Lo "stupore" in Maria, Madre di Gesù

10.10.2015 13:42

 

Mi affascina soffermarmi intorno alla figura di Maria sentendola madre e sorella nel mio cammino di fede, che considero pellegrinaggio fatto di stupore e ammirazione di Dio, che fa cose grandi. Maria, la piena di grazia, è persona di molto stupore, di poche parole e di grandissimo ascolto. Luca, fin dal primo racconto, quello dell’annunciazione, presenta Maria turbata poi stupita, e quindi pronta a camminare nell’ imprevedibile novità di Dio. Luca precisa: “ Maria a quelle parole, rimase turbata” (Lc 1,29). Dopo aver superato il turbamento, dinanzi all’inatteso saluto dell’Angelo ed al fatto che questi le comunica non solo di divenire madre, ma di divenire madre di un Messia che è unicamente figlio di Dio, si autodefinisce la ‘schiava del Signore’ e decide gioiosamente di mettersi nelle sue mani, con una espressione che significa: “La mia vita è nelle tue mani, o Signore. E tale sia!” (Lc 1,38). Ma è dovuta passare dal turbamento allo stupore della fede. Il termine greco ‘turbarsi’ indica il turbamento vissuto delle donne al sepolcro (cf Mc 16, 5-6). Esse si sono, d’improvviso, trovate dinanzi a una novità che sconvolgeva i loro piani, le loro convinzioni, le loro emozioni. Il 'turbamento' rivela la percezione che la vita sta per prendere una piega totalmente nuova, come se venisse scossa da un terremoto che fa sobbalzare la terra. Quando, però, il turbamento si traduce in stupore, allora, ci si innalza fino a Dio. Nella Bibbia lo stupore è la condizione necessaria per ascoltare Dio e per aprirsi al suo mistero d’amore. Lo stupore non è, quindi, una reazione di poco conto, è via alla fede come pellegrinaggio gioioso. Il discepolo è uno che si lascia stupire da Dio, si pone in cammino nella sua via, confortato dalla sua Parola e dalla sua presenza.

Maria, che si è posta nelle mani di Dio, si mette in cammino e va da Elisabetta che la saluta in modo insolito: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno”. Anche Elisabetta è attraversata da grande stupore: “ A che debbo che la madre del mio Signore venga fino a me?”. “ Beata colei che ha creduto” (Lc 1,42-45). Vede in Maria la credente che si affida a Dio e parte, come Abramo, e come prega il salmista: “Beato chi trovando in te la sua forza decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 83). Maria sa di essere beata (felice) perché Dio l’ha colmata della sua benedizione. Risponde ad Elisabetta lodando Dio, che l’ha benedetta. La lode ricevuta, dalla bocca di Elisabetta, rimbalza verso il Signore, che non finisce di stupire. Maria parla ad Elisabetta parlando del suo Dio, parlando, con cuore aperto, e pieno di entusiasmo, al suo Dio: “Magnificat”!

Il cantico di Maria (Lc 1,46-55) rievoca i grandi temi biblici, che mostrano Dio capace di fare cose nuove, di rendere possibile l’impossibile, di cambiare le sorti della storia, e come diremmo oggi, di far cadere i muri di Berlino. Maria ha capito che lei è una semplice creatura, ma Dio, che è intervento nella sua vita, è il vero grande! In lei ha fatto grandi cose. Se le ha fatte per lei, le compie anche per tutto il popolo d'Israele. Così come ha agito con fedeltà nel passato sta operando nel presente e opererà con la stessa fedeltà nel futuro. Un altro momento di gioia e stupore di Maria è, senza dubbio, la nascita di Gesù. Anche in questo evento, Maria è donna dello stupore che le favorisce il ‘conservare’ (= radicare nel cuore) la Parola. Il bambino annunciato, come figlio di Dio, nasce in una umiltà che non può non stupire.

È possibile tutto questo! Così il figlio di Dio!

Nella linea di un crescente stupore, Luca presenta la nascita di Gesù con una serie di personaggi, posti in questo ordine: l'imperatore, il governatore, Giuseppe, Maria e il bambino. Maria, certamente, comprende che l’ultimo personaggio, il bambino, il più umile ed indifeso, è il vero grande. Ella, silenziosamente, lo avvolge in fasce. Non è questo un particolare insignificante. Secondo Sap 7, 4-5 richiama il re Salomone, che era stato avvolto in fasce. L’umile bambino di Betlemme, è il vero principe della pace. Maria lo aveva capito!

Ed ancora, intorno a questo bambino ci sono i pastori che, socialmente ultimi, accolgono l'annuncio e, pieni di gioia, vanno a trovare il bambino. Ci sono anche “tutti quelli che udirono”. Infine, c’è Maria. Di questi tre gruppi la figura centrale è Maria. Non solo perché è la madre ma perché, avvolta dallo stupore, osserva e non parla. È l’unica che, con stupore, interroga gli avvenimenti, apparentemente strani, per ascoltarli e viverli come parola di Dio, senza perderne alcuno. Luca sottolinea che tutti quelli che udirono si meravigliarono. Quale l’effetto della loro meraviglia? Essa viene sopraffatta dal quotidiano. Di tutti questi non sappiamo più nulla. I pastori lodano Dio. Quale l’effetto di questa lode? Anche di essi non sappiamo più nulla. Maria, invece, “Conservava queste cose meditandole nel cuore”. Li conserva e medita perché, pur non comprendendo subito tutto, si lascia stupire! Negli avvenimenti che confrontava l’uno con l’altro continuava, infatti, ad ascoltare la parola di Dio e a dichiararsi la sua serva o la schiava nelle mani del suo padrone. L’espressione che chiude il racconto della nascita di Gesù chiude anche il racconto del ritrovamento al Tempio e dei racconti dell’infanzia. Gesù a Maria ed a Giuseppe, stupiti nel vederlo ragionare con i dottori delle legge, risponde: “Perché cercarmi? Non sapevate che debbo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,48-52). Maria, avrà capito poco della risposta di Gesù, ma non ha permesso che l’incomprensione del momento amareggiasse il suo cuore. Al contrario, ha vissuto lo stupore che apre il cuore agli orizzonti di Dio che cura le miopie umane. Grazie a questo stupore, Maria continua a compiere il suo pellegrinaggio di fede, fin sotto la croce di Gesù, pronta a riceverci tutti nel suo cuore come figli.

Maria, madre di Gesù e madre nostra, ha vissuto la certezza di essere ‘nelle mani di Dio’. Questa certezza si chiama gioia, anzi è la gioia! È possibile viverla se, come Maria, ci si pone dinanzi a Dio con animo aperto e senza pregiudizio. È possibile se, come Maria , impariamo a ricercare il come rispondere a Dio e non tanto a domandare a Dio il perché delle sue decisioni e azioni. Il perché sgorga dalla pretesa di volere un Dio a nostro servizio e crea malessere e immobilità, il come nasce dallo stupore che pone nel cammino di Dio che fa splendere di luce anche la notte.

 

Per la riflessione personale

Come recuperare, oggi, che viviamo in un mondo fatto di tante parole, il valore dell'ascolto e del silenzio che suscita stupore e gioia di vivere, trasformandosi in sorgente di vera comunicazione con Dio, se stessi e gli altri?

Filippa Castronovo, fsp

 

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