Dal Cuore di Cristo al continente a forma di cuore

07.10.2015 19:42

 

(Articolo pubblicato sull'Osservatore Romano)

 

Precedenti storici 

Il culto del Cuore di Cristo, in Comboni, risale agli anni della sua formazione nel Collegio S. Carlo di Verona, voluto da un educatore nato, Don Nicola Mazza (1790-1865), uno di quegli uomini in largo anticipo sui tempi, che dava la sveglia al cattolicesimo italiano dell’800 . Quest’incontro determinò l’avvenire di Comboni. Nella cappella interna del Collegio, sull’altare laterale di sinistra , Don Mazza aveva fatto collocare un trittico simboleggiante le principali devozioni ch’egli si sforzava d’infondere nei suoi giovani studenti, tra i quali Daniele Comboni, accolto tra i convittori interni il 23 febbraio 1843. La pala, di evidente impianto didascalico, rappresenta un allievo protetto e accompagnato dall’angelo custode in un itinerario in salita, lungo il quale egli prima incontra S. Giuseppe, poi Maria e infine Gesù, che tuttavia indica un itinerario ulteriore verso il Padre. Il tema della Sacra Famiglia, caro ai fondatori e fondatrici veronesi, in particolare a S. Gaspare Bertoni (1777-1853) e a Leopoldina Naudet (1773-1834), qui si coniuga felicemente con quello del Cuore Immacolato di Maria e con quello del Sacro Cuore di Gesù. Alla destra della pala centrale é raffigurato S. Luigi Gonzaga in gloria, mentre alla sua sinistra si trovano Sant’ Ignazio di Loyola nell’atto d’inviare S. Francesco Saverio in missione nelle lontane Indie. 
Nell’originale pedagogia mazziana, il culto al Cuore di Cristo non aveva la valenza d’un amore romantico, intimistico e consolatorio, ma si proponeva di abilitare gli alunni a entrare in relazione con la persona amante del Verbo incarnato, al quale si accede mediante un forte e pregnante simbolo, segno visibile della tenerezza di Dio, per stabilire con Lui un dialogo interpersonale e per un impegno di testimonianza.L’800 ha diffuso un’illimitata fiducia nella misericordia salvatrice di Gesù Cristo. Dal punto di vista di coloro che erano impegnati nella cura d’ anime, parroci e vescovi, con la devozione al Sacro Cuore era stato ricreato uno stile di moderazione e di dolcezza pastorale, che allontanava una volta per sempre i rigori dei giansenisti. Di tutte queste realtà c’è traccia nel copioso epistolario di Comboni: ”Questo Cuore adorabile, divinizzato per l’ipostatica unione del Verbo con l’umana natura in Gesù Salvatore nostro, immune da colpa e ricco d’ogni grazia, non vi fu istante dalla sua formazione, in cui non palpitasse del più puro e misericordioso amore per gli uomini.”(Scritti, 3323). Secondo Comboni il Cuore di Cristo nella sua concretezza di cuore umano non è un simbolo che rimanda ad una realtà trascendente e lontana o al mistero dell’amore di un Dio chiuso in se stesso, ma mostra l’umanizzarsi dell’amore di Dio e il suo inserirsi nel tempo e nelle vicende degli uomini. 

Significato del Cuore di Cristo 

L’amore di Dio per l’umanità ha la sua massima manifestazione nel Cuore del Verbo incarnato. Gesù Cristo ci ha amati con un cuore umano; per questo il suo Cuore trafitto sulla Croce è considerato il simbolo più realistico di quell’amore infinito, con cui il Redentore ama incessantemente il Padre e gli uomini-fratelli. Il cuore dell’unigenito Figlio di Dio, è il vertice culminante dell’eterno amore di Dio per l’uomo. Il culto del Cuore di Cristo comprende tutte le verità della nostra fede, anima e riassume tutte le pratiche della pietà cristiana; esso è la più logica premessa di una riuscita nella vita spirituale. Fu per queste ragioni che Comboni fece del Cuore di Cristo il propulsore della sua spiritualità missionaria e il motivo ispiratore del suo apostolato africano. Egli ricambia Gesù Cristo con altrettanto amore, così da consacrare a Lui la sua esistenza, impegnandosi ad aderire alla sua volontà seguendo senza esitazione la sua vocazione missionaria, sforzandosi in un costante esercizio di coerenza evangelica, capace di rendere sempre più intima la sua unione con Lui e sempre più operoso e fedele il suo servizio agli Africani. 
“(…) questo divinissimo Cuore deve infiammare tutta l’Africa Centrale, e convertire i suoi popoli alla fede”(Scritti, 3203); “L’Opera della rigenerazione dell’Africa è già iniziata e l’assicuro che riuscirà certamente, e si convertiranno tanti milioni di anime; e ciò non perché tutti noi missionari, suore ed operai siamo decisi di vincere o morire: ma perché l’Opera è affidata al S. Cuore di Gesù, che deve bruciare tutta l’Africa Centrale, e riempirla del suo fuoco divino. Ai 14 di Settembre prossimo io farò la solenne consacrazione di tutto il Vicariato, qui in El-Obeid, al Sacro Cuore di Gesù.” (Scritti, 3211) 

