Commento - Esegesi al Vangelo del 3 Agosto 2014

30.07.2014 13:41

 

Parrocchia Santa Maria dell’Aiuto

30.07.2014

BIBLE STUDY

MATTEO 14,13-21

 

1. Contesto: Dopo il discorso delle Parabole. Al termine del discorso parabolico (13,1-52) e prima di quello ecclesiale (c. 18) Matteo riporta una sezione narrativa nella quale riprende, con piccoli cambiamenti e alcune aggiunte significative, la sezione marciana che va dalla visita di Gesù a Nazareth fino al secondo annunzio della passione (Mt 13,53-17,27 // Mc 6,1-9,32). Nel testo liturgico, riporta il racconto la prima moltiplicazione dei pani, oltre allo sfondo dell’esodo è presente un richiamo al miracolo analogo compiuto da Eliseo (2 Re 4,42-44).

2. Ambientazione (vv. 13-14) Matteo inizia il racconto riferendo che Gesù si reca in barca in un luogo solitario, ma subito le folle lo seguono a piedi dalle città (v. 13). Questa notizia è ripresa da Marco (vv. 32-33); ma mentre questi attribuisce l’allontanarsi di Gesù al bisogno di quiete da parte dei discepoli appena ritornati dalla missione (cfr. la notizia di Mc 6,30-31), Matteo lo ricollega alla morte di Giovanni il Battista che, secondo lui, è stata riferita a Gesù dai suoi discepoli (cfr. Mt 14,12b). Se ne ricava quindi l’impressione che Gesù si sia ritirato in un luogo solitario per non suscitare l’attenzione di Erode, con tutte le possibili conseguenze.

3. Esegesi: Al suo arrivo nel luogo solitario si Gesù trova davanti la folla1 e ne hacompassione (v. 14). Il verbo «avere compassione» (splanchnizomai), viene usato nel giudaismo ellenistico come equivalente di quei vocaboli ebraici (specialmente dalla radice r h m) con cui si indica la misericordia di Dio verso Israele, la sua elezione e il perdono dei suoi peccati (cfr. Es 34,6-7). Gesù agisce quindi come strumento di Dio che raduna Israele suo popolo e lo chiama alla salvezza escatologica.

4. Dialogo tra Gesù e i discepoli (vv. 15-18)

Verso sera i discepoli chiedono a Gesù di congedare la folla perché possa comprarsi da mangiare nei villaggi vicini (v. 15). L’accenno alla sera, mentre Marco parla di «ora avanzata», è forse un richiamo alla sera dell’istituzione dell’Eucaristia (cfr. 26,20). I discepoli fanno notare che il luogo è deserto (cfr. v. 13) e l’ora è «passata» (avanzata). Essi ritengono che non troppo lontano ci siano dei villaggi nei quali è ancora possibile comprare qualcosa da mangiare. Secondo Matteo Gesù risponde loro, come in Marco, di procurare essi stessi il cibo necessario, ma premette questa osservazione: «Non hanno bisogno di andarsene» (v. 16). Il bisogno del cibo non può essere un motivo sufficiente per abbandonare la folla a se stessa. Secondo Marco i discepoli, stupiti e increduli, domandano se devono andare a comprare pane per duecento denari, tanto quanto sarebbe necessario, e forse neppure sufficiente, per sfamare tutta quella gente, e solo dietro esplicita richiesta di Gesù dicono che hanno cinque pani e due pesci; in Matteo invece essi rispondono subito che non hanno se non cinque pani e due pesci (v. 17). Al che Gesù ribatte: «Portateli qui a me» (v. 18).

5. Descrizione del miracolo (vv. 19-21)

Dopo aver riportato il breve colloquio di Gesù con i discepoli, Matteo passa a descrivere, sempre sulla falsariga di Marco, le modalità con cui si è attuato il miracolo. Anzitutto Gesù ordina alla gente di adagiarsi sull’erba (v. 19a): viene tralasciando l’inciso di Marco circa la sistemazione dei presenti in gruppetti. Poi Gesù prende i pani e i pesci e, facendo il gesto che era proprio del capofamiglia prima di ogni pasto, eleva gli occhi al cielo, li benedice2, li spezza (anche i pesci?) e li dà ai discepoli ed essi li distribuiscono alla folla (v. 19b). Tutti si sfamano e alla fine restano ancora dodici ceste piene di pezzi di pane, sebbene quelli che ne avevano mangiato fossero ben cinquemila uomini senza contare, aggiunge Matteo, le donne e i bambini (vv. 20-21). Matteo non accenna ai resti dei pesci, probabilmente per non offuscare il senso eucaristico dell’episodio. L’inciso «senza contare le donne e i bambini» (v. 21) riflette l’uso liturgico sinagogale nel computo dei partecipanti.

