La Madonna del Sabato Santo

10.10.2015 22:00

 

Questa lettera pastorale viene pubblicata mentre ancora siamo nell’anno del Grande Giubileo, che terminerà il 6 gennaio del 2001. Mi è stato quindi suggerito da più parti di non scrivere una lettera programmatica. Non sarebbe bene, infatti, sovrapporre nuove iniziative a quelle già numerose previste dal calendario del Giubileo, in particolare il pellegrinaggio diocesano a Roma del 4 novembre 2000.

Si desidera piuttosto una lettera che sia come una sosta nel cammino: una pausa che ci aiuti a situarci nel contesto presente, ci sostenga nel ritrovare visione e respiro nel tempo che attraversiamo, un po’ nello stile della Lettera di presentazione alla Diocesi del Sinodo XLVII (1995) e della Lettera Ripartiamo da Dio (1996).

Che cosa può voler dire "fare una sosta"? Mi viene alla mente qualche momento significativo del recente viaggio a Gerusalemme di Giovanni Paolo II. Abbiamo visto un Papa, curvo sotto il peso degli anni e delle fatiche, sostare in silenzio presso il Muro del pianto, in atteggiamento di umiltà, con in mano il foglietto contenente la domanda di perdono: lentamente ha introdotto il foglietto tra le fessure del muro, ripetendo un gesto familiare a milioni di Ebrei, collegandosi idealmente alla tradizione di preghiera e di sofferenza di un intero popolo. Lo abbiamo rivisto, poco prima della sua partenza, silenzioso e in preghiera presso la roccia del Calvario: leggevamo in lui un atteggiamento di tutti noi, in sosta silenziosa e contemplativa nel cammino del tempo, nello sforzo di capire il senso di quanto abbiamo vissuto e sofferto, in ascolto di ciò che lo Spirito ci vuole dire all’inizio del nuovo millennio.

Ho riflettuto così al senso che può avere questo "sabato del tempo" che è il Grande Giubileo. Il Giubileo – secondo il testo fondatore di Levitico 25,8-17 – è infatti il "sabato dei sabati", il "sabbatico dei sabbatici", l’anno che giunge dopo sette settimane di anni e partecipa perciò della sacralità del sabato, il giorno del riposo di

Dio e delle sue creature. E’ l’anno della proclamazione dell’assoluto primato del Signore sulla vita e sulla storia, della restaurazione dell’ordine di giustizia e di pace fra gli uomini e nel creato, secondo il disegno dell’Eterno. Esso chiede il riequilibrio di tutte le disarmonie accumulate nel tempo: chiede il riposo dei campi, la restituzione dei beni ai loro primitivi proprietari, il condono dei debiti, la liberazione degli schiavi. E’ una sosta che esprime il senso religioso del tempo, una pausa che richiama il dominio di Dio sul cosmo e sulle vicende umane.

Nell’anno giubilare facciamo dunque memoria del dono prezioso del "sabato" al popolo d’Israele, la cui fede è la santa radice della Chiesa (Rom 11,16.18), e riscopriamo la santità del tempo, avvolto dalla benedizione di Dio. Questo ci fa gettare uno sguardo fiducioso sulle vicende della storia, perché ci ricorda che il Dio dell’alleanza è fedele e non si stanca di custodire il suo popolo in cammino verso la patria promessa.

Per noi cristiani c’è però un altro "sabato" che è al centro e al cuore della nostra fede: è il Sabato santo, incastonato nel triduo pasquale della morte e resurrezione di Gesù come un tempo denso di sofferenza, di attesa e di speranza.

E’ un sabato di grande silenzio, vissuto nel pianto dai primi discepoli che hanno ancora nel cuore le immagini dolorose della morte di Gesù, letta come la fine dei loro sogni messianici. E’ anche il Sabato santo di Maria, vergine fedele, arca dell’alleanza, madre dell’amore. Ella vive il suo Sabato santo nelle lacrime ma insieme nella forza della fede, sostenendo la fragile speranza dei discepoli. Mi è sembrato che una riflessione sul "Sabato santo" così come è stato vissuto dagli apostoli e soprattutto da Maria, ci potesse aiutare a vivere l’ultimo scorcio di anno giubilare ridandoci visione e respiro, permettendoci di riconoscerci pellegrini nel "sabato del tempo" verso la domenica senza tramonto.

E’ in questo sabato – che sta tra il dolore della Croce e la gioia di Pasqua – che i discepoli sperimentano il silenzio di Dio, la pesantezza della sua apparente sconfitta, la dispersione dovuta all’assenza del Maestro, apparso agli uomini come il prigioniero della morte. E’ in questo Sabato santo che Maria veglia nell’attesa, custodendo la certezza nella promessa di Dio e la speranza nella potenza che risuscita i morti.

Vorrei che entrassimo nella grazia del Giubileo passando attraverso la porta del Sabato santo: nei discepoli riconosceremo il disorientamento, le nostalgie, le paure che caratterizzano la nostra vita di credenti nello scenario della fine del secolo e dell’inizio del millennio; nella Madonna del Sabato santo leggeremo la nostra attesa, le nostre speranze, la fede vissuta come continuo passaggio verso il Mistero. Maria, vergine fedele, ci farà riscoprire il primato dell’iniziativa di Dio e dell’ascolto credente della sua Parola; nella sposa delle nozze messianiche potremo cogliere il valore della comunione che ci unisce come Chiesa mediante il patto sancito dal sangue di Gesù e approfondiremo la speranza del Regno che deve

venire; Maria, madre del Crocifisso, ci condurrà a ripensare la carità per la quale egli si è consegnato alla morte per noi, la carità che è il distintivo del discepolo e da cui nasce la Chiesa dell’amore.

I discepoli e Maria, nel loro Sabato santo, ci aiuteranno a leggere il nostro passaggio di secolo e di millennio per rispondere con verità, speranza e amore alla domanda che ci portiamo dentro: dove va il cristianesimo? Dove va la Chiesa che amiamo? Vorrei comunicarvi la risposta presente nel mio cuore: siamo nel "sabato del tempo", nel tempo cioè santificato dall’azione di Dio, tempo santo in cui si ricapitola il cammino compiuto e si apre il futuro della promessa, allorché verrà per tutti l’ "ottavo giorno" del ritorno del Signore Gesù. E’ quanto siamo chiamati a vivere particolarmente in questo anno di grazia del Giubileo, non fuori, ma dentro le contraddizioni della storia.

Sul Sabato santo mediteremo partendo anzitutto dalla prospettiva dei discepoli smarriti (capitolo I), poi dalla prospettiva di Maria Madre di Gesù (capitolo II), per illuminare con la visuale e la forza ispiratrice di Maria le domande dei discepoli e quelle della nostra poca fede (capitolo III).

Per i credenti questo sguardo al Sabato santo vorrebbe aiutare a rispondere alla duplice domanda, presente in molti di noi all’inizio di questo millennio: dove siamo? Dove andiamo?

Per i non credenti pensosi – accomunati dalle stesse domande – potrebbe forse essere l’occasione per ascoltare le testimonianze della fede sul senso di questo tempo e sul senso della storia non come schema ideologico, ma come frutto di sofferta riflessione e quindi come soffio purificatore, impulso a ricercare, a sperare, ad ascoltare la Voce che parla nel silenzio a chi cerca con onestà.

I Nel silenzio e nello smarrimento del Sabato santo Ci rappresentiamo anzitutto l’atteggiamento prevalente nei discepoli il giorno dopo la morte di Gesù, per poi interpretare il nostro tempo alla luce di questa loro esperienza.

 

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