"I pregiudizi sui migranti contraddicono il comandamento biblico di accogliere lo straniero"

24.09.2014 20:34

 

La Chiesa, sottolinea il Papa, allarga le sue braccia per accogliere tutti i popoli, senza distinzioni e senza confini e per annunciare a tutti che Dio è amore. In particolare, la sua sollecitudine è orientata a prendersi cura delle persone più fragili e a riconoscere il suo volto sofferente, soprattutto nelle vittime delle nuove forme di povertà e di schiavitù. Perché missione della Chiesa è amare Gesù. E Cristo si fa presente particolarmente nei più poveri e abbandonati, tra i quali rimarca Bergoglio rientrano certamente i migranti ed i rifugiati che cercano di lasciarsi alle spalle dure condizioni di vita e pericoli di ogni sorta. Lepoca attuale è infatti unepoca di vaste migrazioni, osserva il Santo Padre: un numero sempre più crescente di persone lascia i luoghi dorigine e intraprende il rischioso viaggio della speranza con un bagaglio pieno di desideri e di paure, alla ricerca di condizioni di vita più umane. Non di rado, però, questi movimenti migratori suscitano diffidenze e ostilità, anche nelle stesse comunità ecclesiali - afferma il Papa - prima ancora che si conoscano le storie di vita, di persecuzione o di miseria delle persone coinvolte. Tutto questo è un paradosso, dice, perché sospetti e pregiudizi si pongono in conflitto con il comandamento biblico di accogliere con rispetto e solidarietà lo straniero bisognoso. Si vive pertanto un dualismo, dove da una parte si avverte nel sacrario della coscienza la chiamata a toccare la miseria umana; dallaltra, a causa della debolezza della nostra natura, sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. È necessario allora attivare il coraggio della fede, della speranza e della carità, in modo da ridurre le distanze che separano dai drammi umani. Gesù Cristo rimarca Francesco è sempre in attesa di essere riconosciuto nei migranti e nei rifugiati, nei profughi e negli esuli, e anche in questo modo ci chiama a condividere le risorse, talvolta a rinunciare a qualcosa del nostro acquisito benessere. Ma non si tratta solo di essere tolleranti: il carattere multiculturale delle società odierne incoraggia la Chiesa ad assumersi nuovi impegni di solidarietà, comunione e evangelizzazione. Oltre al rispetto della diversità, cioè, è necessario approfondire e rafforzare i valori necessari a garantire la convivenza armonica tra persone e culture. La Chiesa deve quindi rinnovare la sua vocazione a superare le frontiere e favorire il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura alla cultura dellincontro: lunica dice Francesco - capace di costruire un mondo più giusto e fraterno. Ma oltre alla Chiesa, anche Stati e Organizzazioni internazionali sono chiamati a gestire efficacemente il fenomeno dei movimenti migratori, date le ampie dimensioni che esso ha assunto negli ultimi tempi. Le migrazioni interpellano tutti, sottolinea Bergoglio, non solo a causa dellentità del fenomeno, ma anche per le problematiche sociali, economiche, politiche, culturali e religiose che sollevano, per le sfide drammatiche che pongono alle comunità nazionali e a quella internazionale. È vero che nellagenda degli Stati già sono presenti dibattiti sullopportunità, sui metodi e sulle normative per affrontare il fenomeno delle migrazioni. E vi sono pure organismi e istituzioni, a livello internazionale e nazionale, che impiegano le loro energie al servizio dei migranti. Ma questi sforzi, per quanto generosi e lodevoli, richiedono tuttavia unazione più incisiva ed efficace, che si avvalga di una rete universale di collaborazione, fondata sulla tutela della dignità e della centralità di ogni persona umana. Solo così assicura il Santo Padre - si potrà fronteggiare la lotta contro il vergognoso e criminale traffico di esseri umani, contro la violazione dei diritti fondamentali, contro tutte le forme di violenza, di sopraffazione e di riduzione in schiavitù. Bisogna lavorare insieme, rimarca Papa Francesco, e per farlo cè bisogno di reciprocità e sinergia, disponibilità e fiducia, ben sapendo che nessun Paese può affrontare da solo le difficoltà connesse a tale problematica. Dunque, alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione, in modo da umanizzare le condizioni dei migranti. Bisogna poi andare alla radice e creare condizioni che garantiscano una progressiva diminuzione delle ragioni che spingono interi popoli a lasciare la loro terra natale a motivo di guerre e carestie. In tal senso il Papa auspica lo sviluppo, a livello mondiale, di un ordine economico-finanziario più giusto ed equo, che vada di pari passo con un accresciuto impegno in favore della pace, condizione indispensabile di ogni autentico progresso. Al termine del Messaggio, Francesco si rivolge agli stessi migranti e dice: Voi avete un posto speciale nel cuore della Chiesa, e la aiutate ad allargare le dimensioni del suo cuore per manifestare la sua maternità verso lintera famiglia umana. Non perdete la vostra fiducia e la vostra speranza!, incoraggia il Pontefice, ricordando che anche la santa Famiglia fu esule in Egitto. E come nel cuore materno della Vergine Maria e in quello premuroso di san Giuseppe si è conservata la fiducia che Dio mai abbandona, così in voi non manchi la medesima fiducia nel Signore.