Commento - Esegesi del Vangelo del 28 Settembre 2014

24.09.2014 19:46

 

Parrocchia Santa Maria dell’Aiuto

Bible study

Mercoledi 24 Settembre 2014

Matteo 21,28-381

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: 28«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli2. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna3”. 29Ed egli rispose: “Non ne ho voglia4”. Ma poi si pentì e vi andò. 30Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò5. 31Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?6». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

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1 21:28-32 Parables which give reproof, speak plainly to the offenders, and judge them out of their own mouths. The parable of the two sons sent to work in the vineyard, is to show that those who knew not John's baptism to be of God, were shamed by those who knew it, and owned it. The whole human race are like children whom the Lord has brought up, but they have rebelled against him, only some are more plausible in their disobedience than others. And it often happens, that the daring rebel is brought to repentance and becomes the Lord's servant, while the formalist grows hardened in pride and enmity.

2 I due figli rappresentano due classi di Giudei. La prima rappresentata dagli scribi e farisei. La seconda dalle prostitute e pubblicani che allo stato iniziale erano un po come gli altri, ma poi si sono pentiti e sono andati a lavorare nella vigna. Vedi anche in parallelo la Parabola del Figliol Prodigo.

Two sons representing the sinners who first refused to do God’s will, but repented at the preaching of John; and the Pharisees who, having “the righteousness which is of the law” (Php 3:9), professed to do God’s will but did it not. Both are sons. God still cares for both. The Pharisees may follow the sinners into the kingdom of God (Matthew 21:31). Paul was still a Pharisee; Nicodemus the Pharisee was still a secret follower of Christ.

3 Lavorare nella vigna significa lavorare per il Regno di Dio. Lavorare assieme al Signore. Fare il lavoro che una persona deve fare come sua parte. Una parte che non può essere delegata a nessuno e neanche a Dio. Ecco la responsabilità nel rispondere nel modo giusto.

4 I will not - This had been the language of the publicans and wicked men. They refused at first, and did not "profess" to be willing to go.

5 The second ...said, I go sir; and went not - This represented the conduct of the scribes and Pharisees - "professing" to obey God, observing the external rites of religion, but opposed really to the kingdom of God, and about to put his Son to death.

6 Whether of them twain ... - Which of the two. "They say unto him, The first." This answer was correct; but it is strange that they did not perceive that it condemned themselves.

 

Quando racconta la parabola di oggi Gesù si trova nel tempio, il giorno dopo che aveva tutti quelli che si trovavano là a comprare e vendere. I capi religiosi gli hanno appena chiesta con quale autorità aveva agito in quel modo il giorno prima, ed egli aveva risposto chiedendo l'origine del battesimo di Giovanni. E siccome i capi non avevano voluto sbilanciarsi, Gesù non aveva risposto loro. E in forma di risposta indiretta, racconta questa parabola. Essa è molto breve e semplice.

Le parole di Gesù sono forti, perché rivelano che di fronte a Dio le cose stanno proprio al contrario di come le vedono gli uomini: chi pensava di obbedire a Dio in realtà si trova lontano, e chi viveva da peccatore, ascoltando Giovanni e convertendosi, si è avvicinato a Dio. Ciò che fa la differenza importante agli occhi di Gesù nella parabola è il fare la volontà del Padre, che conta più del modo con cui i due figli rispondono (cioè il dire). Nell'applicazione, ciò che fa la differenza l'ascolto di Giovani che porta alla conversione che si fa pentimento e cambiamento di vita. A Matteo sta a cuore sottolineare quanto è importante l'agire concreto in risposta al Signore: nel discorso della montagna Gesù afferma che entra nel regno non chi dice "Signore, Signore", ma chi fa la volontà del Padre; nella parabola che chiude questo discorso, ciò che fa la differenza (tra la casa che cade e quella che resiste) è il mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù.

Tornando alla parabola dei due fratelli, com'è illuminante, questo semplice racconto! Gesù lo presenta "ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo", cioè a quanti allora guidavano la nazione ebraica e si atteggiavano a modelli della vita di fede. Egli intende smascherare la loro ipocrisia, mentre dimostra di apprezzare quanti, pur avendo condotto una vita disordinata, sono capaci di una sincera conversione. Per questo conclude con un'affermazione a prima vista sconcertante, per di più introdotta da una formula solenne, quasi un giuramento: "In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio".

E' accaduto più volte che a quest'ultima affermazione si siano aggrappati viziosi e disonesti per giustificarsi, sostenendo che Dio preferisce loro "ai bigotti e ai baciapile", come si è espresso un romanziere notoriamente libertino; Gesù starebbe dalla loro parte, e darebbe a loro, quanto meno anche a loro, un posto in paradiso. Ma non occorre spendere molte parole per dimostrare la malafede di simili discorsi; se certa gente "per bene" è rappresentata dal secondo figlio della parabola, quelli impersonati dal primo figlio sono giustificati non in quanto ribelli alla volontà del padre, bensì in quanto si ravvedono e la mettono in pratica, cambiando l'impostazione della loro vita.

 

Piuttosto, il raccontino di Gesù suona come un triplice invito. Il primo è quello alla coerenza: i due fratelli dicono una cosa e poi ne fanno un'altra. Applicando: non basta dichiararsi cristiani, compiere le pratiche esteriori della fede, obbedire a parole: occorrono i fatti, anche quelli destinati a restare nascosti; occorre che all'atteggiamento esteriore corrisponda un'intima sincera adesione. Il secondo è l'invito a non giudicare: i due fratelli sembrano in un modo, e invece sono in un altro. Applicando: di chi ci sta intorno si vedono solo gli atti esteriori; solo Dio scruta le menti e i cuori; solo Dio conosce i condizionamenti e le difficoltà dei percorsi personali per arrivare a Lui; solo Dio può valutare se e quanta fede alberga nel cuore dei singoli.

Il terzo invito trova eco nella prima lettura (Ezechiele 18,25-28): "Se il malvagio ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse, egli certo vivrà". Quante volte si classificano gli uomini entro categorie immutabili, per cui ad esempio chi è stato in prigione resta sempre un delinquente, i politici sono tutti disonesti, i padroni sono tutti sfruttatori, bisogna diffidare di chi una volta ha mentito o tradito o imbrogliato, e via banalizzando. In realtà, false sarebbero le etichette che si pretendesse di applicare agli uomini: ogni persona dispone di insospettabili risorse, e per grazia di Dio tutti possono cambiare in meglio. Gesù ci credeva, come dimostra il suo atteggiamento verso il pubblicano Zaccheo, verso l'adultera colta in flagrante, verso il ladrone crocifisso accanto a lui.