Daniele Comboni - La Missione come pellegrinaggio giubilare (di Mario Trebeschi)

04.10.2015 17:19

 

« La Chiesa pellegrina diventa spontaneamente missionaria. Il comando del Cristo risorto: “Andate e ammaestrate” ha proprio l’accento sull’andare, modalità imprescindibile della evangeliz-zazione aperta al mondo. Viatico e tesoro in questo itinerario sono la parola di Dio e l’Eucaristia.

Tracciando un’appassionata sintesi del cammino dell’umanità con le sue conquiste e i suoi smarrimenti, il Concilio presenta la Chiesa compagna di viaggio della famiglia umana, indican-do una meta trascendente oltre la storia terrena. Risulta, così, un fecondo contrappunto tra pelle-grinaggio e impegni nella storia, e anche il mondo è chiamato a offrire un suo contributo alla stessa Chiesa in un dialogo vivo e intenso ».

(Il Pellegrinaggio nel grande Giubileo del 2000, documento del Pontificio Consiglio della pastorale per i Migranti e gli Itineranti, 1998, n. 21)

 

INTRODUZIONE

 

1. Negli scritti del Comboni il termine giubileo ricorre poche volte.

Il Beato usa questo termine per indicare il compimento degli anni della contessa Ludmilla di Carpegna (Scritti, n. 721); accenna al 18° giubileo del martirio di S. Pietro (Scritti, n. 1550), nella cui circostanza un gruppo di 12 morette partecipò alle solenni celebrazioni in S. Pietro (29 giugno 1867: « la prima colonia nera dell'Africa Centrale assistette alla festa più solenne, che il culto esterno della Chiesa abbia presentato agli oc-chi del mondo nel 18° secolo della sua esistenza »); rivolge le sue felicitazioni al vescovo di Brescia, Gero-lamo Verzeri, in occasione del suo giubileo episcopale, ricorso nel 1875 (Scritti, nn. 3544, 3868); menziona, in una lettera, di aver partecipato alle feste del giubileo episcopale di Pio IX, nel 1877 (n. 4694).

Quanto al giubileo, come anno santo, il Comboni ne parla da Khartum, il 25 marzo 1875, al card. Ales-sandro Franchi: « Prima di partire per Nuba pubblicherò in una Circolare il Giubileo o Anno Santo » (Scritti, n. 3778). Si tratta del giubileo indetto dal papa Pio IX, in forma non solenne, a causa delle note vicende ita-liane conseguenti alla presa di Porta Pia, con lettera enciclica Gravibus ecclesiae, del 24 dicembre 1874, che concedeva ai fedeli la possibilità di acquistare l’indulgenza, pur rimanendo nelle propri chiese locali.

Il Comboni usa qualche parola in più per un altro giubileo. Il 15 aprile 1881, da Malbes, scriveva al card. Giovanni Simeoni. « Aspetto con impazienza la stupenda Enciclica del Santo Padre, che ho già letta nei giornali, sul provvidenziale Giubileo, che per le Sacre Missioni è prolungato a tutto quest'anno, e che io stes-so predicherò nelle diverse lingue in tutte le stazioni del mio faticoso Vicariato » (Scritti, n. 6606).

E’ il giubileo straordinario indetto da Leone XIII col breve Pontifices Maximi, 15 febbraio 1879 e coll’enciclica Militans Iesu Christi Ecclesiae, del 12 marzo 1881. Il papa stabiliva il tempo utile per l’indulgenza giubilare dal 19 marzo all’1 novembre, per coloro che abitavano in Europa e fino alla fine dell’anno, per gli extraeuropei.

La “stupenda enciclica” lamentava gli oltraggi alla fede e alla Chiesa, fatta dallo Stato italiano, proprio nel centro stesso della verità cattolica e le limitazioni imposte alle scuole religiose, sottomesse al controllo dell’autorità civile, definendo apertamente gli oppositori come nemici della Chiesa. Il papa non mancava di sottolineare anche il triste spettacolo offerto dai popoli, sempre più insensibili verso il cattolicesimo: « le na-zioni divengono ogni giorno più infelici a misura che si allontanano dalla Chiesa; una volta spenta o indebo-lita la fede cattolica, è breve il passo al pervertimento delle idee e alla voglia di rivolgimenti politici ».

