i neo-porporati con meno di ottant'anni e dunque elettori in caso di conclave. Cinque sono invece gli ultraottantenni. Ecco chi sono i nuovi membri del collegio cardinalizio con meno di ottant'anni e dunque elettori in caso di conclave:

Dominique Mamberti, Prefetto della Segnatura apostolica, unico curiale dell'elenco.

Manuel José Macário do Nascimento Clemente, patriarca di Lisbona (Portogallo).

Berhaneyesus Demerew Souraphiel, arcivescovo eparchiale di Adiss Abeba (Etiopia).

John Atcherley Dew, arcivescovo di Wellington (Nuova Zelanda).

Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo (Italia).

Pierre Nguyên Văn Nhon, arcivescovo di Hà Nôi (Viêt Nam).

Alberto Suárez Inda, arcivescovo di Morelia (Messico).

Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon (Myanmar).

Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok (Thailandia).

Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento (Italia).

Daniel Fernando Sturla Berhouet, arcivescovo di Montevideo (Uruguay).

Ricardo Blázquez Pérez, arcivescovo di Valladolid (Spagna).

José Luis Lacunza Maestrojuán, vescovo di David (Panamá).

Arlindo Gomes Furtado, vescovo di Santiago de Cabo Verde (Arcipelago di Capo Verde).

Soane Patita Paini Mafi, vescovo di Tonga (Isole di Tonga). I cinque ultraottantenni che, ha detto il Papa, si «sono distinti per la loro carità pastorale nel servizio alla Santa Sede e alla Chiesa» e «rappresentano tanti vescovi che, con la stessa sollecitudine di pastori, hanno dato testimonianza di amore a Cristo e al popolo di Dio sia nelle Chiese particolari, sia nella Curia romana, sia nel servizio diplomatico della Santa Sede», sono:

José de Jesús Pimiento Rodríguez, arcivescovo emerito di Manizales.

Luigi De Magistris, arcivescovo titolare di Nova, Pro-Penitenziere maggiore emerito.

Karl-Joseph Rauber, arcivescovo titolare di Giubalziana, nunzio apostolico.

Luis Héctor Villalba, arcivescovo emerito di Tucumán.

Júlio Duarte Langa, vescovo emerito di Xai-Xai.

Anche per questa volta, come nel concistoro del febbraio 2014, Francesco sembra aver seguito la regola non scritta e non sempre seguita di non elevare al cardinalato gli arcivescovi che hanno il predecessore porporato con meno di ottant'anni: non ricevono infatti la berretta i possibili candidati statunitensi a Los Angeles, Philadelphia e Chicago, né il nuovo arcivescovo di Madrid.

Dominique Mamberti, nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, è l'unica porpora curiale: l'ex «ministro degli Esteri» vaticano ricopriva infatti senza porpora l'unico incarico nei dicasteri della Santa Sede che prevede la berretta rossa, come stabilito nella costituzione apostolica «Pastor Bonus» di Papa Wojtyla.

Nessuna porpora per i presidenti dei pontifici consigli, organismi che di per sé non la prevedono (tranne quello per l'ecumenismo, guidato dal porporato svizzero Kurt Koch) e che sono peraltro destinati a essere accorparti nella riforma della Curia in corso. Né la berretta rossa è arrivata per il Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, il francese Jean-Louis Bruguès. Si conferma dunque la scelta papale di privilegiare i vescovi diocesani e all'interno di questa categoria, di manifestare particolare attenzione al sud del mondo e all'Asia.

Confermata anche l'indicazione già presente nel concistoro del febbraio 2014, vale a dire la fine di ogni automatismo per quanto riguarda le diocesi cosiddette «cardinalizie» per una tradizione non scritta, che vedevano il loro arcivescovo ottenere la porpora al primo concistoro utile. Già Benedetto XVI aveva cominciato, negli anni scorsi, a discostarsi da questa regola non scritta, facendo attendere anche i titolari di diocesi italiane, mentre in precedenza ricevevano la berretta nonostante il loro predecessore non avesse ancora compiuto gli ottant'anni.

Con la lista odierna, Papa Francesco prosegue su questa linea, che sia in Italia come in altri Paesi fa tramontare le cosiddette «diocesi cardinalizie», scegliendo invece di aggregare al collegio pastori di altre diocesi, come ad esempio in Italia gli arcivescovi di Ancona Edoardo Menichelli e di Agrigento Francesco Montenegro. Nella lista infatti, tra i 14 nuovi elettori a capo di diocesi, ben nove pastori di Chiese che non avevano mai avuto un cardinale (David, Valladolid, Morelia, Ancona, Agrigento, Tonga, Santiago de Cabo Verde, Yangon) o non lo avevano da decenni, come Montevideo.

Padre Federico Lombardi ha diffuso una nota proponendo delle chiavi di lettura sui criteri usati da Papa Francesco. «Rispetto al numero di 120 elettori, vi erano 12 posti “liberi” nel Collegio oggi o nei prossimi mesi. Il Papa ha superato leggermente questo numero, ma si è mantenuto molto vicino ad esso, cosicché esso è sostanzialmente rispettato».

«Il criterio più evidente - ha aggiunto - è quello della universalità. Fra i nuovi elettori sono rappresentati 14 Paesi diversi, dei quali 6 attualmente non avevano un cardinale e alcuni non lo avevano mai avuto. Se si contano anche gli emeriti i Paesi rappresentati sono 18. Fra gli elettori, ve ne sono 5 per l’Europa, 3 per l’Asia, 3 per l’America Latina (compreso Messico), 2 per l’Africa e 2 per l’Oceania. Non vi sono nuovi cardinali per l’America Settentrionale (USA e Canada) perché il loro numero è già consistente ed è rimasto stabile dallo scorso anno. (Vi è un nuovo cardinale messicano)».

«Si nota la presenza - spiega ancora il portavoce vaticano - di Paesi che non avevano avuto un cardinale (Capo Verde, Tonga, Myanmar…), di comunità ecclesiali piccole o in situazioni di minoranza. (Il Vescovo di Tonga è presidente della conferenza episcopale dell’Oceano Pacifico; la diocesi di Santiago de Cabo Verde è una delle più antiche diocesi africane; la diocesi di Morelia in Messico è in una regione travagliata dalla violenza».

«Si nota il fatto - dice ancora Lombardi - che vi sia un solo nuovo cardinale della Curia romana, mentre attualmente i cardinali “romani” sono circa un quarto degli elettori. Evidentemente il Papa intende considerare compiti cardinalizi quelli dei Prefetti delle Congregazioni e di poche altre istituzioni importantissime della Curia, come in questo caso il tribunale della Segnatura. Si conferma che il Papa non si ritiene vincolato alla tradizione delle “sedi cardinalizie” ‐ che era motivata da ragioni storiche in diversi Paesi ‐ per cui il cardinalato era considerato quasi “automaticamente” legato a tali sedi. Abbiamo invece diverse nomine di arcivescovi o vescovi di sedi che in passato non avevano avuto un cardinale. Ciò vale ad esempio per l’Italia, la Spagna, il Messico».

Il nuovo cardinale più giovane è l’arcivescovo di Tonga, Mons. Mafi (1961) che diventa il membro più giovane del collegio cardinalizio. Il più anziano è l’emerito di Manizales, monsignor Pimiento Rodríguez (1919).