La missione attaccata dai ribelli

02.06.2014 13:17

Una testimonianza dalla Repubblica Centrafricana

 
Qualche giorno è ci è arrivata una e-mail da p. Beniamino Gusmeroli, missionario betharramita e responsabile Caritas a Bouar, nella Repubblica Centrafricana. Ci racconta che una delle notti precedenti la missione è stata attaccata da un gruppo di Seleke, dei ribelli armati. Ecco cosa è successo:
 
Questa volta è toccato a me avere la «visita» dei seleka. La notte tra venerdì e sabato intorno alle 22 alcuni militari hanno preso il nostro guardiano notturno, gli hanno legato le mani dietro la schiena e mentre alcuni sono rimasti fuori dal cancello e intorno alla chiesa, uno lo ha costretto ad indicargli la camera di Martial. Bussa e quando Martial esce si trova di fronte un uomo armato che lo spinge all’interno e lo minaccia col fucile. Si fa dare quello che ha: soldi, pc, macchina fotografica, e nella sacca della borsa del pc aveva anche il passaporto con visto per l’Italia, perché a poco dovrebbe raggiungere la nostra comunità di Monteporzio.
 
Messa tutta in disordine la sua stanza lo costringe a mostrargli la mia. Io nel sonno (sono circa le 23) sento bussare alla porta, esco e mi trovo un kalashnikov puntato sul naso. Mi sono detto: ci siamo e ho iniziato ad invitare alla calma il militare. Questi spinge in malomodo Martial nella mia stanza, lo costringe a sdraiarsi per terra e inizia aminacciare me: vuole i soldi. Le uniche parole di francese che sa sono: «donne l’argent» e «je vais vous touer». Io ho mantenuto la calma, cosciente che se avesse perquisito la stanza avrebbe trovato tutto quello che ho. Avevo preparato sul comodino dei soldi, essendo a fine mese, per le scuole che iniziano, le paghe degli operai, avevo dei soldi della cassa della parrocchia e della comunità e in più avevo appena fatto lo stato di cassa del magazino Caritas. Gliene davo ad ogni minaccia che mi faceva una parte.
 
Questo tira e molla dura un buon venti minuti. Lui voleva tutto. Qualche preghiera in quel momento mi è uscita dalle labbra. Mi sembravano momenti interminabili e mi chiedevo fin quando sarebbe rimasto lì. Finita questa consegna forzata e con qualche calcio, mi costringe a sedermi sulla sedia vicino al letto, mi lega stretto in tre punti alla sedia, mi serra il volto con dello scotch che aveva portato: la bocca, le orecchie, gli occhi e le spalle. Ero immobile. Sono riuscito a tenere le mani in modo che potessi fare qualche movimento, approfittando della penombra che non gli permetteva di vedere bene. Dopo avermi bendato e immobilizzato, sento che inizia a trafficare negli armadi. In questo momento pensavo che forse eravamo verso la soluzione, avrebbe raccolto quello che voleva e se ne sarebbe andato. In effetti, dopo alcuni minuti non odo più nulla.
 
Aspetto ancora un po': silenzio assoluto, così decido di darmi da fare per liberarmi. Coi denti inizio a strappare lo scotch intorno alla bocca e liberare le spalle così da muovere le braccia. Con le mani mi tolgo il resto dello scotch e cerco di capire come slegarmi. Vedo che i nodi sono molto stretti e coi denti non ce la faccio. Sul comodino avevo un coltellino: mi trascino con la sedia fin lì, riesco ad afferrarlo ed il resto è fatto. Mi guardo intorno, la stanza tutta in disordine, e faccio una prima ricognizione di quanto può aver preso quell’essere. Soldi, i due pc di Martial e del guardiano. Erano le 00.20. Dalla veranda chiamo Martial e il guardiano, nessuno risponde. Così entro nella stanza di Martial e trovo lì il guardiano legato come un salame, lo libero e ci accorgiamo subito che Martial se lo sono portato con loro.
 
Il guardiano fa un giro intorno alla chiesa e alla scuola vicina, incontra alcuni giovani della parrocchia che fanno un po' da ronda in questi periodi di minacce e dicono loro l’accaduto. Questi chiamano immediatamente il prefetto, il quale avvisa il campo militare e alle 3.00 arrivano alcuni militari. Al sentire il loro arrivo mi dico: ci siamo di nuovo, invece sono venuti a costatare l’accaduto. Ci promettono di fare ricerche per sapere qualcosa… Inutile dire che per tutta la notte non ho chiuso occhio e alle 4.30 circa Martial torna dicendo che lo hanno costretto ad accompagnarli fino all’ospedale e poi lo hanno rilasciato. La mattina di sabato tanti gesti di solidarietà della gente, dei missionari, delle radio locali, con i militari di nuovo a certificare l’accaduto. Insomma, un via vai di gente. Ma del maltolto nulla. Questa è la seconda missione della diocesi che di notte viene danneggiata in una settimana e chissà fino a quando durerà. Va beh, eccomi qua alleggerito di pc, macchina fotografica, cellulare e soldi, ma si ricomincia e si continua.