Tutti i dettagli di questo racconto sono fortemente simbolici. Il pane nel deserto ricorda il miracolo della manna (cfr Es 16); i pesci alludono invece alle quaglie che hanno accompagnato la manna (cfr. Nm 11,5; Sap 19,10-12).

Il numero dei pani disponibili (cinque) ricorda i cinque libri della legge, nutrimento spirituale di Israele. Il miracolo presenta numerosi tratti affini a quello compiuto da Eliseo, ma lo supera in abbondanza: il profeta sfama appena cento uomini con venti pani, mentre Gesù con cinque pani e due pesci sazia più di cinquemila persone; il fatto che, come nel miracolo di Eliseo, sia avanzato del pane, mette in luce l’estrema abbondanza del dono di Dio; le «dodici» ceste di frammenti richiamano le dodici tribù di Israele e i dodici discepoli di Gesù. Il termine «cesta» (kophinos) indica un canestro che a Roma era utilizzato prevalentemente dai giudei. Infine anche il numero dei presenti ha carattere simbolico, in quanto contiene la cifra «cinque». I gesti di «prendere», «benedire», «spezzare», «dare» rimandano a quelli che Gesù stesso compirà nell’ultima cena (cfr. Mt 26,26). Può essere significativo il fatto che per indicare il gesto di «spezzare» Matteo usi, invece del composto kataklaô (come in Marco e in Luca), il semplice klaô che era usato in riferimento alla frazione del pane eucaristico (cfr. klêsis tou artou in At 2,42).

Il significato ecclesiale appare soprattutto nel ruolo assegnato ai discepoli. L’evangelista non si sofferma sulla situazione di indigenza delle folle e neppure sulla sistemazione dei presenti in gruppetti, focalizzando invece l’attenzione sul fatto che Gesù è coadiuvato dai Dodici, i quali distribuiscono alla folla il cibo da lui ricevuto. Essi diventano così l’immagine viva della chiesa, nella quale l’Israele escatologico, da essi rappresentato, distribuisce a tutti i benefici della salvezza attuata da Gesù, il Messia di Israele. Le dodici ceste di pane avanzato evocano l’abbondanza del dono fatto a Israele, che così viene messo a disposizione non solo dei presenti, ma anche di tutta l’umanità.

6. Al senso ecclesiale è connesso il senso eucaristico, esplicitato in Giovanni nel discorso sul pane di vita (6, 26-58), ma suggerito anche dai sinottici nella descrizione del miracolo. Il pane dato da Gesù viene a significare il dono escatologico della salvezza anticipato nella sua persona. Nella cena del Signore, celebrata dalla comunità cristiana, questo dono verrà dato in modo più pieno, in vista della vera pienezza che avrà luogo solo alla fine. 

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1 le urgenze della vita si riaffacciano ben presto all’orizzonte di Gesù. Le folle numerose, venute a sapere della sua partenza, lo seguono a piedi, costeggiando il lago di Galilea: il loro desiderio di stare con lui sembra non ammettere dilazioni… Gesù non tarda a uscire loro incontro, forse sentendo ancor più la responsabilità nei confronti di queste persone, visto il vuoto lasciato da Giovanni. Come già gli era accaduto, alla vista delle folle freme di compassione e si prende cura in modo particolare dei malati. Il bisogno di queste «pecore senza pastore» (Mt 9,36) porta Gesù ad agire concretamente per loro: ancora una volta egli si comporta come «uomo per gli altri», compiendo ciò che è in suo potere per donare pace e consolazione a quanti sono affaticati e oppressi (cf. Mt 11,28).

2 «Prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alle folle». Sono gli stessi gesti compiuti da Gesù nell’ultima cena (cf. Mt 26,26), quei gesti alla vista dei quali i due discepoli in cammino verso Emmaus lo riconosceranno come Risorto (cf. Lc 24,30-31), quei gesti che noi ripetiamo al cuore di ogni celebrazione eucaristica: sono la sintesi di tutta la vita di Gesù, spesa e consegnata fino alla morte per amore degli uomini. Ecco la realtà grande contenuta in questo segno della condivisione dei pani e dei pesci: come Cristo ha consegnato la sua vita per gli uomini, così ogni cristiano, suo discepolo, deve donare la propria vita per i fratelli…