... nel “deserto” guidati da San Daniele Comboni

03.10.2015 22:17

 

Il deserto, nel cammino spirituale dell’umanità e in modo particolare in quello ebraico e cristiano, è una parola evocatrice di un evento biblico, che designa un esodo, una pasqua, un passaggio dalla dispersione della schiavitù sotto gli idoli alla libertà dell’unificazione nella Terra della Promessa.

Il deserto biblico è simbolo d’un cammino verso Dio che chiama l’uomo ed esce ad incontrarlo. Il credente è un cercatore di Dio, che è la fonte di cui ha sempre sete. A questo sforzo umano, all’ascesa corrisponde quindi la discesa. E, anche se sembra che l’uomo va in cerca d’un Altro Assoluto che non conosce, ma dal qual si sente attratto, subito riconosce che quest’attrazione è causata in lui da un Dio che l’ha creato per comunicarglisi. Questo fatto cambia il senso dello forzo spirituale: non si tratta più di salire e prendere; in quest’ascesa si tratta di ricevere. Così l’avventura spirituale dell’uomo si trasforma in una storia e in un incontro.

Nella Bibbia, il deserto è presentato come il luogo privilegiato e il tempo provvidenziale, il Kairós, simbolo del dono e della sollecitudine divina verso il suo popolo, l’ambiente vitale, dove Israele nacque come popolo di Dio.

Quel lungo pellegrinare per 40 anni (40: il periodo di tempo necessario per l’avvento di una nuova generazione) è il paradigma dell’itinerario spirituale, mediante il quale l’uomo si converte veramente in amico di Dio, in strumento del disegno salvifico divino e realizza la sua vocazione e missione.

Il deserto, sotto l’iniziativa divina, designa l’esperienza d’un itinerario spirituale, mediante il quale il Popolo eletto e, nel suo seno, numerosi individui, prendono coscienza della loro vocazione e nello stesso tempo si convertono in strumenti capaci per la realizzazione del piano salvifico divino, che è universale.

L’esperienza d’Israele nel deserto si estende alla vita della Chiesa. Infatti, con il suo simbolismo, svolge una funzione indispensabile in ordine alla comprensione della sua condizione di comunità pellegrina in questo mondo, immersa fin d’ora nel Mistero di Dio-Trinità, fin d’ora cittadina della Patria Trinitaria, ma ancora in cammino verso il possesso totale e definitivo. Per questo è esposta alla prova finché non sia entrata definitivamente nel “riposo di Dio” (Eb 1,4), quando “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28).

 

DANIELE COMBONI, come ogni uomo di fede, percorse questo cammino spirituale, si mise cioè alla “scuola del deserto”, perciò nella sua vita è possibile mettere in evidenza le caratteristiche fondamentali d’una spiritualità, che possiamo chiamare “spiritualità del deserto”. È un cammino all’inizio personale e poi proseguito e condiviso con la Nigrizia, una volta che questa entra nel processo di rigenerazione, del quale Comboni è servo-guida. Perciò la Terra Promessa che si profila allo sguardo di Comboni ha come approdo immediato la Nigrizia da rigenerare e quindi la Nigrizia soggetto della propria rigenerazione; approdo finale per tutte e due è l’Eternità.

Gli elementi di questo itinerario spirituale condiviso tra Comboni e la Nigrizia possono essere raggruppati intorno a tre assi:

  1. Dio: l’Assoluto del deserto

  2. Fecondità del deserto

  3. Meta del deserto: la Terra Promessa, nel suo approdo immediato e finale. 

 

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