L’AQUILA E LA GALLINA

22.10.2014 20:07

 

Racconto originale di James Aggrey (Ghana) ampliato da Leonardo Boff

 1. Come un'aquila è diventata gallina

Durante la crescita, nel nido di aquila possono accadere degli incidenti, per esempio che una roccia si stacchi trascinando con sé tutto, nido e aquilotti. Proprio così, una volta, sfortunatamente avvenne. E qui inizia la nostra storia.

 In un sonnolento pomeriggio estivo, un allevatore di capre tornava, dall'alto di una pianura verde, nella foresta atlantica del Nord dello Stato di Rio de Janeiro. Percorrendo le pendici di una montagna, d'un tratto notò un nido di aquile completamente fatto a pezzi. Semicoperta da piccoli pezzi di legna, scorse anche una giovane aquila, ferita alla testa. La credette morta, tutta insanguinata com'era. Si trattava di un'aquila rara, l'aquila-arpia brasiliana, minacciata di estinzione. Raccogliendola con cautela, pensò: La regalerò al mio vicino, che è un amante degli animali e sa impagliare rapaci, aironi, anatre selvatiche e cervi. Magari apprezzerà anche questo piccolo di aquila! E così gliela portò subito, tanto più che il sentiero passava vicino alla casa dell'impagliatore. Questi accolse allegramente l'allevatore di capre e guardò con meraviglia l'aquila-arpia, molto rara in quella regione. Provò anche una grande pena per lei, convinto come l'amico che fosse morta. La collocò con ogni cura sotto una cesta. Domani la impaglierò, meditò rassegnato fra sé. Anche se piccolo, sarà un esemplare superbo, che riempirà di grandezza qualsiasi sala! Il giorno dopo, l'uomo ebbe una gradita sorpresa. Sollevando il cesto, si accorse che l'aquila si muoveva leggermente. Comunque, l'animale era talmente giovane che aveva gli artigli ancora inguainati, presentava ferite in diverse parti del corpo e oltretutto pareva cieco. Di nuovo l'impagliatore provò pena per l'aquilotto e fu tentato di sopprimerlo per non farlo soffrire oltre. Trovava perfino altre ragioni per questo gesto. Le aquile-arpia uccidono tanti piccoli animali, rifletté, specialmente bradipi e scimmie. E disequilibrano il sistema ecologico perché ogni coppia ha bisogno di un territorio esclusivo di caccia di cinquanta chilometri quadrati, con incursioni in un raggio di oltre trecento chilometri. Si ricordò di aver letto sui giornali che, qualche tempo addietro, nella regione amazzonica erano stati ritrovati vicino a un nido i resti di quaranta lepri e più di duecento anatre. Sapeva anche che, in Australia, le aquile vengono uccise a centinaia per proteggere i canguri e altri piccoli animali. Siccome là non esistono avvoltoi, sono loro a mangiare gli animali putrefatti. Per questo sono così numerose. Aveva addirittura letto in un articolo sugli uccelli rapaci che, fra il 1950 e il 1959, erano state soppresse centoventimila aquile australiane. Pensava a tutto questo come giustificazione per l'atto che, pietosamente, voleva commettere. Ma in quel momento gli venne in mente la tradizione spirituale di Buddha e di san Francesco. Loro vivevano e predicavano una compassione sconfinata per tutti gli esseri che soffrono. Si ricordò anche dell'etica ecologica, secondo la quale: «Buono è tutto ciò che conserva e promuove la vita, cattivo è tutto ciò che diminuisce ed elimina la vita». Ripensò anche a una frase biblica: «Scegli la vita e vivrai». Per tutte queste argomentazioni si convinse di