L'Antifona "Alma Redemptoris Mater"

09.10.2015 12:41

 

È la prima delle Antifone finali della Liturgia delle Ore, cioè della preghiera ufficiale della Chiesa, che viene recitata ogni giorno dai sacerdoti, dai religiosi e da cristiani particolarmente impegnati nella vita della Chiesa.

Essa, per il suo carattere tipico di preghiera alla Madre del Redentore, viene usata in modo particolare nel tempo di Natale.

L'autore è sconosciuto, come pure la data di composizione.

Nel testo originale, in lingua latina risulta composta di sei versi. La traduzione italiana ufficiale è la seguente:

O Santa madre del Redentore, porta del ciclo, stella del mare,

soccorri il tuo popolo, che anela a risorgere.

Tu che accogliendo il saluto dell'angelo,

nello stupore di tutto il creato,

hai generato il tuo Creatore,

madre sempre vergine, pietà di noi peccatori.

 

Commento: II primo titolo con cui ci rivolgiamo a Maria, difficilmente può essere tradotto in lingua italiana. Infatti l'aggettivo Alma, che deriva da un verbo che significa propriamente alimentare (e questo verbo italiano è il più vicino al significato del latino), nutrire. E quindi la madre non è soltanto colei che dà la vita, ma la nutre anche. Con significato traslato si può tradurre benefica, e quindi anche santa.

Porta del ciclo: propriamente il testo latino si dovrebbe tradurre: tu che resti la porta del cielo, sempre aperta.

E sei la stella del mare, cioè come per i naviganti la stella polare indica la giusta direzione, così Maria indica ai suoi figli la via. Uno dei titoli che vengono dati a Maria nella Chiesa orientale è proprio quello di Colei che indica la via: Odighìtria.

Nello stupore di tutto il creato: con queste parole si vuole esprimere l'ammirazione della natura di fronte al mistero della nascita di Gesù, Figlio di Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza.

Quest'ammirazione viene espressa molto bene in un testo antichissimo. L'autore, anonimo, prende lo spunto da un testo dell'Antico Testamento, che si riferisce all'intervento di Dio per la liberazione del suo popolo dalla schiavitù dell'Egitto. La parola, cioè l'ordine di Dio di liberare il suo popolo, viene personificata e così descritta:

«mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,

e la notte era a metà del suo corso,

la tua parola onnipotente dal cielo

dal tuo trono regale, guerriero implacabile,

si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio…» (Sap 18, 14-15).

 

L'autore anonimo applica questo testo alla nascita del Signore, «Parola di Dio che si è fatta carne» (Gv 1, 14), e mette in bocca all'ostetrica, che avrebbe dovuto assistere al parto, questo racconto: «Quando entrai per visitare la fanciulla, la trovai con la faccia volta verso l'alto, fissa al cielo, e parlava tra sé. Penso che pregasse e benedicesse l'Altissimo. Accostatami a lei le dissi: "Dimmi, figlia, se senti qualche dolore o se c'è qualche punto delle tue membra che è dolente". Ma come se non sentisse nulla e fosse un solido masso, se ne stava immobile guardando fissa il cielo.

Nel più grande silenzio, in quel momento si sono fermate, tremanti, tutte le cose: infatti, cessarono i venti, non dando più il loro soffio, non si è più mossa alcuna foglia degli alberi, non s'è più udito alcun rumore di acque, non scorsero più i fiumi, non ci fu più il flusso del mare, tacquero tutte le fonti di acqua, non risuonò più alcuna voce umana: c'era un grande silenzio. In quel momento, lo stesso polo cessò l'agile movimento del suo corso.

Le misure delle ore erano quasi tramontate. Con timore grande, tutte le cose tacevano stupite, mentre noi eravamo nell'attesa della venuta della maestà, del termine dei secoli... Approssimandosi, dunque, il momento, la potenza di Dio apparve visibilmente... Il bambino rifulgeva tutto intorno come il sole e il suo aspetto era puro e giocondo, perché apparve solo come pace che tutto placa. Nel momento in cui nacque, si udì la voce di molti esseri invisibili che dicevano all'unisono: - Amen».

Questo testo, una specie di romanzo popolare, intitolato Vangelo sulla nascita di Maria (Apocrifi del Nuovo Testamento a cura di Luigi Morali, pagg. 138-139), vuole esprimere in un linguaggio fantastico il mistero della nascita del Figlio di Dio.

La rappresentazione del Presepio, specie quello napoletano classico, vuol riprodurre per l'appunto questo momento di stupore.

P. Giacinto De Santis C. P.

 

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