LA LINGUA COME LUOGO DI INCLUSIONE

07.08.2014 22:24

 

Palermo - La speranza di rimanere in Italia e di trovare un lavoro passa dall’apprendimento della lingua e da un riuscito cammino di integrazione. È una strada obbligata, questa, che coinvolge adulti e minori e che nel capoluogo dell’Isola vede come centro d’eccellenza la Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell’Università di Palermo. La Scuola, ormai da anni, è approdo naturale per molti studenti che, da ogni parte del mondo, giungono in città per fare un’esperienza formativa e di crescita professionale. L’accoglienza dei minori non accompagnati si inserisce in questo percorso scolastico di apprendimento della nostra lingua e della nostra cultura. Accade così che la Summer School 2014, i cui corsi intensivi sono attualmente in fase di svolgimento, ospitino assieme studenti universitari, adulti che vogliono parlare la lingua di Dante e giovani migranti partiti dalle coste libiche e soccorsi dalle navi dell’operazione Mare Nostrum. Sono ragazzi provenienti in prevalenza da Bangladesh, Gambia, Nigeria, Costa d’Avorio, Mali ed Egitto, ospitati dall’Ateneo nell’ambito di un progetto di inclusione sociale partito nel 2013. Molti di loro sono analfabeti, ma non si arrendono di certo alle difficoltà legate all’ingresso nel mondo della parola scritta: più forte di tutto è la voglia di imparare, in modo da trovare un’occupazione e potere così mandare i soldi ai familiari rimasti in patria. Il percorso didattico prevede, non solo lezioni in classe, ma anche una serie di attività parallele volte a favorire l’apprendimento e l’interazione con il territorio, anche grazie all’aiuto di studenti italiani che fungono da tutor. È il caso, ad esempio, della partecipazione al Mediterraneo Antirazzista, che ha visto il coinvolgimento di dieci minori non accompagnati. Oltre allo sport sono tanti, tuttavia, i terreni praticati, come il teatro, la musica, la poesia e la danza: “Il contributo che diamo all’integrazione di questi ragazzi appena arrivati è anzitutto linguistico – spiegano i docenti della Scuola – ma tante sono state anche le iniziative tese a sviluppare il loro senso di appartenenza al territorio come le gite e l’adesione a manifestazioni volte al sociale”. Nel corso delle lezioni può capitare che qualcuno dei giovani studenti condivida con i compagni il dramma che l’ha portato in Italia. Vengono fuori, così, storie come quella di Maris, sedicenne proveniente dalla Nigeria, che racconta della traversata in mare a bordo di un barcone che continuava a imbarcare acqua, natante che ha contribuito a svuotare incessantemente per tre giorni. Per rievocare quel tempo usa i gesti assieme al nigerian pidgin, un inglese molto semplificato parlato come lingua franca nel suo paese. O ancora vicende come quelle di Nuhu, diciassette anni originario dal Ghana, che sogna di mettere a frutto le sue capacità artistiche. Anche lui è arrivato in Sicilia via mare, dopo un viaggio che definisce “very dangerous” e dichiara di non volere più tornare in Africa. È un’esperienza importante, quella della Scuola, il cui lavoro ha trovato il riconoscimento anche da parte del Ministero dell’Interno. La struttura, infatti, è risultata vincitrice di un bando del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, che permetterà a 100 donne straniere di seguire un percorso integrato di formazione linguistica e civica e di essere avviate al lavoro attraverso due corsi professionali: uno per la gestione di strutture di accoglienza e l’altro di taglio e cucito. I prodotti realizzati saranno poi messi in vendita nell’ambito del circuito universitario. L’iniziativa prevede, in particolare, la partecipazione di vittime di tratta e donne che non hanno mai avuto la possibilità di andare a scuola: “L’importanza del progetto – commenta Mari D’Agostino, direttrice della Scuola e referente del progetto – sta nel coniugare inclusione linguistica e inclusione sociale, attraverso un percorso articolato che vede le donne protagoniste e che potrà proseguire in futuro utilizzando i proventi della vendita dei prodotti dei laboratori. L’insegnamento delle lingue a soggetti a bassa e bassissima scolarizzazione – aggiunge – è divenuto un tema rilevante del dibattito internazionale nell’ambito della didattica delle lingue e il nostro gruppo di lavoro è in prima fila con ampi riscontri nella comunità scientifica. Chiediamo da anni e senza alcun successo alla Regione Siciliana, che gestisce parte rilevante dei finanziamenti europei per l’immigrazione, di dedicare attenzione al tema dell’insegnamento della lingua italiana, pensando a percorsi di qualità. Si preferisce disperdere e sprecare”. L’ultima novità riguarda il protocollo di intesa, valido per cinque anni, che la Scuola si accinge a siglare con il Comune di Palermo, con l’obiettivo di avviare ai corsi di lingua italiana gli immigrati che vivono in città ed in particolare quanti sono ospitati nell’ambito del circuito SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo). “L’accordo – spiegano il Sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alla Cittadinanza sociale, Agnese Ciulla – da un lato, consentirà ai migranti di raggiungere un livello di conoscenza della lingua italiana utile alla piena inclusione sociale. Dall’altro, fornirà dati utili al monitoraggio dei flussi migratori in città, così da potere progettare percorsi didattici adeguati ai bisogni linguistici primari dell’utenza”. (Luca Insalaco)