"Ho amato i Logbara" - P. Antonio La Salandra

20.06.2015 17:55

 

Cinquanta quattro anni in West Nile 1952-2006- Arua, Uganda

 

Introduzione

“Lettere alle mie amate missioni”

Questo mezzo di comunicazione, ovvero, attraverso la “lettera”, è antico e affonda le sue radici al momento in cui l’uomo giunse alla capacità di esprimersi attraverso segni inventati da lui. Volle trascrivere, imprimere, scolpire, esternare, fissare nel tempo i suoi sentimenti su pietre, foglie, cocci, rocce, pelli con figure d’animali e segni vari. Così ebbe origine la lingua scritta. I miei africani logbara avevano solo la lingua orale fino a quando non apparvero i bianchi e i missionari all’inizio del novecento. Questa fu per me una sorpresa negativa, restai meravigliato come mai dopo tanti millenni questa tribù logbara e non solo, non era riuscita a inventare un codice scritto e tramandare la sua storia. Può darsi che all’origine abbia avuto il suo modo di scrivere, ma poi per ragioni specialmente migratorie, abbia perduto lo scritto come avvenne anche per gli egizi, maya e semiti. I logbara sono un popolo sudanico, forse proveniente dal Ciad e attraverso l’Africa centrale e Sudan sono arrivati in questo territorio circa 500 anni fa. La lingua logbara è grammaticalmente esatta ma, semplice, senza tempi composti, è tonica e monosillabica; povera di vocaboli, perché i logbara per secoli sono stati chiusi nella savana con la paura di essere assaliti da nemici, con poca o nessuna comunicazione con altri popoli. E’ considerata una lingua ostica da apprendere dagli stranieri, africani e non, ed anche da alcuni missionari che dopo anni non riuscirono ad apprenderla.

 

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