L’enciclica, non ricorda espressamente le missioni, ma sollecita all’elemosina alle opere della “Propaga-zione della fede”, della “Santa Infanzia” e delle “Scuole d’Oriente”.

Il Comboni non ebbe la fortuna di vivere questo Giubileo, perché morì poco dopo. E’, tuttavia, importante la sua breve testimonianza, perché rivela la sua stima verso questa istituzione e la volontà di approfittarne per il bene spirituale proprio e dei suoi fedeli africani.

 

2. Anche se il Comboni non visse un giubileo, tuttavia la sua vicenda può essere considerata come un peren-ne giubileo, soprattutto quanto all’aspetto pellegrinante. Si cercherà di evidenziarlo in queste pagine, utiliz-zando i documenti specifici della Chiesa, emanati dal papa e da vari organismi ecclesiali, illustrativi del grande evento dell’anno 2000.

I documenti sono i seguenti:

* Lettera apostolica, Tertio millennio adveniente (1994).

* Bolla di indizione del Giubileo Incarnationis mysterium (1999).

* Lettera del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II sul pellegrinaggio ai luoghi legati alla storia della salvezza, 1999.

* Il Pellegrinaggio nel grande Giubileo del 2000, documento del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, 1998.

* Il santuario. Memoria, presenza e profezia del Dio vivente, documento del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, 1999.

* Venite, saliamo sul monte del Signore. Il pellegrinaggio alle soglie del terzo millennio. Nota pastora-le, 1998, documento della Commissione Ecclesiale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI.

Quanto ai documenti comboniani si farà riferimento soprattutto a due fonti: D. COMBONI, Scritti, Verona, Emi 1991 e la Positio super virtutibus del Beato.

Vogliamo vivere, con il Comboni, il grande segno giubilare del pellegrinaggio e, contemporaneamente, far memoria della sua santità e del suo martirio, in modo da esercitare non solo la purificazione della memoria (cf Incarnationis mysterium, n. 11), ma anche di arricchirla, prendendo conforto dal suo esempio per il no-stro personale cammino quotidiano di conversione, ribadendo con chiarezza a noi stessi il dovere di una vita coerente di battezzati, che deve sfociare nella missione.

La Incarnationis mysterium ci invita a riflettere sulla santità di tanti nostri fratelli del passato; in proposito afferma: « La storia della Chiesa è una storia di santità. Il Nuovo Testamento afferma con forza questa carat-teristica dei battezzati: essi sono santi nella misura in cui, separati dal mondo in quanto soggetto al Maligno, si consacrano a rendere il culto all’unico e vero Dio. Di fatto questa santità si manifesta nelle vicende di tanti Santi e Beati, riconosciuti dalla Chiesa, come anche in quelle di un’immensa moltitudine di uomini e donne sconosciuti il cui numero è impossibile calcolare » (n. 11).

 

3. Il Comboni fu un instancabile pellegrino, nella grande Africa, nei luoghi di missione; in Europa, per i viaggi di animazione. Basti qui elencarli, con le tappe principali, solo per dare un’idea di questa vita in con-tinuo movimento e giustificare la nostra prospettiva di lettura.

 

Primo viaggio missionario: spedizione dei missionari di don Nicola Mazza in esplorazione in Africa centrale.

Settembre 1857-settembre 1859.

Trieste (10 settembre 1857); Alessandria d’Egitto, pellegrinaggio in Terra Santa, Cairo (22 ottobre 1857, navigazione sul Nilo, Assuan (11 novembre), Korosko (23 novembre), traversata del deserto dell’Atmur (10 dicembre), Abu-Hamed (25 dicembre), Berber (31 dicembre), Khartum (8 gennaio 1858), navigazione sul Nilo Bianco, stazione di S. Croce (14 febbraio 1858).

