La Terra dei fuochi smetterà di bruciare?

05.04.2014 20:48

Le proposte dell’oncologo Antonio Marfella

 

È finalmente realtà il decreto-legge sulla Terra dei fuochi. Terra dei fuochi: l’area tra le province di Napoli e Caserta afflitta da 25 anni di roghi di rifiuti, in un business della monnezza governato dai clan camorristi. E dopo decenni di immobilismo istituzionale si può parlare di una riscossa che dovrebbe fare uscire dall’emergenza quest’area attraverso una serie di norme create per contrastare e, se possibile, stroncare il fenomeno e le cause che lo hanno prodotto. Sarà reato, quindi, bruciare i rifiuti, si provvederà a bonificare i terreni inquinati (anche se per ora ne è prevista solo la mappatura), screening sanitario per chi quelle zone le abita, rafforzamento dei controlli da parte dell’esercito e così via. Servirà tutto questo a mettere fine a tutte le morti che hanno flagellato l’area incriminata? Si metterà fine all’inquinamento massiccio di vaste aree agricole e di falde acquifere con conseguenti ricadute sulla salute dei consumatori di alimenti divenuti nocivi? L’oncologo Antonio Marfella è una delle voci storiche della protesta contro l’avvelenamento dei terreni in Campania e la sua chiave di lettura spiazza.

«Il problema reale è il traffico illegale di rifiuti industriali. Ora conosciamo la vera emergenza e sappiamo che lo Stato ha preferito chiudere gli occhi piuttosto che affrontarla». Un dramma dai numeri impietosi: ad Acerra, uno dei Comuni della Terra dei fuochi, dal 2009 al 2012 le esenzioni da ticket per tumori maligni sono aumentate dell’81,2%. Nel solo triennio 2009-2011 i bambini con tumore nella provincia di Napoli sono stati 1.519, in quella di Caserta 342. Il ragionamento di Marfella è logico: se una ditta produce in nero un manufatto in pelle o altro materiale, gli scarti dovranno per forza essere smaltiti illegalmente, quindi bruciati nelle campagne tra Caserta e Napoli. E se in provincia di Napoli si registra il più alto numero d’illegalità diffusa in ambito lavorativo allora il conto torna. «Il problema dei roghi tossici – spiega Marfella – non va confuso con la gestione dei rifiuti urbani». Ancora qualche numero: nel 2012 in Italia (dati Ispra) sono stati prodotti 138 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui 10 altamente tossici, contro i 29 milioni di rifiuti urbani. A questa cifra va aggiunta la quota in «nero», ossia i rifiuti speciali prodotti dall’economia sommersa.

E la soluzione? Marfella ha la sua: «Per spegnere la Terra dei fuochi occorre avere il coraggio di abbassare le tasse sulle imprese e consentire di far emergere quel sommerso che sversa rifiuti speciali dove capita». E le bonifiche? E l’Esercito? Per Marfella basta dividere i terreni inquinati da quelli non inquinati. Terreni (in Campania sono 800 ettari su 700mila) che potrebbero essere riconvertiti per produrre canapa o per creare spazi verdi. «Un giardino dei giusti, con alberi donati da tutti i Comuni della Campania – continua Marfella – per riabilitare anche all’estero l’immagine della nostra regione e dell’Italia tutta».

Ma bisogna fare presto, perché il rischio è che la lentezza dell’azione di contenimento dell’avvelenamento del territorio si scontri con le nuove tecniche adottate della criminalità

ambientale. Nelle fabbriche dove tutto è fuorilegge, gli scarti, ormai, non si bruciano più. Troppo rischioso. Meglio obbligare chi lavora lì a portare a casa la sua quantità di rifiuti speciali utilizzando, poi, il sacchetto di casa per farli scomparire. E’ sempre una questione di interessi. La camorra non è certo disposta a lasciar perdere affari milionari e presumibilmente adotterà un piano per contrastare questi provvedimenti. Si prevede una lotta dura ma combattuta a livelli diversi, presumo: lo stato con la fionda e le organizzazioni criminali con il bazooka; una specie di Davide contro Golia ma con un risultato ribaltato.

di Danio Rossi