non dover sacrificare l'aquila. Decise di salvarla e incominciò, allora, a trattarla con affetto. Lei, però, reagiva poco. Non cercava cibo né si muoveva. Come la si collocava, così rimaneva. Senza luce e senza sole, l'aquila non è aquila. Ogni giorno l'impagliatore le portava dei pezzi di carne, riuscendo a farglieli ingoiare con grande difficoltà. Dopo un anno, comunque, l'aquila iniziò a percepire che i suoi sensi si svegliavano alla vita. Innanzitutto reagiva felice sentendo il rumore dei passi, quando le portavano un po' di carne. Tendeva la coda, di solito a forma di cuneo, e apriva allegramente le ali. Un'aquila adulta può raggiungere un' apertura alare di oltre due metri. L'aquila-arpia brasiliana misura due metri-due metri e mezzo da un'estremità all'altra delle ali e l'aquila delle Ande, il condor, addirittura due metri e novanta-tre metri e mezzo. In seguito l'aquila dell' impagliatore iniziò' a muoversi da sola. Girava per la sala e per il giardino, oppure si metteva su un tronco più alto. Infine recuperò la voce, il kau-kau tipico dell'aquila. Ma continuava a essere cieca. E gli occhi, per un'aquila, sono tutto. Il suo sguardo penetrante vede otto volte di più dell' occhio umano. La retina è in parte monoculare, orientata per le cose vicine, e in parte binoculare, diretta agli oggetti lontani. L'aquila vede e controlla tutto perché riesce a girare la testa a 180 gradi. Distingue il muso di un coniglio che si affaccia alla tana o una gazzella in mezzo agli arbusti da più di 1600 metri di distanza. Allora si lancia come una freccia. Contrariamente a quanto si pensa, questo rapace non uccide con il becco, ma solo con gli artigli che funzionano da pugnali. Artigli che nell' aquila-arpia sono più grandi e più affilati di quelli dell'orso bruno nordamericano. Poi il becco strappa pezzi di carne con l'aiuto della lingua, muscolosa e forte. Infine, l'impagliatore decise di mettere l'animale insieme alle galline. Certo, l'aquila non è una gallina, ma le galline potevano provocarla a vivere, a muoversi e, magari, risvegliare in lei l'immagine delle alture fino a indurla a cercare, un giorno, il sole. Chissà ... le sarebbero rinati gli occhi? Ma esisteva anche il rischio che l'aquila dimenticasse il cielo e il vasto orizzonte assolato e si adattasse ai confini ristretti del pollaio. Si sarebbe potuta comportare come una gallina. Sarebbe diventata davvero una gallina? E fu così che la giovane aquila continuò a essere allevata con le galline. Per due anni circolò, cieca, fra di loro. Si muoveva con difficoltà, perché i suoi artigli non erano stati fatti per camminare. Razzolava qua e là come fanno le galline, ma senza poter vedere. Ed ecco che, un bel giorno, l'impagliatore si rese conto di un miracolo. L'aquila vedeva. Sì, vedeva e già riconosceva il cibo. I suoi occhi erano enormi. In realtà, sono grandi quanto gli occhi umani, nonostante un'aquila pesi ventotto volte meno di un essere umano normale. Finalmente, l'aquila era perfettamente guarita! Dopo tre anni di cure pazienti, aveva recuperato il suo corpo d'aquila. Tuttavia, a furia di vivere con le galline, era diventata, anche lei, una gallina. Viveva con le galline, razzolava con le galline, dormiva nel pollaio con le galline. L'impagliatore, assorbito com' era dal suo lavoro, si era ormai abituato all'aquila-gallina fra le altre galline e se n'era dimenticato.