Viaggio di ritorno. Partenza da S. Croce (8 gennaio 1859), Khartum (4 aprile), arrivo a Verona in settembre 1859.

 

Secondo viaggio missionario: per il riscatto di fanciulli africani schiavi.

Dicembre 1860-marzo 1861.

Roma (21 dicembre 1860), Alessandria d’Egitto (31 dicembre), Cairo (3 gennaio 1861), Suez, navigazione sul Mar Rosso, Aden (12 gennaio).

Ritorno in Europa con alcuni fanciulli Galla (2 febbraio), Suez (11 febbraio), Cairo (12 febbraio), Alessandria (8 mar-zo), Trieste, Verona (18 marzo).

 

Primo viaggio europeo: per informare persone e società missionarie sul piano di rigenerazione dell’Africa.

Ottobre 1864-giugno 1865.

Roma (fine ottobre 1864); Napoli (incontro con padre Ludovico da Casoria); Firenze; Verona; Bressanone; Torino (ospite di S. Giovanni Bosco: pubblica la prima edizione del Piano); Lione (natale-10 gennaio 1865, ospite dell’istituto missioni africane); Parigi (ospite dei cappuccini: incontra mons. Guglielmo Massaia).

In Germania (aprile 1865: ospite della Società di Colonia); Aquisgrana; Liegi; Lovanio; Malines; Bruxelles; Anver-sa; Gand; Ostenda; in Inghilterra, a Dover; Parigi; Bourg-en-Bresse; Ginevra; Verona; Vienna; Roma (18 giugno 1865).

 

Terzo viaggio missionario: per studiare, insieme con il padre Ludovico da Casoria, l’ipotesi di divisione del vicariato dell’Africa centrale.

Ottobre 1865-marzo 1866.

Verona (27 ottobre 1865; Bressanone; Salisburgo (29 ottobre); Vienna (31 ottobre); Praga; Trieste (9 novembre); Ales-sandria (18 novembre); navigazione sul Nilo; Luxor; Negade; Assuan (5 gennaio 1866); Scellal (6 gennaio).

Ritorno da Scellal (13 gennaio); Cairo (26 gennaio); Roma (15 marzo 1866).

 

Secondo viaggio europeo: per pubblicizzare il Piano per la rigenerazione dell’Africa.

Ottobre-novembre 1866.

Roma; Parma; Milano; Lucerna; Mulhouse; Strasburgo; Nancy; Parigi; Amiens; Boulogne sur mer.

Londra; in Belgio; Colonia; Francoforte; Austria; Verona; Livorno; Roma; (23 novembre 1866).

 

Quarto viaggio missionario: fondazione di tre istituti missionari al Cairo.

Novembre 1867-luglio 1868.

Roma (24 novembre 1867); Marsiglia; Alessandria d’Egitto (5 dicembre) Cairo (7 dicembre).

Fondazione degli istituti di educazione: convitto femminile (Istituto S. Cuore di Maria), convitto maschile (Istituto S. Cuore di Gesù), scuola per ragazze esterne (Istituto Sacra Famiglia).

Ritorno da Cairo (7 luglio 1868); Marsiglia.

 

Terzo viaggio europeo: in cerca di aiuti per i suoi istituto di Cairo. 

Luglio 1868-febbraio 1869.

Cairo (7 luglio 1868); Marsiglia (15 luglio); Grenoble; La Salette (26 luglio); Lione (5 agosto: incontro con la dire-zione dell’Opera della Propagazione della fede); Ars (7 agosto).

In Germania (ospite presso la Società di Colonia); Bamberga (31 agosto: partecipa al congresso delle associazioni cattoliche); Monaco di Baviera (10 settembre) Rosenheim (17 settembre).

In Francia; Parigi (19 settembre: pubblica il Piano di rigenerazione in francese); Lione (4 gennaio 1869); Torino, Ve-rona; Vienna (25 gennaio); Praga; Verona.

