NIGER. LE QUALITA’ DI UNO SCEICCO TUAREG

16.11.2014 08:53

Durante le soste lungo le piste del deserto alle pendici dell’Atlante, i Tuareg raccontano come un  principe è diventato lo sceicco dei Tuareg-Azjer.

Ai  piedi dell’Atlante, massiccio montagnoso del Sahara occidentale, vi era un regno potente governato da uno sceicco tanto saggio quanto buono. Aveva sposato la principessa Hamida che vuol dire gazzella: la giovane regina meritava quel nome per via della sua grazia e della sua fragilità. Un anno dopo le nozze diede alla luce tre gemelli e il padre e i sudditi furono pieni di gioia. Ma dalla gioia si passò presto al lutto perché dopo qualche mese la regina morì.

Ancora sotto il peso della triplice gioia e del grande lutto, il sovrano radunò i suoi ministri e consiglieri per sentire il loro parere su un problema che lo preoccupava anche se i figli erano ancora piccoli. I tre principi, eredi del trono, erano una grande speranza ma anche una fonte di timori: perché in futuro avrebbero potuto essere causa di tensioni e guerre fratricide. Che fare? Il ministro più crudele suggerì di esporre i tre neonati al sole ardente: il sopravvissuto sarebbe stato l’erede. Ma lo sceicco rifiutò una soluzione così barbara.

Il consigliere più stupido suggerì di cacciarli via tutti e tre, ma il sovrano non gli diede ascolto. Un altro propose di tirare a sorte chi sarebbe stato l’erede, ma anche questa idea non piacque. Il sovrano, dopo aver riflettuto, prese la sua decisione:  “Vivranno insieme ed avranno la stessa educazione – disse – Quando saranno grandi metterò alla prova la loro bravura e dopo potrò scegliere il più degno di salire sul mio trono. L’albero si giudica dai frutti!”.

Passarono vent’anni e i tre principi, sebbene educati allo stesso modo, svilupparono caratteri diversi. Uno amava i giochi di forza e di destrezza: sapeva domare un cammello in poco tempo, spezzava con una sola freccia una canna a cento passi di distanza, e superava i più forti guerrieri del regno. Perciò era chiamato Ben Hard, il principe forte. Il secondo amava gli studi e parlava varie lingue, conosceva il movimento degli astri e l’origine del mondo. Era chiamato Ben Huksen, il principe sapiente. Il terzo invece ignorava tutte queste cose ma sapeva cantare e suonava l’arpa divinamente. Lo chiamavano El Gazil, il principe simpatico. Era giunto dunque il tempo per metterli alla prova. Un giorno lo sceicco invitò a palazzo i tre principi e i nobili del regno e disse: “Figli miei, tutti e tre avete diritto al trono ed io non so chi scegliere. Per uscire dall’incertezza vi metterò alla prova: vi propongo di lasciare la corte e di compiere un’impresa degna di un re, poi sceglierò chi avrà compiuto I’azione più meritevole. Vi darò una settimana di tempo”.

Il principe  valoroso sellò il cavallo di battaglia, prese arco, frecce e scimitarra, e partì scomparendo in una nube di polvere. Il  principe sapiente prese penna, carta e calamaio, e un fascio di libri, e partì sul suo pacifico asino. Il principe simpatico partì tranquillamente a piedi con la sua arpa  a tracolla e s’incamminò lungo il corso d’un ruscello. Gli otto giorni sembrarono interminabili per lo sceicco impaziente, perciò accorse con gioia quando gli annunciarono I’arrivo di Ben Hard. Era coperto di polvere e di sangue, e  disse “Ho viaggiato per tre giorni fino ai confini del regno, finché ho incontrato un plotone di soldati che mi ha sbarrato il passo. Li ho vinti tutti e le loro teste pendono dalla sella del mio cavallo. Non sono forte come un re?”  “ Certamente – rispose il sovrano -. Ma aspettiamo il ritorno dei tuoi fratelli”.

Non aveva finito di parlare che entrò Ben Huksen. Aveva studiato tutta la settimana tanto che i suoi capelli erano divenuti bianchi. “Ho studiato le teorie degli antichi sapienti e degli astronomi – disse -. Ho osservato per tre notti la stella Ofioco che si congiungeva con Aldebaran, la più piccola stella del Toro. Posso dunque prevedere con certezza la marcia degli uragani e il regime delle piogge per i prossimi sessant’anni. Tanta sapienza non è degna d’un re?”  “ Certo – disse il sovrano -. Ma aspettiamo il terzo fratello”.

Il  sole stava tramontando e i cortigiani si complimentavano già con i due fratelli, certi che uno dei sarebbe stato certamente re. Ed ecco d’improvviso, portato dalla brezza serale, il canto di El Gazil accompagnato dagli accordi dell’arpa. “Arriva l’ultimo pretendente”,  disse scherzando lo sceicco. El Gazil pareva stanco ma nel suo sguardo brillava la solita gioia. “Ahimè! – esclamò tirando un sospiro -. Temo, sire, di portarvi una gran delusione perché io ho perso il mio tempo”.

Un mormorio di riprovazione salì dalla folla dei presenti. Egli continuò:  “Sono andato a Beni Unif a sei chilometri dal tuo palazzo. È un povero villaggio, e lì mi sono fermato per bere al pozzo. Ma íl pozzo era senz’acqua. Un vecchietto che custodiva una capretta tutta pelle ed ossa, mi ha dato un po’ di latte e mi ha consigliato di partire perché non avrei trovato nulla di buono tra quelle rovine. E mi ha spiegato che l’inverno scorso una bufera di sabbia aveva tappato il pozzo. La gente, scoraggiata, s’era dispersa portandosi via le bestie, ed ora il vento è rimasto l’unico padrone del luogo. Allora ho cominciato a suonare. Gli uomini rimasti nei dintorni sono venuti a sentire la mia arpa. Ho cantato la nobiltà della vita, la bellezza dello stare insieme e dell’aiutarsi a vicenda nelle difficoltà. Si sono uniti a me, prima i giovani e poi anche gli anziani. Abbiamo liberato il pozzo e l’acqua è ritornata; abbiamo rimesso in piedi i muri delle case e i tetti sfondati. Poi abbiamo cantato la gioia ritrovata. Per questo sono giunto in ritardo”.

Il vecchio sceicco scosse 1a testa pensieroso e disse: “Certamente sembra meno nobile scavare un  pozzo che conoscere il moto delle stelle o massacrare venti soldati. Ma io ti dico: tu sarai il mio successore, perché tu sai guidare gli uomini ed aiutarli a vivere felici”. Tutta la corte applaudì la saggia sentenza del sovrano e così El Gazil divenne signore dell’Atlante e gran sceicco dei Tuareg-Azjer.

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