Fuoco di carità che anima la storia 

Il Cuore di Gesù è rivelazione di un Dio di amore. Cristo ha scelto di rivelarci il suo amore infinito sotto il pregnante simbolo del cuore. Egli, con il suo cuore umano, ci ha mostrato quello che c’è di più intimo e di più profondo in Dio: il suo Amore appassionato per noi. Gesù è venuto come colui che ha aperto il suo cuore a tutti, mostrando un amore generoso, senza riserva. La sua vita è interamente donata, non solo a qualche amico, ma a tutti, nel disinteresse totale e nell’attenzione per tutti, ivi compresi i più disprezzati e i più indegni. Sceglie gratuitamente quelli che vuole per farne i suoi amici. La generosità è la proprietà più tipica di un amore che non si accontenta di un minimo e vuol dare sempre con abbondanza. La benevolenza che il Cuore di Cristo manifesta in modo abituale verso tutti, mostra la generosità di un amore che desidera salvare tutti, ma specialmente gli esclusi, gli sgraditi, i senza prestigio, gli esuberi dell’umanità …quelli che nessuno ama. Comboni è molto sensibile a questa dimensione cristologica del culto al Sacro Cuore, e la reinterpreta originalmente in chiave missionaria: ”Noi confidiamo, che questo fausto avvenimento,(…) schiuderà nuove vie di salute al gran popolo a Noi dilettissimo della Nigrizia Interiore (…)” (Scritti, 3326); ”La festa dell’Esaltazione della Croce del 1873 segna un’epoca nuova di misericordia e di risurrezione per l’Africa Centrale (…), e noi aprimmo il cuore, non già ad una dolce speranza, ma all’ineffabile certezza che il Cuore di Gesù, che versa a torrenti le sue grazie in questi tempi di universale calamità per la Chiesa e per il mondo, nell’infinita sua pietà si è degnata di esaudire i nostri desideri.” (Scritti, 3411) 
Comboni con uno sparuto manipolo di missionari, aveva faticosamente risalito le correnti impetuose del Nilo con la segreta speranza di giungere sino alle sue sorgenti , realizzando così le bibliche profezie: “Le grandi acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo” (Ct. 8, 7; cf. Is. 43, 2). Le sorgenti del Nilo rappresentavano simbolicamente le acque lustrali del battesimo e dei sacramenti della Chiesa: “Questo Cuore divino che tollerò d’essere squarciato da una lancia nemica per potere effondere da quella sacra apertura i Sacramenti, onde è formata la Chiesa, non ha finito di amare gli uomini (…) vittima di propiziazione per tutto il mondo.”(Scritti, 3324); “(…) dal seno misterioso di questo divin Cuore trafitto sgorgheranno torrenti di grazie e fiumi di celesti benedizioni su questo gran popolo a Noi dilettissimo dell’Africa Centrale” (Scritti, 3330). 
Per Comboni la Chiesa, che nasce dal costato squarciato di Cristo, si propone come mistero di comunione, come sacramento dell’unità di tutti gli uomini con Dio e tra loro:”(…) la preghiera di tante anime deve trovare ascolto presso il Cuore Sacratissimo di Gesù "nel dare a chi chiede e nell’aprire a chi bussa".” (Scritti,1889); “(…) più che mai confido nella straordinaria carità cristiana, e soprattutto nei fervorosi cattolici d’Europa, amici ed amanti del Sacro Cuore.” (Scritti, 5437); “(…) insieme uniti trattiamo meglio che sia possibile gl’interessi della Sua gloria a pro dell’infelice e cara Nigrizia.” (Scritti, 5869) 