 

Quinto viaggio missionario: consolidamenti delle opere di Cairo.

Febbraio 1869-marzo 1870.

Verona (15 febbraio 1869); Marsiglia (20 febbraio); Alessandria e Cairo (26 e 27 gennaio); Suez (18 novembre 1869: partecipa all’inaugurazione del canale).

Ritorno a Verona: marzo 1870.

 

Quarto viaggio europeo: in cerca di finanziamenti per gli istituti di Cairo.

Dicembre 1870-ottobre 1871.

Verona (natale 1870); Bolzano; Merano; Bressanone; Innsbruck (1 gennaio 1871); Monaco (2 gennaio: presso il mo-nastero benedettino di S. Bonifacio); Altötting (21 gennaio 1871), Salisburgo, Passavia; Linz; Vienna. Da gennaio a maggio 1871 scrive 1347 lettere.

Verona (giugno 1871); Venezia; Fulda (12 agosto 1871); Colonia; Paderborn; Colonia (14 settembre); Magonza (par-tecipa al congresso generale delle associazioni cattoliche, dove per la prima volta espone il suo motto “O Nigrizia, o morte”).

Pietroburgo?; Verona (fine di ottobre 1871).

 

Sesto viaggio missionario: ritorno in Africa centrale come provicario.

Settembre 1872-marzo 1876.

Verona (17 settembre 1872); Trieste (20 settembre); Alessandria (26 settembre); Cairo.

Cairo (26 gennaio 1873); passaggio del deserto dell’Atmur; Khartum (4 maggio: celebre omelia. all’11 maggio; El-Obeid (19 giugno-novembre; 14 settembre: consacrazione della Nigrizia al Cuore di Gesù).

Ritorno a Khartum (novembre 1873 e permanenza per un anno); Berber (novembre 1874: consolidamento della stazio-ne); El Obeid (giugno 1875); Delen-Gebel Nuba (metà settembre 1874: organizzazione della stazione); El Obeid; Khar-tum (8 dicembre); ritorno in Europa, Verona (26 marzo 1876).

 

Quinto e sesto viaggio europeo: opera di sensibilizzazione per le missioni dell’Africa Centrale.

Prima dell’ordinazione episcopale. Maggio-giugno 1876.

Colonia, Magonza, Bamberga, Monaco, Salisburgo, Vienna, Froshdorf, Roma.

Dopo l’ordinazione episcopale (12 agosto 1877). Agosto-novembre 1877.

Bressanone (dopo la metà di agosto); Verona; Lione 5 ottobre (presso la direzione dell’Opera per la propagazione della Fede); Parigi (10 ottobre: conferenza in Notre-Dame; Issoudun (24 ottobre); Parigi (28 ottobre); Bruxelles (1 novembre: con il re del Belgio, Leopoldo II, tratta il problema dello schiavismo); Steyl, Olanda (5-6 novembre); Co-lonia, Monaco (11 novembre); Nonnberg (Salisburgo: presso il monastero benedettino per chiedere preghiere e sus-sidi); Vienna (novembre: conferenza missionaria sull’Africa Centrale; Verona (25 novembre 1877).

 

Settimo viaggio missionario: ritorno in Africa come vescovo, vicario apostolico; carestia e siccità.

Dicembre 1877-maggio 1879.

Verona (10 dicembre); Napoli (15 dicembre); Alessandria (19 dicembre); Cairo (21 dicembre).

Cairo (partenza 29 gennaio 1878); navigazione sul Nilo; Assuan; Korosko; traversata dell’Atmur; Khartum (12 aprile). Fine del 1878 è colpito da violente febbri; Khartum (10 marzo 1879: viaggio di ritorno); Verona (15 maggio 1879).

 

Settimo viaggio europeo: opera di sensibilizzazione contro lo schiavismo.

Agosto 1880

 

Dopo aver percorso l’Italia, in luoghi di cura per salute e per animazione missionaria, il Comboni si reca a Vienna nell’agosto 1880, per incontrare Francesco Giuseppe, protettore della missione, al fine di perorare la causa contro lo schiavismo.

