Commento Esegesi del Vangelo del 1°Novembre 2014 - TUTTI I SANTI

30.10.2014 13:58

Parrocchia Santa Maria dell’Aiuto

Bible study

29.10.2014

Matteo 5,1-12

In quel tempo, 1 Gesù, vedendo le folle, salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. 2 Pendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: 3 Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. 4 Beati gli afflitti, perché saranno consolati. 5 Beati i miti perché erediteranno la terra. 6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati. 7 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. 8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. 10 Beati i perseguitati e causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. 11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

Il discorso della montagna (Mt 5-7) è il primo dei cinque grandi discorsi che formano l’intelaiatura del primo vangelo. Esso si apre con un esordio, che comprende le beatitudini (5,1-12) e alcuni detti sui discepoli (5,14-16), cui fanno seguito tre parti, che trattano rispettivamente della nuova giustizia (5,17-48), delle opere buone che da essa derivano (6,1-34) e della vita comunitaria (7,1-23); il discorso termina con una esortazione alla fedeltà (7,24-29).

Il nome della montagna in cui Matteo ambienta il discorso non è menzionato, ma, designandola con l’articolo determinativo, egli lascia supporre che si tratti di un luogo ben preciso, da un punto di vista però non geografico, ma teologico: si tratta del nuovo Sinai, sul quale Gesù, come un tempo Mosè, rivela la legge di Dio ai suoi discepoli.

I primi destinatari della salvezza

Le tre beatitudini più antiche, che riflettono da vicino la predicazione di Gesù, dovevano suonare più o meno così:

1. Beati i poveri, perché di essi è il regno di Dio (dei cieli).

2. Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

3. Beati coloro che hanno fame, perché saranno saziati.

Se si esaminano queste tre beatitudini alla luce dei paralleli biblici e giudaici, appare chiaramente che esse si riferiscono tutte ad un’unica categoria di persone, costituita da coloro che, proprio a causa della loro povertà, sono afflitte e soffrono la fame. In realtà dai racconti evangelici risulta che Gesù era circondato da malati, indemoniati, emarginati sociali e religiosi, in una parola da persone provate nel corpo e nello spirito; esse non appaiono di solito come particolarmente pie o giuste, almeno secondo i canoni farisaici, anzi molte appartengono al gruppo dei «peccatori». Gesù è venuto dunque a contatto con i rappresentanti di una povertà ben più ampia e frastagliata di quella che ha trovato voce nei testi biblici e giudaici. A questi poveri che lo circondano Gesù annunzia la felicità più piena, che consiste nella fine della loro situazione miserevole.

Questo messaggio ha profonde radici nell’AT e nel giudaismo. Dio interviene in Egitto per liberare un popolo miserabile e oppresso (cfr. Es 3,7-8) ed esige la solidarietà verso i bisognosi (Dt 15,7-8). Al tempo stesso condanna lo sfruttamento dei poveri e la ricchezza frutto di ingiustizia (Am 4,1; 5,11-12; Os 12,9; Mi 6,10-12) e identifica il povero con il giusto (Am 2,6).

La beatitudine dei poveri si comprende alla luce della predicazione di Gesù, il quale ha annunziato l’imminente venuta del regno di Dio: siccome Dio sta per instaurare la sua regalità su tutto il mondo, i poveri e gli oppressi otterranno finalmente giustizia, anzi saranno proprio loro i primi a entrare in possesso della salvezza (cfr. Mt 11,5; Lc 4,18).

La beatitudine dei discepoli (vv. 3-12)

Le beatitudini, indirizzate per la prima volta ai poveri della Palestina, sono state rilette ben presto dalla comunità cristiana in funzione della situazione in cui essa è venuta a trovarsi dopo la risurrezione di Gesù. Segno di questa antichissima rilettura è l’aggiunta di una beatitudine riservata ai perseguitati «per causa di Gesù» (cfr. v. 11).

Prima beatitudine: «Beati i poveri in spirito (ptôchoi pneumati), perché di essi è il regno dei cieli» (v. 3). L’espressione «in spirito» è stata probabilmente aggiunta dall’evangelista, il quale, sulla linea della riflessione giudaica (Qumran), ha voluto sottolineare che la povertà deve essere espressione di un’umile e fiduciosa sottomissione a Dio: per entrare nella beatitudine finale del regno dei cieli non conta anzitutto la privazione dei beni materiali, bensì l’abbandono a Dio e l’impegno quotidiano per compiere la sua volontà (cfr. At 2,42-48).

Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3). I poveri in spirito sono coloro che, interiormente distaccati dai beni della terra, sono convinti della propria insufficienza e del bisogno di Dio e di conseguenza si aprono fiduciosi a lui. Ad essi Gesù promette la ricchezza più preziosa: il regno di Dio.

Seconda beatitudine: «Beati gli afflitti, perché saranno consolati» (v. 4): ai cristiani che per essere fedeli a Dio vanno incontro a sofferenze e persecuzioni (cfr. Is 61,2), l’evangelista annunzia, come aveva fatto il Deuteroisaia con il popolo in esilio (cfr. Is 40,1), la consolazione promessa da Gesù. Questa però non consiste più nel possesso di una terra, ma del regno di Dio da lui inaugurato.

Terza beatitudine: «Beati i miti, perché erediteranno la terra» (v. 5). In diversi manoscritti questa beatitudine occupa il secondo posto dell’elenco. Essa riguarda i «miti» (praeîs): questo termine, con cui i LXX traducono l’ebraico ‘anî (povero) quando assume un significato più spiccatamente spirituale, indica il comportamento di chi si abbandona totalmente alla volontà di Dio, rinunziando a qualsiasi forma di violenza. Sullo sfondo si può vedere la figura del Servo di JHWH (cfr. Is 42,2-3; 50,5-6), il giusto dei Salmi (cfr. Sal 36,7-11), il Messia umile (Zc 9,9) e lo stesso Gesù (cfr. Mt 11,28-29). A coloro che si pongono su questa strada (cfr. 5,39-41)

Quarta beatitudine: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (v. 6). Viene qui esaltata la felicità di quelli che hanno fame e sete non tanto, come in Luca, di cibo materiale, quanto piuttosto di giustizia: anche qui Matteo, senza eliminare l’aspetto materiale della fame, ha letto nella formula trasmessa dalla tradizione soprattutto la ricerca della giustizia, che consiste nella fedeltà a Dio e ai suoi comandamenti. Si chiude così il primo gruppo di beatitudini, che ricalca da vicino, malgrado i ritocchi, le formule pronunziate dallo stesso Gesù.

Le quattro beatitudini successive (vv. 7-10) contengono nuove variazioni sul tema delineato nella prima parte. In esse sono proclamati felici i misericordiosi, cioè coloro che, come Dio stesso (cfr. Es 34,6), sono capaci di perdonare, i puri di cuore, che aderiscono a Dio in un modo pieno e senza ripensamenti (cfr. Sal 24,2-4), gli operatori di pace e i perseguitati a causa della giustizia, i quali lottano e soffrono per un mondo nuovo, in cui regna la pace e la giustizia (cfr. Is 11,1-9; Sal 72,2-3.7). L’evangelista propone dunque ai suoi lettori una serie di comportamenti che si ispirano al tema biblico dell’imitazione di Dio. A coloro che li adottano viene promesso rispettivamente che otterranno essi stessi misericordia, vedranno Dio, saranno chiamati suoi figli, e possederanno il regno dei cieli. In altre parole essi sperimenteranno un giorno la piena comunione con Dio, ottenendo con essa tutti i beni propri del regno.

Nella nona beatitudine si dice: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi» (vv. 11-12). Essa è già anticipata nell’ottava e si distacca dalle precedenti per la sua lunghezza e per l’uso della seconda persona («voi»): anch’essa è giunta a Matteo dalla tradizione (cfr. Lc 6,22-23), ma risale non a Gesù, bensì alla comunità, la quale l’ha coniata a partire dalla beatitudine da lui riservata agli afflitti. Diversamente dalle altre essa è rivolta direttamente ai cristiani che soffrono persecuzione a causa della loro fede in Gesù: ad essi è riservata nei cieli una grande ricompensa, che si identifica con la piena comunione con Dio (cfr. 1Pt 4,13-16).

Beati i poveri : ecco la nostra vocazione. La sfida da fare , da accogliere.