La mafia dei rifiuti

28.04.2014 11:54

 

 

Il corpo forestale scava in un’area che secondo i pentiti è stata usata come discarica di rifiuti tossici. Provincia di Caserta, il 13 gennaio 2014. (Alessio Paduano, Demotix/Corbis)

 

“Se si percorre l’Autostrada del sole e si esce a Caserta, vicino Napoli, si arriva dove migliaia di camion hanno scaricato per decenni i loro carichi di scarti industriali, all’ombra del Vesuvio. È proprio nel cuore della regione visitata da Goethe durante i suoi viaggi in Italia, che descriveva come ‘la più fertile pianura della terra’”, scrive il settimanale tedesco Der Spiegel.

I tempi sono cambiati. Uno studio del 2004 pubblicato sulla rivista medica britannica The Lancet Oncology si riferiva alla zona intorno ad Acerra come al “triangolo della morte”. In seguito l’intera regione a nord di Napoli è stata denominata “terra dei fuochi” (per i roghi di rifiuti che venivano lasciati nelle campagne o ai margini delle strade) o “terra dei veleni” (quando si è capito che un problema ancora più grave era rappresentato da quelli che finivano sotto terra).

“Questo paesaggio contaminato è il risultato di decenni di accordi segreti tra imprese italiane e straniere che volevano evitare gli alti costi di smaltimento dei rifiuti pericolosi e la Camorra, che ha visto l’opportunità di trarre grossi profitti occupandosi del loro smaltimento”, spiega il New York Times.

In 22 anni nella terra dei fuochi sarebbero stati versati dieci milioni di tonnellate di veleni, alimentando un fatturato di 16,7 miliardi di euro (dal rapporto Ecomafia 2013 di Legambiente). I dati forniti da Legambiente parlano anche di 33 inchieste per traffico illecito di rifiuti condotte dalle procure di Napoli e Caserta dal 2001 a oggi, con 311 ordinanze di custodia cautelare, 448 persone denunciate e 116 aziende coinvolte. Si stima che solo nel 2010 la quantità di rifiuti sequestrati nelle principali inchieste superi in tutto i due milioni di tonnellate. “Considerando che un tir trasporta in media 25 tonnellate alla volta, significa che ne sono partiti 82.181″.

La testimonianza di Schiavone e la reazione dei cittadini. Carmine Schiavone, cugino del boss dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone, è stato un pentito eccellente, protagonista del processo Spartacus che ha condannato all’ergastolo sedici boss legati ai Casalesi. Nel 1997 aveva dichiarato agli inquirenti: “Non solo Casal di Principe, ma anche i paesi vicini sono stati avvelenati. Gli abitanti rischiano di morire tutti di cancro, avranno forse vent’anni di vita”. Questa deposizione è rimasta secretata fino al novembre 2013.

Il New York Times cita un’inchiesta pubblicata a novembre dall’Espresso e intitolataBevi Napoli e poi muori, basata uno studio realizzato dalla marina statunitense, che ha una base a Napoli, per capire quanto fosse pericoloso per i militari americani e le loro famiglie vivere in Campania. Dal 2009 al 2011 è stata scandagliata un’area di oltre mille chilometri quadrati, ma le conclusioni, secondo cui in alcune zone il rischio è “inaccettabile”, sono state ignorate dalle autorità italiane.

“La questione più importante”, sottolinea il quotidiano statunitense “è capire se il materiale tossico sepolto possa provocare un’emergenza sanitaria”. “Nella regione vivono oltre cinquecentomila persone e diversi studi hanno documentato che qui il tasso di incidenza del cancro supera di molto la media nazionale. Anche se nessuno di questi rapporti ha indicato un legame diretto, uno studio realizzato dall’Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione con centri sanitari locali e nazionali ha individuato un alto numero di casi in aree dove sono stati scaricati i rifiuti tossici”.

 

Nelle città tra Napoli e Caserta la gente protesta da mesi. Sono i parenti delle persone morte per tumori sospetti, i contadini costretti a vendere i loro prodotti a prezzi bassissimi, o persone attive da anni sul territorio contro la camorra e l’indifferenza della politica, come padre Maurizio Patriciello. “Il sacerdote di Caivano è un simbolo di resistenza nella cintura tossica intorno a Napoli”, scrive lo Spiegel.