 

Ottavo e ultimo viaggio missionario: consolidamento del vicariato.

Novembre 1880-agosto 1881.

Verona (22 novembre 1880); Napoli (27 novembre); Alessandria (3 dicembre); Cairo; Suez (31 dicembre); mar Rosso; Suakim (5 gennaio 1881); Berber (22 gennaio 1881); navigazione sul Nilo; Khartum (28 gennaio).

Khartum (28 marzo); El-Obeid; Delen; El Obeid (28 luglio); Khartum (9 agosto).

Muore il 10 ottobre a Khartum.

Il quadro sommario dei viaggi dà l’idea del perenne cammino del Beato per la diffusione del vangelo e per suscitare sensibilità e appoggi all’opera missionaria. Si tratta di un dinamismo esistenziale costituito dai se-guenti elementi:

* reiterate partenze per nuovi cammini, simbolo del perseverante distacco da se stessi;

* perenne esodo, in solidarietà eroica con il prossimo più bisognoso;

* instancabile tensione verso mete di liberazione e rigenerazione umana e spirituale dei popoli africani;

* quotidiano incontro con il Signore, che fornisce le ragioni e rinnova le forze interiori per nuovi tra-guardi.

 

Difficile non trovare nei passi affrettati di questo grande nomade del nostro tempo, in cerca di nuove terre promesse per infelici popolazioni, il riflesso dello schema, che seguiremo nella nostra esposizione, reperibile nel documento Il Pellegrinaggio nel grande Giubileo del 2000:

« Vissuto come celebrazione della propria fede, per il cristiano il pellegrinaggio è una manifestazione cul-tuale da compiere con fedeltà alla tradizione, con sentimento religioso intenso e come attuazione della sua esistenza pasquale.

La dinamica propria del pellegrinaggio rivela con chiarezza alcune tappe che il pellegrino raggiunge, e che diventano un paradigma di tutta la sua vita di fede.

La partenza rende manifesta la sua decisione di avanzare fino alla meta e conseguire gli obiettivi spirituali della sua vocazione battesimale.

Il cammino lo conduce alla solidarietà con i fratelli e alla preparazione necessaria per l‘incontro con il suo Signore.

La visita al Santuario lo invita all’ascolto della parola di Dio e alla celebrazione sacramentale.

Il ritorno infine gli ricorda la sua missione nel mondo, come testimone della salvezza e costruttore della pace » (n. 32).

 

La riflessione sul Comboni condotta nel presente volume terrà presente queste tappe, passando in rassegna alcuni avvenimenti della vita del Beato, cogliendone il contenuto ideale, il significato; ne risulta il seguente schema:

 

4. Il metodo della nostra esposizione è di lasciare spesso la parola al Comboni stesso, in modo che ne emer-gano le intenzioni, lo spirito, le scelte apostoliche; si darà meno spazio all’esame dei contesti storici, anche se qualche volta sarà necessario trattarne, sia pure di sfuggita.

 

5. Per una lettura dei testi comboniani, in relazione al giubileo e specificatamente al pellegrinaggio, occorre mettersi in prospettiva missionaria.

Il pellegrinaggio del Comboni è conseguenza di una chiamata-missione.

Oggi la Chiesa insiste sull’aspetto della nuova evangelizzazione e sulla missionarietà, in un mondo in cui il paganesimo si diffonde con la velocità dei moderni mezzi di comunicazione; d’altra parte, il confronto con le altre religioni si fa sempre più urgente. La prospettiva in cui la Chiesa, oggi, si pone è di deciso sviluppo dell’aspetto vocazionale della vita cristiana, ma in funzione missionaria.

A causa del calo delle vocazioni (sacerdotali, missionarie, religiose; ma oggi anche alla vita familiare!), o meglio della crescente indifferenza verso la vita intesa come vocazione, si è insistito molto su questo aspetto, fino a qualche anno fa, spesso, disgiuntamente dal suo sviluppo, al punto che la chiamata (il “Venite”) è di-ventata come un rifugio, un nido di sicurezza, particolarmente ricercato nel contesto culturale attuale, sempre più minaccioso nei confronti della fede, prescindendo dalla missione.

