"La Chiesa alza la voce per difendere i diritti dei migranti!"

22.11.2014 10:51

 

“I migranti allargano il senso della fraternità umana”, ha affermato Francesco nell’udienza di stamane ai partecipanti al settimo Congresso mondiale della Pastorale dei migranti. Gli immigrati “possono diventare partner nella costruzione di un’identità più ricca per le comunità che li ospitano”, ha aggiunto.

Frasi di forte impatto, non scontate, consapevoli delle accese diatribe che il fenomeno provoca nelle società odierne, ma ancor di più del triste backgroundche spinge un essere umano ad abbandonare la propria casa per emigrare verso un’altra terra. Un gesto estremo, compiuto da persone, a volte intere famiglie, la cui esistenza è stata travolta da un torbido fiume di disuguaglianze, povertà, incremento demografico, bisogno di impiego in alcuni settori del lavoro, calamità dovute ai cambiamenti climatici, guerre, persecuzioni, desiderio di nuove opportunità.

Papa Francesco lo sa bene. Egli stesso è figlio di immigrati italiani in America Latina, e, da vescovo di Buenos Aires, più volte è venuto a contatto con queste realtà ‘straniere’. Ora che, da Papa, lo sguardo si è ampliato ad ogni zona della terra, lo scenario che intravede è ancora più preoccupante.

“Nonostante gli sviluppi avvenuti e le situazioni, a volte penose e persino drammatiche, che si sono registrate, l’emigrazione resta ancora un’aspirazione alla speranza”, ha detto il Pontefice nell’udienza al Dicastero guidato dal card. Vegliò. “Soprattutto nelle aree depresse del pianeta, dove la mancanza di lavoro impedisce la realizzazione di un’esistenza dignitosa per i singoli e per le loro famiglie – ha osservato - è forte la spinta a ricercare un futuro migliore altrove, anche a rischio di delusioni e di insuccessi, provocati in gran parte dalla crisi economica che, in misura diversa, tocca tutti i Paesi del mondo”.

Tuttavia, per Francesco, sono tanti i risvolti positivi della migrazione. Ad esempio le opportunità che possono derivare da una reciproca collaborazione tra Stati e migranti.  Da un lato, “i Paesi che accolgono traggono vantaggi dall’impiego di immigrati per le necessità della produzione e del benessere nazionale, non di rado limitando anche i vuoti creati dalla crisi demografica”. A loro volta, i Paesi abbandonati “registrano una certa attenuazione del problema della scarsità di impiego” e “traggono beneficio dalle rimesse che vengono incontro alle necessità delle famiglie rimaste in patria”. Gli emigrati stessi, infine, “possono realizzare il desiderio di un futuro migliore per sé stessi e per le proprie famiglie”.

A tali benefici si accompagnano tuttavia diversi problemi. Anzitutto “l’impoverimento” dei Paesi di provenienza dovuto alla “perdita delle ‘menti’ migliori”, poi “la fragilità di bambini e ragazzi che crescono senza uno o entrambi i genitori, e il rischio di rottura dei matrimoni per le assenze prolungate”. Di riflesso, nelle Nazioni accoglienti si registrano difficoltà di inserimento, integrazione e rispetto delle convenzioni sociali e culturali “in tessuti urbani già problematici”.

In quest’ottica, si rende necessaria una pastorale di mediazione che spinga “al dialogo, all’accoglienza e alla legalità” le persone del luogo di arrivo. Mentre, nei Paesi d’origine, ha sottolineato il Pontefice, “la prossimità alle famiglie e ai giovani con genitori migranti può attenuare le ricadute negative della loro assenza”.

Da parte sua, la Chiesa “è continuamente impegnata ad accogliere i migranti e a condividere con loro i doni di Dio, in particolare il dono della fede”. Essa, ha assicurato il Papa, “promuove progetti nell’evangelizzazione e nell’accompagnamento dei migranti in tutto il loro viaggio”, con particolare attenzione “a rispondere alle loro esigenze spirituali attraverso la catechesi, la liturgia e la celebrazione dei Sacramenti”.

Oltre alla dimensione spirituale, la Chiesa interviene poi in campo sociale, dove i migranti spesso sperimentano “situazioni di delusione, sconforto, solitudine ed emarginazione”, tesi sempre “tra lo sradicamento e l’integrazione”. Anche in questi casi, la Chiesa “cerca di essere luogo di speranza”, ha affermato Bergoglio: essa “elabora programmi di formazione e di sensibilizzazione; alza la voce in difesa dei diritti dei migranti; offre assistenza, anche materiale, senza esclusioni, affinché ognuno sia trattato come figlio di Dio”.

Perché nell’incontro coi migranti è importante adottare “una prospettiva integrale, in grado di valorizzarne le potenzialità anziché vedervi solo un problema da affrontare e risolvere”. “L’autentico diritto allo sviluppo riguarda ogni uomo e tutti gli uomini, in visione integrale”, ha rimarcato infatti il Santo Padre. Tanto più nella comunità cristiana, dove “nessuno è straniero e ognuno merita accoglienza e sostegno”. E la Chiesa, che “è madre senza confini e senza frontiere”, “si sforza di alimentare la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, dove nessuno è inutile, fuori posto o da scartare”.

Perciò, ha concluso il Papa, “i migranti, con la loro stessa umanità, prima ancora che con i loro valori culturali, allargano il senso della fraternità umana”. Nello stesso tempo, “la loro presenza è un richiamo alla necessità di sradicare le ineguaglianze, le ingiustizie e le sopraffazioni”. In tal modo, “possono diventare partner nella costruzione di un’identità più ricca per le comunità che li ospitano, così come per le persone che li accolgono, stimolando lo sviluppo di società inclusive, creative e rispettose della dignità di tutti”.