"La Missione del Cuore" (di P. Giovanni Vantini)

04.10.2015 17:54

PREFAZIONE

Questo libro è rivolto anzitutto ai missionari comboniani del Duemila, affinché conoscano i loro predecessori e quello che han fatto per la plantatio Ecclesiae nel Sudano In secondo luogo è anche per tutti coloro che trovano interesse a questo soggetto. Il Sudan del 2000 non è più quello del Novecento, quando i comboniani vi misero piede per riprendere l'opera iniziata dal loro fondatore, Daniele Comboni 0831-1881 ), e il lettore di oggi, se non è specialista in etnologia, non può immaginare quale fosse il campo geografico ed umano in cui i comboniani del secolo scorso seminarono la Buona Novella nel Sudano Perciò questo volume intende offrire una visione il più possibile fedele del loro operato, ne rerum memoria gesta rum pereat (affinché non vada perduto il ricordo degli eventi). Un' altra ragione, anch' essa fondamentale, è mostrare come nella plantafio Ecclesiae i piani di Dio sono imperscrutabili e trionfano su quelli fatti dagli uomini. «L'uomo propone, Dio dispone»: la storia delle missioni cattoliche nel Sudan rispetta ampiamente la verità di questo proverbio. Veritatem facientes in caritate è stato il criterio-guida cui ho cercato di attenermi nella stesura di quest' opera. La quale è  venuta concretizzandosi dopo avere in lungo e in largo consultato la documentazione disponibile ed ascoltato il racconto per bocca di alcuni protagonisti, e include la narrazione degli awenimenti della seconda metà del Novecento da me vissuti in prima persona. Non è dunque panegirico né apologia, ma hùtoria nel senso etimologico del termine. E poiché la plantatio viene eseguita da esseri umani, è inevitabile che sia accompagnata da errori di pianificazione, da debolezze e viltà proprie degli uomini, anche se investiti di mandato divino. Queste "ombre" vanno raccontate, assieme agli eventi più luminosi, perché sono storia. Se giustizia e carità domandano di tacere il nome del peccatore, quando si tratta di colpe lesive dell'onore personale, tuttavia gli errori fanno parte dell' historia e nella plantatio Ecclesiae essi fanno risaltare ancor meglio l'azione di Dio e pertanto non devono passare sotto silenzio. Dei comboniani che hanno operato nel Sudan i più sono morti senza lasciare scritti. Ma alcuni, fortunatamente, hanno stilato memorie, lettere, articoli e diari più o meno ampi: molti di questi furono pubblicati nel Bollettino della Congregazzòne dei Figli del 5. Cuore dal 1928 in poi, o in qualche libro di storia ecclesiastica; altri sono depositati nell' Archivio Comboniano di Roma (ACR). Tra questi ultimi mi piace ricordare i dieci volumi manoscritti di padre Giuseppe Zambonardi, sette dei quali sulla missione da lui fondata nel Bahr el-Gebel. · Ma anche altri comboniani ci hanno lasciato memoriali di grande pregnanza. Altre fonti comboniane molto ricche sono la rivista La Nigrizia, specialmente nelle annate della prima metà del Novecento, e la parallela rivista in lingua tedesca Stern der Neger fino all'anno 1918. Importantissime ed autorevoli sono le relazioni annuali e quinquennali dei vicari e prefetti apostolici a Propaganda Fide, copia delle quali si trova in ACR. Degli autori non comboniani da me consultati, che hanno trattato la stessa materia, talvolta sotto angolature diverse, cito qui i coniugi L.M. e G.N. Sanderson, valenti storici del Sudan, e il pregevole volume Day oj Devastation, Day oj Contentment, opera di tre eminenti studiosi protestanti, pubblicato a Nairobi nel 2000. Ho cercato per quanto possibile di riportare le parole dei protagonisti inquadrandole, ove necessario, nell' ambiente storico e geografico. Il Sudan divenne dal 1899 "Condominio" anglo-egiziano e solo nel 1956 conquistò l'indipendenza. Premesso che i territori a sud e ad ovest del Condominio anglo-egiziano furono staccati dal Vicariato apostolico dell' Africa centrale per essere affidati ad altri istituti missionari (1909-1913 ), il territorio del vicariato affidato ai comboniani fu successivamente diviso e suddiviso in varie giurisdizioni ecclesiastiche come segue: Prefettura apostolica del Bahr el-Ghazal (dal 1917 Vicariato apostolico), staccata dal Vicariato apostolico di Khartoum. 1923 Prefettura apostolica del Nilo Equatoriale, staccata dal Vicariato apostolico del Bahr el-Ghazal. 1927 Prefettura apostolica del Bahr el-Gebel, staccata dalla Prefettura del Nilo Equatoriale.
1933 Missione suijuris di Kodok (nella provincia dell'Upper Nile), staccata dal Vicariato apostolico di Khartoum;
nel 1938 fu elevata a Prefettura apostolica ed affidata alla società missionaria St. Joseph of Mill Hill.
1949 Prefettura apostolica di Mupoi, staccata dal Vicariato apostolico del Bahr el-Ghazal. Vicariato apostolico di Rumbek, formato con territori staccati dai Vicariati apostolici di Wau e Juba e della Prefettura di Mupoi, affidato al clero sudanese.
1960 Vicariato apostolico di El-Obeid, staccato dal Vicariato apostolico di Khartoum.
Dopo 1'erezione della gerarchia locale (1974), vi cariati e prefetture diventarono diocesi, cui si aggiunsero altre nuove diocesi nel Sud del paese.
La plantatio Ecclesiae nel Sudan non può essere presentata in ordine rigorosamente cronologico, perché i comboniani non iniziarono né portarono avanti l'attività missionaria contemporaneamente in tutte le regioni e anche i risultati variarono da una regione all' altra. Ho seguito di norma l'ordine cronologico di erezione delle giurisdizioni ecclesiastiche (vicariati, prefetture, missioni suijuris) , che già rispecchia il ritmo dello sviluppo. È inoltre da ricordare che le circostanze precedenti la seconda guerra mondiale (1939-1945) furono molto diverse da quelle del dopoguerra, e ancora maggiore fu la differenza tra prima e dopo l'indipendenza del Sudan (1956) . L'indipendenza fu turbata da gravi rivolgimenti politici interni (due guerre civili, colpi di stato) che incisero profondamente nella vita della Chiesa locale. Infine, ho trattato l'ultimo quarto di secolo dell' historia con voluta sobrietà, essendo ancora viventi molti dei protagonisti. Il lettore ne comprenderà le ragioni e vorrà benignamente scusare le lacune.
So bene che questo mio racconto non è perfetto e forse nemmeno completo come dovrebbe essere. lo ho fatto questo primo tentativo. Altri, mi auguro, verranno a migliorare, ultimare e, dove ho sbagliato, correggere.

Padre GIOVANNI VANTINI, MCCJ


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