Migranti: partner nello sviluppo del Paese

20.11.2014 18:33

 

Durante il Congresso Mondiale della Pastorale delle migrazioni, si è sottolineata l'importanza del ruolo della famiglia nel fenomeno

 
Diaspora e cooperazione allo sviluppo: è questo il tema della prima giornata di lavori del Congresso Mondiale della Pastorale delle migrazioni che si sta svolgendo in questi giorni presso la Pontificia Università Urbaniana. Dopo il discorso di apertura pronunciato ieri dal cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli itineranti, l’onorevole Angelino Alfano, Ministro dell’Interno, ha definito il fenomeno migratorio come “una priorità politica e istituzionale” e l’accoglienza una “scelta responsabile che l’Europa deve compiere”.
 

Dello stesso parere anche l’ambasciatore William Lacy Swing, direttore generale dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, il quale ha sottolineato “la priorità assoluta di accogliere tutti i migranti e salvare ogni singola vita umana, come ha fatto l’Italia con l’operazione Mare Nostrum”. L’ambasciatore Swing ha evidenziato la necessità di una cooperazione più funzionale fra gli Stati dell’Unione europea per affrontare al meglio le operazioni di salvataggio.

Da parte sua la Chiesa ha un compito ben preciso, quello di “accompagnare Paesi e popoli sulle strade spesso dolorose e piene di incognite della dislocazione”, combattendo qualsiasi fenomeno di criminalità, ha affermato mons. Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i rapporti con gli Stati.

Anche le famiglie ospitanti hanno un ruolo fondamentale rispetto all’accoglienza degli immigrati: essendo “la famiglia fonte della cultura della vita, questo vale anche nei confronti del fenomeno migratorio, che ha assunto dimensioni strutturali nella società di oggi. La cura della famiglia migrante esige non soltanto la cooperazione tra il Paese d’origine e il corrispondente Paese di destinazione, ma anche una forte cooperazione tra la Chiesa d’origine e la Chiesa che accoglie”.

Lo ha sottolineato mons. Joseph Kalathiparambil, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, il quale ha inoltre specificato che le analisi fornite in queste giornate di lavori mireranno soprattutto a “riconoscere e a sottolineare il ruolo importante che i migranti svolgono come partner nello sviluppo dei Paesi di origine, di transito e di destinazione e a riconoscere la necessità di migliorare la percezione pubblica dei migranti”. Di questi il 49% sono donne, per questo ampio spazio sarà dedicato a loro, ormai “attrici in prima linea nella società di oggi”, e ai giovani migranti.

Durante le sessioni di lavori pomeridiani sono stati proposti dei suggerimenti concreti che porteranno alla formulazione di un documento finale, una sorta di bussola per l’approccio pastorale dei prossimi cinque anni. Non solo una condivisione di esperienze in cui rimanere “passivi e in silenzio”, ma proposte effettive per il prossimo futuro.