I cristiani non fanno "turismo esistenziale"

02.04.2014 21:59

 

Il Papa parte dal brano di Isaia proposto dalla prima Lettura di oggi, in cui il profeta afferma che Dio sempre “prima di chiedere qualcosa, promette”. Promette, cioè, una vita nuova fatta “di gioia” e di speranza, il cui “fondamento principale” è proprio “fidarsi delle promesse di Dio”, nella certezza che Lui mai “le delude”.

“Camminare verso le promesse” è dunque l’essenza della vita cristiana, rimarca il Papa. Tuttavia, molti cristiani sono vittime della “tentazione di fermarsi”. “Tanti cristiani fermi!”, esclama Bergoglio: “Ne abbiamo tanti dietro che hanno una debole speranza. Sì, credono che ci sarà il Cielo e tutto andrà bene. Sta bene che lo credano, ma non lo cercano! Compiono i comandamenti, i precetti: tutto, tutto… Ma sono fermi”. “Il Signore - prosegue il Pontefice - non può fare di loro lievito nel suo popolo, perché non camminano. E questo è un problema: i fermi”.

Un esempio di queste differenti tipologie lo offre il Vangelo. Nel brano della Liturgia odierna - riflette il Santo Padre - c’è il funzionario del re che chiede a Gesù la guarigione per il figlio malato e non dubita un istante nel mettersi in cammino verso casa alla promessa del Maestro di averla ottenuta.  Dal lato opposto c’è invece un gruppo “pericoloso”, composto da coloro che “ingannano se stessi”, “quelli che camminano ma non fanno strada”.

“Cristiani erranti”, li definisce Bergoglio: “Girano, girano come se la vita fosse un turismo esistenziale, senza meta, senza prendere le promesse sul serio. Quelli che girano e si ingannano, perché dicono: ‘Io cammino!’”. “No, tu non cammini – dice Francesco - tu giri”. E il Signore “ci chiede di non fermarci, di non sbagliare strada e di non girare per la vita”, ma “di guardare le promesse, di andare avanti con le promesse come quest’uomo” che “credette alla parola di Gesù!”.

Esistono poi quelli che “sbagliano la strada”, osserva Francesco. Fin qui nessun problema, “tutti a volte abbiamo sbagliato la strada”, ammette, a causa della “nostra condizione di peccatori”. Il problema “è non tornare quando uno si accorge che ha sbagliato”. Rifiutare, cioè, la “grazia di tornare” che il Signore ci offre continuamente.

Il Santo Padre esorta quindi ad approfittare di questo tempo di Quaresima, che – sottolinea – “è un bel tempo per pensare se io sono in cammino o se io sono troppo fermo”. In ogni caso, l’invito è uno: “Convertiti”. E se qualcuno dovesse aver sbagliato strada, il Papa suggerisce: “Ma vai a confessarti e riprendi la strada”. L’importante è non stagnare nella condizione di “turista teologale”, che fa “il giro della vita” ma mai “un passo avanti”. Al Signore, quindi, conclude Francesco, chiediamo “la grazia di riprendere la strada, di metterci in cammino, ma verso le promesse”.