"Donate i miei organi". Il lascito di una condannata a morte

28.10.2014 09:11

 

Pena che non sarebbe stata quella estrema, se la famiglia dell’uomo ucciso l’avesse perdonata. Per farlo, tuttavia, il figlio della vittima aveva chiesto che Reyhaneh negasse di aver subito un tentativo di stupro. Lei si è sempre rifiutata di farlo, così è stato proprio il figlio dell’uomo ucciso, sabato scorso, a togliere lo sgabello da sotto i piedi di Reyhaneh e a vederla morire per impiccagione.

Un ultimo anelito di altruismo ha distinto la donna prima di salire sul patibolo. In una lettera alla madre, Reyahneh aveva infatti scritto: “Prega perché venga disposto che, non appena sarò stata impiccata, il mio cuore, i miei reni, i miei occhi, le mie ossa e qualunque altra cosa che possa essere trapiantata venga presa dal mio corpo e data a qualcuno che ne ha bisogno, come un dono. Non voglio che il destinatario conosca il mio nome, compratemi un mazzo di fiori oppure pregate per me”.