Commento - Esegesi del Vangelo del 27 Luglio 2014

23.07.2014 18:12

Parrocchia Santa Maria dell’Aiuto

27 Luglio 2014

Bible Study

Matteo 13,44-52

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova1 e lo nasconde2; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi3 e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca4 di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi5. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso6 tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

le due parabole sono molto simili e, come quelle del grano di senapa e del lievito, propongono sostanzialmente lo stesso insegnamento. Mentre nelle due precedenti i protagonisti erano un uomo e una donna, qui si tratta di un contadino e di un facoltosocommerciante. Ambedue iniziano con l’espressione «Il regno dei cieli è simile» (vv. 44.45) che significa: «Avviene del regno dei cieli come...». Il tema è dunque ancora quello delle modalità con cui si attua il regno di Dio.

Nella prima si tratta di un tesoro scoperto casualmente da un contadino. Accadeva spesso in Palestina di trovare un tesoro nascosto. Il proprietario lo aveva sotterrato nei campi per preservarlo da ruberie e saccheggi, soprattutto in tempo di guerra. Talvolta moriva senza avere avuto la possibilità di rivelare il nascondiglio a parenti o a amici. Il ritrovamento occasionale di uno di questi tesori è un tema frequente nella letteratura antica. Nella parabola si narra un fatto del genere. Colui che ritrova il tesoro è forse un salariato o un lavoratore a giornata. Per potersene impossessare egli deve comperare il campo in cui si trova il tesoro. A tale scopo è costretto a vendere tutto quello che ha. Il parabolista non dà alcuna valutazione morale del comportamento del contadino, ma si limita a sottolineare la sua sollecitudine per venire in possesso del tesoro. Un grande risalto è dato al motivo della gioia, che caratterizza il suo comportamento.

Il punto saliente dei due racconti è costituito non dai sacrifici affrontati dai due protagonisti, ma dalla loro decisione di acquistare rispettivamente il tesoro o la perla preziosa, nonostante la necessità a tale scopo di disfarsi di tutti i loro beni. Sia il tesoro che la perla evidentemente simboleggiano il regno di Dio, presente e operante nella parola e nell’azione di Gesù. Senza dubbio il regno è un dono, ma la parabola sottolinea che per riceverlo il discepolo deve fare una scelta coraggiosa che avrà conseguenze decisive anche per il futuro.

La rete gettata in mare (vv. 47-50)

Questa parabola si rifà all’esperienza della pesca, professione molto usuale sulle rive del lago di Genezaret. Per la sua struttura essa corrisponde a quella della zizzania, di cui adotta il modello apocalittico che comporta, nel futuro escatologico, il giudizio universale e la separazione dei buoni dei cattivi. Come nella parabola della zizzania l’accento cade sulla coesistenza dei giusti e dei malvagi; il momento della pesca, distinto da quello della scelta dei pesci a riva, simboleggia un tempo in cui è offerta a tutti la possibilità di ottenere la salvezza: a ciascuno è offerta la possibilità di «decidersi» per il regno.

Seconda conclusione (vv. 51-52)

Al termine del discorso Gesù chiede: «Avete capito tutte queste cose?». La risposta è positiva (v. 51). Con questa domanda egli si riferisce non soltanto all’insegnamento rivolto ai discepoli in privato ma tutto il discorso in parabole. La «comprensione» del regno è un dono, concesso da Dio a chi è disponibile all’ascolto della parola di Gesù (cfr. v. 11). Dalla risposta appare che il suo insegnamento è stato compreso dai discepoli.

Linee interpretative

Le due parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa hanno come sfondo biblico la ricerca della sapienza, che attira per il suo valore incomparabile, superiore ad ogni tesoro (cfr. Is 33,6; Pro 2,4; 8,19). Entrambe sottolineano la preziosità del regno annunziato da Gesù e al tempo stesso la sua natura misteriosa e nascosta. Esse contengono un appello ai discepoli affinché non si lascino sfuggire il momento propizio: dopo aver lasciato tutto per ottenere il regno, essi non devono lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà che esso comporta. Collocandole tra i vv. 41-42 e 49-50, nei quali appare una dura minaccia nei confronti dei malvagi, Matteo intende sottolineare la forza di attrazione insita nel regno. All’origine dell’adesione ad esso non deve esserci dunque la paura del giudizio finale ma l’entusiasmo per una realtà che affascina e attira più di qualsiasi altra cosa.

