Migranti: a Palermo una preghiera in memoria delle giovanissime Rahel, Fiori e Mhret

03.06.2015 19:55

Il ricordo delle comunità etiope e eritrea e dei laici comboniani. Le ragazze sono morte in seguito a forti ustioni riportate in Libia prima di imbarcarsi per raggiungere la Sicilia, circa due mesi fa. "Un dramma nel dramma di assoluta inumanità"

01 giugno 2015 - 12:51
PALERMO - Un raccoglimento silenzioso, intervallato da una preghiera semplice, scandita da alcuni gesti simbolici. Ieri sera, presso il Foro Italico di Palermo, la comunità etiope, quella eritrea e i laici comboniani hanno ricordato Rahel, Fiori e Mhret, le tre giovanissime migranti morte in ospedale a causa delle gravi ustioni riportate per lo scoppio di una bombola in Libia, costrette a mettersi in viaggio nei barconi per raggiungere le coste siciliane: un viaggio di oltre 48 ore. Arrivate gravissime due mesi fa e subito ricoverate negli ospedali di Palermo e Catania, sono morte nei giorni scorsi.
Ieri sera, i partecipanti si sono raccolti in cerchio davanti a un tappeto colorato, simbolo di vita arricchito da fiori, semi e un vaso con della terra. Dopo la recitazione di una preghiera animata dal padre comboniano Domenico Guarino, ognuno ha deposto un fiore e gettato un seme nella terra. "Il nostro raccoglimento è fatto soprattutto di gesti più che di parole - ha detto padre Guarino - affinchè la memoria di queste vittime possa spronarci a continuare il nostro cammino di vita e di speranza".
La cerimonia in ricordo di Rahel, Fiori e Mhret
"La vita stessa è speranza perchè è un dono che nessuno può toglierci - dice Lea Silvestri della comunità di Sant'Egidio -. Queste tragedie continuiamo a sperare che non avvengano più perchè attraversare il mare Mediterraneo, con tutti gli stenti della situazione e con uno stato gravissimo di salute, è stato un dramma nel dramma di assoluta inumanità".
"Due delle ragazze erano ricoverate al Civico di Palermo - aggiunge Yodit Abraha, mediatrice culturale della Caritas - mentre una era al Cannizzaro di Catania. Questa traversata del Mediterraneo è stata una tragedia nelle tragedie. Ci sentivamo in dovere di ricordare e salutare queste ragazze i cui corpi sono ancora nelle celle frigorifere in attesa che i parenti possano arrivare. Abbiamo chiesto, infatti, volutamente di fermare la tumulazione perchè siamo riusciti a metterci in contatto con alcuni parenti per favorire che le salme possano essere identificate dai familiari ed essere portate nei loro Paese. Questo è sicuramente un esempio di eccellenza - rispetto ai tanti morti nel mediterraneo a cui non è stata data nè memoria nè sepoltura - proprio per il lavoro proficuo di rete tra associazioni e istituzioni (magistratura) che stiamo facendo per restituire una morte dignitosa a queste ragazze. Nel caso di Rahel che era una minorenne, aspettiamo che il padre ottenga il visto per riconoscere la salma e poterla portare nel suo Paese. Questo per noi è motivo di speranza, una speranza che cammina attraverso tutti coloro che ogni giorno si rimboccano le maniche in maniera diversa per stare vicino ai migranti". (set)
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