La chiamata e la missione vanno poste in relazione: ambedue hanno come contenuto Gesù Cristo, la prima per aderirvi, la seconda per annunciarlo.

L’antico popolo di Dio ha inizio da una chiamata, che si concreta in un espulsione: “Vattene...” viene det-to ad Abramo. Così, il nuovo popolo di Dio ha origine dalla chiamata degli apostoli, che si sviluppa in un’uscita: “Euntes...”.

Il Signore chiama un popolo perché sia itinerante, pellegrino nel mondo, con un dinamismo che ha origine dallo Spirito, per il bene dell’umanità. Lo stesso evento della Pentecoste lo dimostra.

Non occorre indugiare oltre, perché il discorso è fin troppo chiaro e i documenti della Chiesa che accen-tuano questa prospettiva, che va sotto il nome di nuova evangelizzazione, per gli anni duemila, sono noti.

Il pellegrinaggio del Comboni nasce da una chiamata, interpretata nel suo contenuto come forza di propul-sione, di esplosione nel mondo.

E’ opportuno ribadire che il segno del pellegrinaggio giubilare, va interpretato nel suo vero significato, cioè come messa in moto di un processo di miglioramento della vita cristiana, che si fa missione. L’esperienza pellegrinante del Comboni ne è esempio chiarissimo. Il suo cammino non ha come fine la visita devozionale ad un santuario; ma la diffusione del vangelo. Eppure egli ha fatto tappa anche in alcuni santua-ri; ma ne ha ricevuto luce e forza per intraprendere nuove strade di evangelizzazione; e quali!

Il Comboni insegna ad evitare il pericolo di camminare molto, o senza meta, o stando interiormente fermi, oppure di muoversi solo moralmente.

L’azione apostolica del Comboni ha come obiettivo di realizzare quanto il testo canonico della bibbia sul giubileo, Lev 25, 8-13, rivela su tale istituzione: ricreare la condizione originaria della terra e dei popoli che la abitano, secondo la volontà del Creatore, nella giustizia e nella pace.

Secondo la bibbia, nell’anno giubilare, ognuno doveva tornare in “possesso del suo”, stabilito da Dio Provvidente.

L’azione del Comboni è diretta a far ritrovare a popolazioni intere la loro propria identità, creata a imma-gine di Dio, secondo obiettivi concreti, richiesti da quel momento storico: restituire la libertà a popolazioni, schiave degli uomini e della superstizione, venire incontro alle esigenze primarie di una immensa schiera di poveri immersi nella miseria e nella fame, riconoscere la dignità delle persone, indipendentemente dal colore della loro pelle, proclamare la parità della donna, considerata come vile strumento.

Il pellegrinaggio missionario del Comboni è uno stimolo a vivere questo segno giubilare come dimensione essenziale della vita cristiana. Lo è per chi scrive e lo sarà per chi legge.

 

6. Infine una puntualizzazione. Non sfuggirà certamente la “pretesa” di questo lavoro, cioè voler illustrare alcuni momenti dello spirito del giubileo del 2000 alla luce di una vicenda svoltasi un secolo e mezzo fa; e, viceversa, spiegare il significato delle tappe dell’esperienza missionaria comboniana con documenti di epoca attuale. L’obiezione è legittima.

Ma, leggendo certi passaggi della biografia del Comboni, emergono, si può dire, spontaneamente, degli ac-costamenti così immediati tra i due eventi, che sembra più un peccato di omissione non esporli, che una for-zatura lo spiegarli.

In effetti l’evento giubilare, nel suo segno più evidente, come è appunto il pellegrinaggio, risulta, di fatto, provvidenziale per la comprensione dello spirito di questo grande missionario; come, viceversa, la vicenda singolarissima di questi è una eccellente illustrazione del significato del pellegrinaggio giubilare.

 

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