Ecclesiologia neotestamentaria 

Nata dal cuore trafitto di Cristo sulla croce (cf. Gv. 19,33-34; 1 Gv. 5,6-8), la Chiesa è descritta con l’immagine d’un campo arato con cura (cf. Mt. 13,3-9; Mc. 4,3-9; Lc. 8,5-8), d’un gioioso convito di nozze (cf. Mt. 22,1-14 Lc. 14,16-24), d’una perla preziosa sepolta e dimenticata in un campo (cf. 13,3-9; Lc. 8,4-8), d’una rete gettata in mare (cf. Mt. 13,47-50), d’un ovile di cui Cristo è il solo legittimo Pastore:”Perché dice il Signore Dio: ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura…Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare” (Ez. 34,11.15; cf. anche Ger. 31,10.12). Per aiutare a comprendere queste realtà, Gesù si riferisce all’immagine della vite e dei tralci (cf. Gv. 15), mentre S. Paolo parla del corpo, delle membra e delle sue diverse ma complementari funzioni (cf. 1 Cor. 12,12). San Giovanni dal canto suo descrive la Chiesa come mistero di comunione (cf. 1 Gv. 1,3). Comunione significa la partecipazione di più persone tra loro della stessa vita, della stessa grazia e della stessa missione di Cristo. I primi cristiani erano coscienti di questa misteriosa comunione di tutti loro in Cristo Signore (cf. At. 2,42-48). All’origine di questa novità assoluta che è la Chiesa, c’è lo Spirito Santo, dono del Cuore di Cristo. Ed è esattamente per il dono dello Spirito (cf. At. 2,1-13) che tutti nella Chiesa partecipano alla stessa grazia, alla stessa vita e infine alla stessa missione. (cf. Gal. 3,28).” La Chiesa abita la fenditura della roccia perché ha sempre la sua dimora nelle ferite di Cristo, per le quali fu risanata. L’immagine delle stimmate di Cristo sono fenditure nella roccia, rifugio e dimora della colomba, quindi motivo di fiducia, oggetto di intimo e appassionato amore.” Anche Comboni, seppure con i limiti e la comprensione che si aveva di queste realtà nel suo tempo, si alimenta alla perenne sorgente della Tradizione cristiana:”Noi tutti siamo profondamente convinti che la grazia del Sacratissimo Cuore di Gesù ci farà trionfare di tutti gli ostacoli (…); fra non molto la Chiesa potrà annoverare definitivamente gli Africani tra i suoi diletti figli, raccolti all’ombra dell’Arca mistica dell’eterno patto, del pacifico ovile di Cristo, ove solo si trova la salute.” (Scritti, 3375); (…) la veneranda sposa di Cristo (…) l’immacolata Sposa dell’Agnello divino, che moriva sulla Croce per la salvezza di tutto il genere umano” (Scritti, 6055; 6062). 

Vita cristiana all’insegna della carità 

La vita cristiana ha senso pieno solo se crede alla fraternità portata da Cristo e tende a darle forma visibile e credibile nella vita di fede e di preghiera, ma anche nell’impegno della carità, della testimonianza e dell’umile servizio al prossimo (cf. Mt. 18,20). Solo se diamo testimonianza di fraternità, daremo testimonianza efficace di Cristo (cf. Gv. 15,12). Per questo motivo dobbiamo sentirci tutti uniti in Cristo e uguali fra noi (cf. Col. 3,11; Gal. 3,28). Sentirsi solidali, vivendo questa realtà con gioia e non con rassegnata arrendevolezza: “Il lavoro a cui deve applicarsi la Missione è di mantenersi fedele e favorevole la popolazione con il buon esempio dei missionari e delle suore e con l’esempio della carità” (Scritti, 3927); “(…) la buona condotta è la più bella predica per gli infedeli” (Scritti, 6093). Perfino le stesse diversità, se accolte con illuminata tolleranza, rendono più profonda e sperimentata l’unità dei fratelli nella carità di Cristo. 
Nella Chiesa, poi, i religiosi occupano un posto di tutto rilievo per la loro diakonia ai poveri e per la testimonianza escatologica dei consigli evangelici: “Gli ordini religiosi sono le braccia della Chiesa” (Scritti, 1622; 2388); “Questi giovani musulmani, cui il Signore volle manifestare la sua grazia, non poterono sfuggire all’influsso che una vita, dedita alla pietà in fraterna concordia ed in continuo amore, deve necessariamente esercitare in modo straordinario” (Alla Società di Colonia, Khartum, 2 agosto 1878). Uno degli aspetti più belli della spiritualità del Cuore di Cristo è il primato dell’amore: un amore che deve animare e trasformare non solo la vita personale dei singoli, ma anche i rapporti interpersonali nella Chiesa e nella società, per fare di Cristo il cuore del mondo , vale a dire il cuore di tutti i cuori. Allora, tramite i cristiani l’amore si diffonderà nel cuore degli uomini, per edificare il Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa e costruire una società di giustizia, di pace e di fraternità universale. 

