L'Antifona "Regina Caeli"

09.10.2015 18:09

 

Durante il tempo di Pasqua viene recitata la preghiera alla Vergine Maria: "Regina del cielo". Essa si intona molto bene al tempo liturgico e viene recitata al termine della Liturgia delle ore e, per ordine del papa Benedetto XIV, sostituisce la recita dell'Angelus nel tempo di Pasqua.

Questa preghiera ha anche una sua storia. L'autore non è conosciuto con certezza, comunque in genere si attribuisce al papa Gregorio V (Brunone dei conti Carinzia, papa dal 996 al 999), che fu il primo papa tedesco della storia.

L'antifona è composta di quattro versi, che in lingua italiana suonano:

Regina del cielo, rallegrati, alleluia!

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia!

E risorto, come aveva promesso, alleluia!

Prega il Signore per noi, alleluia!

 

Il contenuto: Regina del cielo: è un'affermazione della regalità di Maria, che riecheggia la visione dell'Apocalisse (12, 21), in cui si vede «una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle...».

 

Rallegrati: è un invito alla gioia e riecheggia l'annuncio dell'Angelo, «Ave, piena di grazia…», che a sua volta rimanda al profeta Sofonia (3, 14-15):

«Gioisci, figlia di Sion, - esulta, Israele,

e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme

il Signore ha revocato la tua condanna, - ha disperso

il tuo nemico.

Re d'Israele è il Signore in mezzo a te, - tu non vedrai più

la sventura».

 

Cristo, che hai portato nel grembo... La traduzione italiana non rende pienamente il senso del testo latino, che dice: Colui che hai meritato di portare.

L'essere Madre di Dio è un dono che Dio dà senza merito da parte di Maria? Lei stessa, infatti, affermerà: «perché ha guardato l'umilia della sua serva... Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente... (Lc1, 48-49), oppure, l'essere diventata la madre del Figlio di Dio è anche frutto della fede di Maria? Infatti sarà proprio Elisabetta che, «piena di Spirito Santo esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo... E beata colei che ha creduto, perché vi sarà compimento per le parole dette a lei da parte del Signore"» (Lc 1, 42.45).

Anche per Maria, quindi, si verifica quanto è detto di Abramo: «Per la promessa di Dio non esitò con incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia» (Rom 4, 20-229).

Perciò il papa s. Leone il grande, poteva affermare di Maria: «Viene scelta una Vergine dalla discendenza regale di Davide, la quale, dovendo dare alla luce un figlio divino ed umano, lo concepisse prima nella mente e poi nel corpo» (Ser. XXI, 1).

S. Leone, però, riecheggia quanto già aveva affermato s. Agostino (Serm. 215, 4 NBA, XXXII71, 240): «Ecco, dice, la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola. Avvenga, dice, il concepimento nella vergine senza seme virile; nasca per opera dello Spirito Santo e da una donna intatta, colui dal quale rinascerà per opera dello Spirito Santo la Chiesa intatta. Il Santo che nascerà da madre umana senza un padre umano, si chiami Figlio dì Dio. Poiché colui che è nato in modo mirabile da Dio Padre senza alcuna madre, bisognò che diventasse figlio dell'uomo; e come, nascendo in quella carne, uscì piccolo attraverso le viscere chiuse, così, una volta risuscitato entrò grande attraverso le porte chiuse. Sono cose meravigliose, perché sono cose divine; impossibili a dirsi perché non si possono scrutare. La parola umana non le può spiegare, perché neppure la mente umana le può comprendere. Maria credette, e in lei si compì ciò che credette. Crediamo anche noi, perché anche a noi possa giovare ciò che si è compiuto...».

 

P. Giacinto De Santis c.p.

 

Estratto da: Tempi dello Spirito 2004/161, pp.

 

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