Discorso di Benvenuto del Cardinale Vegliò

20.11.2014 19:22

 

DISCORSO DI BENVENUTO

 

Cardinale Antonio Maria VEGLIÒ

Presidente

Pontificio Consiglio della Pastorale 

per i Migranti e gli Itineranti 

Santa Sede

Eminenze, Eccellenze,

Distinti ospiti,

Stimati partecipanti a questo VII Congresso Mondiale della Pastorale dei Migranti, 

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

 

Ho l’onore di darvi il benvenuto a questo importante Evento, che abbiamo aperto pochi minuti fa con il canto del Veni Creator, con il quale abbiamo voluto affidare questo Incontro mondiale alla guida docile ma possente dello Spirito Santo, lasciando a Lui di ispirarci e dirigerci nella buona direzione.

Insieme a me, vi salutano il Segretario, Mons. Joseph Kalathiparambil, il Sotto-Segretario, Padre Gabriele Bentoglio, i Membri, i Consultori e gli Officiali del Dicastero, con la speranza e la fiducia che questa riunione di Cardinali, Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici giunti da tutti i confini della terra e impegnati nella pastorale delle migrazioni contribuisca ad approfondire la questione migratoria al fine di dare risposte adeguate al fenomeno, che sta assumendo proporzioni senza precedenti.

Rivolgo un saluto ai nostri Delegati Fraterni, Sua Eminenza Stefanos del Patriarcato Ecumenico, Sua Eccellenza Siluan del Patriarcato Ortodosso Rumeno, il Dott. Emmanouil Papamikroulis della Chiesa Ortodossa di Grecia, la Rev.da Catherine Anne Graham della Comunione Anglicana, il Rev.do Jooseop Keum del Consiglio Ecumenico delle Chiese e la Dott. Doris Peschke della Federazione Luterana Mondiale. La vostra presenza sta a dimostrare che condividiamo la stessa preoccupazione e sollecitudine per le situazioni che il fenomeno della migrazione comporta.

Do il cordiale benvenuto all’Onorevole Angelino Alfano, Ministro dell’Interno del Governo italiano. Rivolgo un saluto agli Ambasciatori e ai rappresentanti delle Missioni Diplomatiche presso la Santa Sede, e ai membri delle Organizzazioni internazionali non-governative. Vi ringrazio per la vostra presenza, segno dell’importanza che riveste la questione della migrazione per lavoro, e testimonianza dell’impegno di coloro che hanno la responsabilità di governo nelle società odierne.

Infine, desidero anche rivolgere un particolare saluto agli esperti nei settori accademici che si occupano delle questioni relative alla nostra sollecitudine pastorale, insieme ai rappresentanti di associazioni e organizzazioni impegnate in questo ambito. Vi ringrazio fin da ora per il contributo che offrirete in questi giorni e che certamente sarà di arricchimento per ogni Congressista.

Anche se può sembrare una frase scontata, dobbiamo affermare che la migrazione continua ad essere un segno dei tempi, che influisce profondamente sulle nostre società e, vivendo in un’epoca di cambiamenti rapidi e senza precedenti, porta con sé potenzialità e rischi.

Le migrazioni pongono particolari sfide per le diverse problematiche di natura sociale, economica, politica, culturale e religiosa che sollevano, e per le diverse emergenze che interpellano la Comunità internazionale. Rappresentano un fenomeno complesso a causa del loro legame con tutte le sfere della vita quotidiana, ed è per ciò che, a volte, sono così difficile da gestire. Ad ogni modo, il fatto che molti migranti si muovano nonostante i persistenti ostacoli mostra, se posso dire, una certa “incompatibilità” tra gli approcci restrittivi, e un mondo che sta avanzando verso una crescente liberalizzazione di altri flussi. Una tale incoerenza può essere considerata, in qualche modo, responsabile del gran numero di migranti senza documenti e anche della comparsa di certe aree di transito migratorio in varie parti del mondo, come pure del fatto di costituire terreno fertile per diversi gravi crimini contro i diritti umani, vale a dire il traffico di esseri umani attraverso le frontiere.

In quest’epoca di migrazioni senza precedenti non di rado emerge la tendenza a vedere il migrante straniero con sospetto e paura. Invece di accoglienza e solidarietà, i movimenti migratori suscitano diffidenze e ostilità, sospetti e pregiudizi. Si stanno aprendo numerosi dibattiti sull’opportunità e sui modi per affrontare il fenomeno delle migrazioni non solo ad alto livello, ma anche nelle comunità locali dove la presenza dei migranti è sempre più forte. Lo spirito umano, capace di grande generosità, viene messo a tacere da nuovi appelli all’isolamento e alla restrizione. In un clima così preoccupante, ci si può chiedere: come risponde la Chiesa?