Nella parabola della rete, come in quella della zizzania, emerge il problema della mescolanza tra il bene e il male, che ha luogo non solo in questo mondo, ma anche nella comunità messianica simboleggiata nella rete (cfr. Gv 21,11). Anche nella chiesa convivono buoni e cattivi: essa non è dunque una comunità di perfetti, ma di persone che si trovano in posizioni diverse rispetto al messaggio evangelico. Ogni credente deve fare i conti con i limiti dei suoi fratelli nella fede, tenendo conto che anche in se stesso il bene è sempre mescolato con il male. La separazione viene vista come un evento di carattere decisamente escatologico, che sfugge perciò a qualsiasi considerazione umana. La missione della chiesa non consiste nell’anticipare il giudizio, che spetta solo a Dio, ma nel guidare i suoi membri perché facciano il bene senza lasciarsi condizionare da nessuno.

PER LA MEDITAZIONE

Le parabole del tesoro e della perla si assomigliano: sia l`una che l`altra fanno intendere che dobbiamo preferire e stimare il Vangelo al di sopra di tutto. Le parabole del lievito e del chicco di senape si riferiscono alla forza del Vangelo e mostrano che esso vincerà totalmente il mondo. Le due ultime parabole, invece, pongono in risalto il suo valore e il suo prezzo. Il Vangelo cresce infatti e si dilata come l`albero di senape ed ha il sopravvento sul mondo come il lievito sulla farina; d`altra parte, il Vangelo è prezioso come una perla, e procura vantaggi e gloria senza finecome un tesoro. Con queste due ultime parabole noi apprendiamo non solo che è necessario spogliarci di tutti gli altri beni per abbracciare il Vangelo, ma che dobbiamo fare questo atto con gioia. Chi rinunzia a quanto possiede, deve essere persuaso che questo è un affare, non una perdita. A questo punto, tuttavia, per evitare che gli uomini confidino soltanto nella predicazione evangelica e credano che la sola fede basti a salvarli, il Signore aggiunge un`altra parabola piena di terrore. Quale? La parabola della rete. "Parimenti il regno dei cieli è simile a una rete che, gettata nel mare, raccoglie ogni sorta di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e, sedutisi, ripongono in ceste i buoni, buttando via i cattivi" (Mt 13,47-48). In che cosa differisce questa parabola da quella della zizzania? In realtà anche là alcuni uomini si salvano, mentre altri si dannano. Nella parabola della zizzania, tuttavia, gli uomini si perdono perché seguono dottrine eretiche e, ancor prima di questo, perché non ascoltano la parola di Dio; mentre coloro che sono raffigurati nei pesci cattivi si dannano per la malvagità della loro vita. Costoro sono senza dubbio i piú miserabili di tutti, perché, dopo aver conosciuto la verità ed essere stati presi da questa rete spirituale, non hanno saputo neppure in tal modo salvarsi. (Giovanni Crisostomo, In Matth. 47, 2)

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1 In oriente il ritrovamento di un deposito di monete o di oggetti preziosi non eraun caso fortuito, come hanno rivelato anche le moderne scoperte archeologiche. Ai tempi diGesù c’erano uomini che si dedicavano appositamente a perforare pareti o scavare terreni pertrovare tesori depositati e abbandonati, per esempio durante traversie militari e politiche. Iltesoro di questa parabola viene alla luce durante i lavori di scavo o di aratura nel campo del datore di lavoro.

2 Secondo il diritto giudaico il tesoro apparteneva a colui che aveva la proprietà dell’immobile o del terreno. Faceva male quindi chi sotterrava di nuovo il tesoro per poi comprare il campo. Il particolare viene utilizzato per indicare come l’uomo faccia tutto il possibile per approfittare della possibilità fortuita che gli si presenta, anche violando lalegge e nella parabola non è preso in considerazione l’aspetto morale del gesto, ma solol’impegno.

3 Al giovane ricco, desideroso di “acquistare la vita eterna”, Gesù dice di fare quanto l’uomo di questa parabola fa per avere il tesoro: “ Va, vendi quello che hai.. e avrai un tesoro nel cielo” ( 19,21 ).

4 Lo sforzo della ricerca è l’insegnamento proprio della parabola della perla, e integra quella dell’impegno per il tesoro. La “ricerca” è una condizione necessaria perché uno possa “trovare” i beni non visibili del regno.

5 Tra i pesci erano considerati “cattivi” quelli senza scaglie, non commestibili, che la legge classificava come impuri ( Lv 11, 10 )

6 Matteo per sei volte usa la parola greca qui tradotta con “avete capito” ( sinecate), quattro volte con “comprendere”( 13, 13.14.19.23.23) e una volta con “intendere” ( 13, 15 ). Il temine significa avere il cuore aperto per entrare nel regno dei cieli. Il discepolo è quello che accetta di entrare nello sconcertante mistero della salvezza; la sua pazienzaaspetta la crescita e sopporta la coesistenza del bene col male o le impazienza dei puri.