Dimensione mistica 

Con il culto al Sacro Cuore la Chiesa è condotta dall’esterno all’interno dell’umanità di Cristo, dalle sue piaghe visibili al suo cuore trafitto, ma nascosto nel suo costato lacerato dalla lancia del soldato. “Attraverso le ferite del corpo si manifesta il segreto del cuore, si rivela quel gran mistero di pietà, appaiono le viscere di misericordia del nostro Dio…Dove infatti più chiaramente che nelle tue ferite si poteva vedere che Tu, Signore, sei mite e soave e pieno di misericordia?” I mistici ci presentano il Cuore di Cristo come un segno di sconvolgente e coinvolgente intimità e di comunione personale con ognuno di noi:”Quell’uomo tanto amabile, che con sì grande mansuetudine soffre un sì grande dolore.” . Questo amore abissale ci sbigottisce, perché nasconde e parzialmente rivela la Grazia divina che ci è continuamene donata:” Vi fidanzerò a me nella fedeltà” (Os. 2, 22); “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d’uomo, questo Dio ha preparato per coloro che lo amano” (1 Cor. 2, 9). 
Non si può essere cristiani senza fare esperienza del fascino irresistibile esercitato su noi dall’umanità di Cristo e dal suo centro unificatore e propulsore rappresentato dal suo cuore. A quanti hanno smarrito la strada che conduce a Dio, i mistici indicano senza esitazione il santuario interiore del Suo Cuore, questa angusta fenditura scavata nella roccia, dove “la colomba fa il nido nelle pareti d’una gola profonda” (Ger. 48, 28); “Anima mia entra tutta quanta per la porta aperta del suo costato sino al cuore stesso di Gesù.” E’ proprio tramite questa ferita aperta e angusta ma visibile all’esterno, che si giunge a ciò che è nascosto alla vista degli occhi. Da questo cuore sgorga il potere segreto di rafforzare l’uomo interiore (cf. Ef. 3, 16), perché noi siamo chiamati alla più profonda intimità con Dio stesso:”Non avrai mai riposo fintanto che non ti sarai intimamente unito a Cristo.(…) riposati nella passione di Cristo e fa volentieri dimora nelle sacre ferite di Lui.” Anche Comboni ci indica questo posto “nascosto”, volutamente segreto perchè riservato agli amanti, dove siamo invitati a fare esperienza di relazioni di comunione con Lui e tra di noi, come fondamento insostituibile dell’agape cristiana:“Si ricordi che il nostro legame sacro è piantato nel Cuore di Gesù” (Scritti, 1924); ”Non posso scrivere senza tremare. Ma dica ai suoi figli che si gettino ai piedi di Gesù Cristo, che si nascondano dentro il Cuore di Gesù Cristo e là, in questa sorgente inesauribile di consolazione, troveranno il loro conforto” (Scritti, 2833); “Stiamo bene nelle mani di Dio e nascosti nel Suo Sacro Cuore” (Scritti, 3130). 