2. Come l'aquila-gallina si è svegliata

L'aquila aveva recuperato il suo corpo. Ma il cuore? Aveva forse perduto il suo cuore d'aquila? Questa domanda venne suscitata, un giorno, da un episodio curioso. Una mattina di sole, una coppia di grandi e imponenti aquile brasiliane sorvolò il pollaio. Fecero impetuosi voli radenti, attratte dai pulcini che circolavano laggiù, risvegliando in loro l'istinto e l'appetito. Si scatenò allora un fuggi fuggi generale, e le aquile non fecero razzia di pulcini solo perché l'impagliatore arrivò di corsa in loro aiuto. Una volta percepita la coppia di aquile nel cielo, l'aquila-gallina iniziò ad aprire le ali, a scuotere la coda e ad accennare piccoli voli. Il sole si stava svegliando nei suoi occhi. Il nostro impagliatore se ne accorse. L'aquila-gallina incominciava a risvegliare il suo vero essere. Il suo cuore di aquila tornava, a poco a poco, a battere. La coppia di aquile, infine se ne andò, con eleganti voli circolari. L’aquila-gallina si placò e gradualmente si riunì alle altre galline, ma qualcosa in lei era cambiato. Le volte seguenti, quando qualche aquila sorvolava lo spiazzo, lei girava la testa per poterla vedere meglio. Tentava di identificare le sue vere sorelle aquile. Accennava a piccoli voli scuotendo le sue ali gigantesche. Ma poi tornava alla sua seconda natura di aquila-gallina. A un certo punto l'impagliatore iniziò a rendersi conto di quei piccoli segnali. Disse tra sé: Un'aquila è sempre un'aquila. Possiede una natura unica. Dentro di sé ha le grandi altezze. Il sole abita i suoi occhi. L'infinito anima le sue ali ad affrontare i venti più veloci. È fatta per il cielo aperto. Non può rimanere qui in basso, sulla terra, legata all'aia come le galline. Qualche tempo dopo, l'impagliatore ricevette la visita di un amico naturalista. Parlarono degli uccelli della regione e andarono a osservare quell'aquila diventata gallina. Il naturalista rimase perplesso per la capacità di adattamento dell' aquila. Poi rifletté: Un'aquila non sarà mai una gallina. Possiede un cuore. Ed è un cuore di aquila. Che la farà volare, così che lei tornerà a essere completamente un'aquila. I due amici decisero allora di fare una prova. Volevano vedere quanto dell'aquila originaria vivesse ancora dentro l'aquila-gallina. L'impagliatore si mise sul braccio. una protezione di cuoio per non essere trafitto dagli artigli acuminati dell’animale. Con molta fatica riuscirono ad afferrarla, quindi l'impagliatore se la collocò sul braccio teso, reggendola con un po' di fatica perché pesava più di tre chili. Incoraggiato dall’amico, le parlò con voce imperiosa. «Aquila, non cesserai mai di essere un'aquila! Sei sopravvissuta già a tante disgrazie! Hai addirittura recuperato i tuoi occhi. Sei fatta per la libertà e non per la prigionia. Stendi dunque le tue ali! Alzati! Vola verso l'alto.» L'aquila sembrava intontita. Non accennò neanche un movimento. Infine, vedendo intorno a sé le galline che mangiavano mais, si lasciò cadere pesantemente. E si riunì a loro. Incoraggiato dall’amico naturalista, l'impagliatore non si perse d'animo. Ragionò con lui: «Un'aquila ha dentro di sé il richiamo dell'infinito. II suo Cuore sente i picchi più alti delle montagne. E per quanto abbia accettato una condizione di schiavitù, non cesserà mai di udire la propria natura di aquila che la chiama alle alture e alla libertà!» II giorno seguente, l'uomo acchiappò l'aquila quando si trovava ancora nel pollaio. Indossò di nuovo la protezione di cuoio e salì con il suo amico sul terrazzo di casa. Sotto lo sguardo carico di aspettative del naturalista, le disse con convinzione: «Aquila, dato che sei e sempre sarai un'aquila, svegliati dal tuo sonno. Libera la tua natura fatta per le alture. Lascia nascere il sole dentro di te. «Apri le tue ali! E vola verso l'infinito!» L'aquila sembrava completamente insensibile a parole così commoventi, distratta com'era a guardare in basso, dove le galline razzolavano il terreno e bevevano acqua nel trogolo. L'impagliatore allora la lanciò da lassù, nella speranza che si librasse verso l'alto. Lei invece precipitò pesantemente. Volò soltanto pochi metri, proprio come una gallina. L'impagliatore fece ancora uno, due, tre tentativi, ma l'aquila non accennava a volare. L'uomo commentò allora con il suo amico naturalista: «In effetti, in quest'aquila-gallina, la gallina sembra trionfare».

