Il Comboni a Roma

04.10.2015 17:01

 

Comboni ha legato il suo nome a Verona. Fino a qualche tempo fa i suoi missionari nei paesi di lingua inglese venivano chiamati “Verona Fathers” (Padri di Verona). Ma non è estraneo a Roma, la città che visitò 22 volte, e non certo per turismo. Prese alloggio in vari posti, Via del Mascherone 55, Via Condotti, Via Frattina (Hotel Anglo-Americano, favorito per la sua vicinanza alla sede di Propaganda Fide), Via della Missione (presso la Casa dei Lazzaristi a Montecitorio, dove fece gli esercizi spirituali prima della consacrazione episcopale), Piazza Mastai 18, dove c’era il seminario dei SS Pietro e Paolo, Piazza Margana 18 (residenza delle Suore di s. Giuseppe dell’Apparizione che lavorarono a lungo con Comboni in Africa), Piazza del Gesù 47, (al tempo del Concilio Vaticano I), villa Carpegna. Si fermò a volte per brevi periodi, altre volte per lunghi mesi, con forti ripercussioni sulle sue intuizioni, idee e progetti, e profonde impronte sulla storia della Chiesa e della società del suo tempo.

A Roma ebbe l’intuizione del “Piano per la rigenerazione dell’Africa” che rilanciò la missione dell’Africa Centrale, affossata dalle troppe morti dei missionari. L’esperienza gli diceva che il missionario europeo non sopravviveva sufficientemente a lungo nelle zone torride del continente africano, mentre l’africano, trapiantato in Europa, perdeva il senso delle sua radici e non si adattava più a lavorare nel continente tra la sua gente. La fede nel Vangelo e nella capacità umana dell’africano gli suggerirono una nuova impostazione del lavoro missionario. Il 15 settembre 1864, mentre pregava per l’Africa presso la tomba di S. Pietro, ebbe l’intuizione del suo “Piano”. Scegliere dei luoghi nelle zone più salubri del continente africano, dove i missionari non sarebbero morti prematuramente e gli africani non sarebbero stati estraniati dal loro ambiente, e fondarvi dei centri di evangelizzazione e di formazione con chiese, scuole, laboratori per l’addestramento professionale, ospedali con annesse scuole di medicina, seminari e università. Gli africani e le africane, formati in tali centri, si sarebbero occupati dell’evangelizzazione dei loro fratelli e sorelle del continente dove il missionario non era in grado di risiedere e lavorare. Non esisteva ancora una comunità cristiana e Comboni già la programmava missionaria ed evangelizzatrice. Queste idee, oggi così ovvie, al tempo di Comboni erano rivoluzionarie, idealiste e incredibili. A quei tempi si dubitava ancora che gli africani fossero degli essere umani a pieno titolo! A Roma, presso la tomba di S. Pietro, è avvenuto quindi il primo incontro dell’Africa nuova con la Chiesa di Cristo nella mente e nel cuore di Comboni. Dal Piano è sorta tutta l’opera comboniana e ne è derivata la rinascita della missione dell’Africa Centrale.

A Roma Comboni tornò per il Concilio Vaticano I (1870). Era un giovane prete, non aveva diritto di partecipare al Concilio. Si fece invitare come teologo del vescovo di Verona e vi entrò come addetto ai lavori. Venne dall’Africa per essere il portavoce dell’Africa. Presentò un “postulatum”, una richiesta di discussione sul continente africano. Chiedeva che tutta la cristianità prendesse coscienza del dovere di evangelizzare l’Africa, il continente sempre ai margini della storia e riserva di caccia di schiavisti e mercanti. Il Papa Pio IX appose la propria firma al postulatum di Comboni, dando ordine che fosse posto tra le materie da trattare in Concilio. Purtroppo non arrivò mai in aula per la discussione. Il Concilio fu sospeso in seguito alla “breccia di Porta Pia”.

A Roma Comboni elaborò le idee per la fondazione dei suoi Istituti Missionari, ambedue stabiliti a Verona, quello maschile (1 giugno 1867) e quello femminile (1 gennaio 1872) per l’evangelizzazione dell’Africa. A Roma scrisse le Regole e si fece consigliare perché, basate sulla sua esperienza personale di missione, corrispondessero alle esigenze della formazione per il difficile campo delle missioni in Africa e fossero in sintonia con la dottrina e prassi della Chiesa.

Venerazione, obbedienza e affetto , legarono Comboni ai Papi Pio IX e Leone XIII. Tessé profondi e continui rapporti con i Cardinali che si susseguirono alla guida di Propaganda Fide. Si comportò da uomo capace di nutrire rapporti umani profondi. Si creò una rete di amicizie che comprendeva persone di tutti i ceti, ricchi e poveri, ecclesiastici e laici. La sua amicizia, come egli afferma, “è forte, eterna, né può essere raffreddata dai più grandi sacrifici”: ha Dio per centro di comunicazione e l’Africa come punto di interesse. (G.B: Antonini)

 

PER SCARICARE QUESTO ARTICOLO SUL TUO PC, CLICCA QUI'.zip (8317)