Amore oblativo e riparatore 

Dal cuore di Gesù, cioè dal nucleo più intimo del suo essere, sgorga quell’impegno concreto per la salvezza dell’uomo che lo spinge a salire, come mite agnello, il Calvario, per stendere le sue braccia sulla croce e per dare la propria vita in riscatto per molti (cf. Mt. 10, 45) . Nel Vangelo Gesù ci spiega il mistero del dolore e ci inculca il dovere dell’espiazione. Il significato più importante che il Cuore di Gesù ha nell’economia della redenzione, ci induce a capire meglio il dovere d’una degna riparazione:”L’insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno. Ho atteso compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati” (Sal. 69, 21); ” Io ho cercato fra gli uomini uno che costruisse un muro e si ergesse sulla breccia di fronte a me, per difendere il paese, perché io non lo devastassi, ma non l’ ho trovato”(Ez. 22, 30-31); ”Ecco il Cuore che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare nulla, al punto da esaurirsi e consumarsi al fine di testimoniare il suo amore.” Un amore così totale ed esigente porta necessariamente a sacrificarsi sull’esempio di Cristo (Cf. Gv. 17, 19). “Scrivi, o Signore, nel mio cuore queste sante e preziose ferite col tuo sangue, affinché anch’io abbia a sentire un’intima compassione per Te e Ti ami sopra ogni cosa. E impari a sopportare volentieri almeno qualche piccola avversità per il tuo amore…Dipingile con il colore del sangue dinnanzi ai miei occhi distratti affinché non veda le vanità del mondo né mi occupi di esse.” 
Non dobbiamo dimenticare che l’esito finale della Passione è la risurrezione di Gesù Cristo. Nel panorama teologico del XIX secolo la spiritualità vittimale sviluppa la tematica della compartecipazione alle sofferenze inflitte dai peccatori al Cuore di Cristo. Tuttavia nella pratica di questa spiritualità molti sono coloro che hanno seriamente pensato di poter fermare la mano vendicativa di un Dio adirato, perché offeso dagli innumerevoli peccati. Questa visione, teologicamente inaccettabile, non tiene in debito conto che Gesù Cristo sulla Croce è il primo ad essere amato da Dio Padre e che la nostra inserzione in Cristo ci sottrae da ogni ira. Sotto il profilo teologico più concretamente bisogna collocare la riparazione in questo contesto d’amore e non in quello di un Dio vendicativo in cerca di soddisfazione per gli infiniti torti subiti. 
La contemplazione del Cuore di Cristo spinge Comboni verso questa superiore misura dell’amore che si esprime nella condivisione della sofferenza, nel portare su di sé, per puro amore, il peso e la fatica del vivere degli ultimi e degli esclusi: ”Gesù ha sofferto più di me: sia sempre benedetto il Cuore trafitto di Gesù” (Scritti, 4260); “(…) con la Croce, che è una sublime effusione della carità del Cuore di Gesù, noi diventiamo potenti” (Scritti, 1735); “Ecco dunque il desiderio ardente che vengo a esprimerle (…). Queste preghiere non devono avere per scopo l’allontanamento delle croci, delle sofferenze, delle pene e delle privazioni straordinarie alle quali siamo sottoposti noi e i nostri Missionari, poiché la croce e le più grandi tribolazioni sono necessarie per la conversione, per la stabilità e i progressi delle opere di Dio, che devono sempre nascere, crescere e prosperare ai piedi del Calvario. Oh, come è bello soffrire molto per Gesù e per le anime più abbandonate della terra che ci sono affidate dal Vicario di Cristo! Il Cuore divino e adorabile di Gesù ci aiuta grandemente e ci fortifica nella Croce” (Scritti, 5258-529). 
San Paolo ci esorta a consoffrire, a commorire con Gesù, a completare quanto manca alle sue sofferenze. La redenzione, operata in forza dell’amore di Cristo, rimane costantemente aperta a ogni amore che si esprima nell’umana sofferenza. In quest’ottica la redenzione, già compiuta sino in fondo e una volta per sempre, continua a compiersi nel tempo della nostra faticosa esistenza. 

Conclusione 

La considerazione dell’immenso amore di Dio ha favorito in Comboni l’insorgere della consapevolezza che l’unione alla passione di Gesù Cristo doveva essere integrata da una interiore esperienza d’amore e che la Redenzione stessa tende a stabilire e ad affermare l’universalità del regno d’amore di Cristo Signore nel mondo. 
La devozione al Sacro Cuore può essere sintetizzata nella sua dimensione di vita interiore, di vita d’ immolazione, di vita di riparazione e di vita di apostolato. Per Comboni il Cuore di Gesù, “che ha palpitato anche per i popoli neri dell’Africa Centrale” (Scritti, 5647), è luce interiore che ispira, è fuoco che infiamma e inquieta, si propaga e contagia. Un amore di fuoco è il Suo:”Il Signore tuo Dio è fuoco divoratore, un Dio geloso” (Dt. 4, 24); è responsabilità missionaria che spinge fuori dagli angusti confini della propria cittadella arroccata sul monte: è la potenza che vince ogni indugio; è l’origine, il senso e il presidio di ogni autentica missione nella chiesa oggi. 


P R E G H I E R A 

Padre aiutaci a credere fermamente nel Tuo Figlio, 
che Tu hai mandato nel Tuo immenso amore per noi. 
Fa che confidiamo nella vita che non muore più. 
Fa che guardiamo sempre a Gesù Cristo e 
dal Suo Cuore trafitto per noi sulla Croce, 
speriamo il rimedio per le nostre ferite: 
“Lui che conosce i segreti dei cuori” (Sal. 43, 22). 
A M E N 

* TESTI PER LA PREGHIERA: (Lectio - Meditatio – Oratio – Contemplatio) 
Mt. 11, 28-29; Gv. 19, 34-37; 1 Gv. 4, 10; Eb. 4, 16; Ef. 3, 14-19; 

* TESTI PER LA DISCUSSIONE: (Collatio - Praticatio) 
Es. 12, 46; Os. 11, 1-4; Zc. 12, 10; Col. 1, 24; 2 Cor. 5, 14. 

* TESTI COMPLEMENTARI: 
Testi del Vaticano II: G.S., 10; L.G. 10. 

 

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