Dal punto di vista biblico, il migrante è per definizione “lo straniero” e, secondo un concetto più concreto, lo straniero ospite in mezzo a noi. Per il fatto che condivide l’ambiente di vita quotidiana con gli autoctoni, con tutte le sue differenziazioni, il migrante si colloca nella prospettiva anticotestamentaria del “prossimo”. Se, poi, egli condivide la stessa fede in Cristo, è “fratello” nel senso più ampio del termine. Inoltre, poiché necessita di aiuto o di assistenza a causa dello sradicamento dal proprio Paese, delle sfide alla sua fede o perché ne è privo, appartiene a quella categoria di fratelli bisognosi con i quali, nella parabola del Giudizio Finale, Gesù stesso si è identificato (cfr. Mt 25).

La migrazione, a sua volta, nonostante gli innumerevoli aspetti che la caratterizzano, è via caratteristica attraverso la quale il confronto fratello-straniero si realizza in forme sempre nuove, mettendo allo stesso tempo anche in crisi ogni concretizzazione dell’ideale biblico della fraternità. In questa luce, quali sono gli aspetti che più si impongono per una lettura cristiana del fenomeno della migrazione per motivi di lavoro?

Il tema del nostro Incontro ci viene in aiuto poiché mette già in evidenza due vie da seguire: la cooperazione e lo sviluppo, nella prospettiva specifica della sollecitudine pastorale.

I concetti della cooperazione e dello sviluppo pongono soprattutto l’accento sull’aspetto positivo del fenomeno della migrazione, inclusa quella lavorativa. Dal punto di vista della cooperazione non si può trascurare che l’affluenza di migranti verso i Paesi di accoglienza può significare, per questi ultimi, grandi benefici, in quanto immette nuove forze creative e produttive che possono diventare di indiscutibile utilità per lo sviluppo. L’inserimento dei migranti nel settore produttivo dei Paesi d’accoglienza ha la capacità di creare ricchezza per i Paesi stessi e, allo stesso tempo, può offrire opportunità di formazione, informazione, lavoro e retribuzione per i migranti. Questi, a loro volta, possono condividere con il Paese d’origine una parte importante dei benefici ricevuti nel Paese d’accoglienza.

Bisogna, però, stare attenti a non misurare lo sviluppo solo in termini di crescita economica o di altri indicatori finanziari, come hanno sempre voluto sottolineare i Pontefici. Papa Francesco ha ribadito che “non si può ridurre lo sviluppo alla mera crescita economica, conseguita, spesso, senza guardare alle persone più deboli e indifese. Il mondo può migliorare soltanto se l’attenzione primaria è rivolta alla persona, se la promozione della persona è integrale, in tutte le sue dimensioni, inclusa quella spirituale” (Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2014). È vero che la migrazione per lavoro rappresenta una grande potenzialità per lo sviluppo, soprattutto attraverso le rimesse, sebbene, a volte, l’effetto nel tempo possa avere purtroppo anche conseguenze negative per lo sviluppo del Paese d’origine. Il vero sviluppo di una società o di un Paese richiede perciò non solo cambiamenti economici e strutturali, ma soprattutto cambiamenti profondi in ambito sociale e politico. Oltre a reali politiche di cooperazione allo sviluppo con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, servono politiche migratorie che considerino i migranti non solo come strumenti da attrarre o mandare via a seconda delle esigenze, ma come persone alle quali devono essere garantiti tutti i diritti e gli effetti derivanti dalla residenza e dalla cittadinanza.

I migranti, comunque, non hanno soltanto necessità materiali, ma anche spirituali, alle quali la Chiesa è chiamata a rispondere attraverso una cura pastorale integrale che rappresenta una specifica area d’azione all’interno della pastorale ordinaria. Il punto di partenza è sempre la comprensione della situazione dei migranti in tutte le sue dimensioni, alla luce della Parola di Dio e della Dottrina Sociale della Chiesa. Considerarli come risorsa per le comunità ecclesiali che li accolgono permetterà loro di cooperare allo sviluppo della Chiesa d’arrivo, contribuendo così alla crescita della fratellanza e dello spirito di comunità.

In conclusione, formulo l’auspicio che le nostre riflessioni, e soprattutto le nostre preghiere per i migranti, possano portare frutti abbondanti e benedizioni non solo per tutti coloro che vengono in aiuto alle persone “in cammino”, ma anche per quanti si trovano, per qualsiasi ragione, lontano da casa.

 

Grazie per la vostra attenzione. A tutti, buon lavoro!