 3. Come l'aquila-gallina è tornata a essere aquila

A quel punto i due uomini ricordarono quanto fosse importante il sole per gli occhi dell' aquila. «È figlia del sole», rifletté il naturalista. «Fin da piccola ha imparato ad assorbirlo dagli occhi. La madre aquila tiene il piccolo rivolto verso il sole. Ne abitua gli occhi al suo splendore. Sicuramente è per questo motivo che le aquile, dalla nascita fino all'età adulta hanno gli occhi con i colori tipici del sole, come il giallo brillante o l'arancio intenso. E soltanto molto più tardi, a furia di guardare verso il suolo in cerca di prede, i loro occhi assumono il colore della terra e diventano castani.» L’impagliatore completò questo ragionamento con un'ipotesi: «Non sarà, magari, il sole a restituirle l'identità perduta? A rianimare il suo cuore addormentato?» Il naturalista si disse d'accordo. Il giorno dopo, molto presto, i due si alzarono prima che sorgesse il sole. L'alba era splendida. I profili delle montagne si stagliavano scuri sul fondo viola del cielo. Da oriente, i primi raggi doravano la sommità delle rocce, colorandole di rosso. Proprio verso est si diressero l'impagliatore e il suo amico naturalista, portando con sé l'aquila-gallina. Quando arrivarono sulla vetta il sole spuntò, delicato, oltre le montagne. I raggi erano dolci. La natura si svegliava, 'rigenerata, dal languore della notte. L'impagliatore di uccelli collocò la protezione di cuoio, sostenne con forza l'aquila e sotto lo sguardo fiducioso del naturalista le disse: «Aquila, tu che sei amica delle montagne e figlia del sole, io ti supplico: svegliati dal tuo sonno! Rivela la tua forza interiore. Rianima il tuo cuore nel contatto con l'infinito! Apri le tue ali potenti. E vola verso I'alto!» L'aquila si mostrò sorprendentemente attenta. Sembrava tornare in sé dopo un lungo oblio. Si guardò intorno, vide le montagne e rabbrividì. Ma per quanto l'impagliatore la incitasse con movimenti verso l'alto e verso il basso, lei non superava la paura. L'uomo non riusciva a farla volare. Allora, su consiglio del naturalista, la prese fermamente fra le mani e, per un buon lasso di tempo, la tenne con la testa in direzione del sole. Gli occhi dell'aquila si illuminarono. Si riempirono del fulgore giovanile del sole, giallo e arancio intenso. «Adesso sì che rinascerà come aquila! Il sole irromperà dentro la sua anima!» sostenne entusiasta l'impagliatore di uccelli. Con voce forte e decisa riprese: «Aquila, tu non hai mai smesso di essere un'aquila! Tu appartieni al cielo, non alla terra. Adesso mostra la tua vera natura. Apri i tuoi occhi. Bevi il sole nascente. Allarga le tue ali. Ergiti su te stessa e guadagna le alture. Aquila, vola!» La tenne saldamente per le zampe coperte di piume. La sollevò in alto. Le diede un ultimo impulso. Oh, sorpresa! L'aquila si erse, superba, in tutta la sua statura. Spiegò le lunghe ali titubanti. Stirò il collo in avanti e in alto, come per misurare l'immensità dello spazio. Prese il volo. Puntò verso il sole nascente. Zigzagando all'inizio, ma poi sicura, volò verso l’alto, sempre più in alto, fino a scomparire nell’estremo orizzonte L’aquila prigioniera era infine riuscita a erompere pienamente dalla gallina. Ormai era libera di volare, e di volare verso l'infinito. E così volò, volò fino a fondersi nell'azzurro del firmamento!