Commento Esegesi al Vangelo del 26 Ottobre 2014

22.10.2014 10:12

Parrocchia Santa Maria dell’Aiuto

BIBLE STUDY

22.10.2014

Matteo 22,34-40

 

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai1 il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo2 comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amera3i il tuo prossimo4 come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 

«Quale (è il più) grande comandamento nella legge?» (v. 36). Questa domanda non ha nulla di sorprendente. In essa si riflette una preoccupazione diffusa anche tra i rabbini che, pur dando uguale importanza a tutti i precetti della legge, cercavano una formula che ne fosse l’origine, il fondamento e la sintesi.

Alla domanda dello scriba Gesù risponde citando anzitutto in forma un po’ abbreviata il primo comandamento della legge: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima» (v. 37; cfr. Dt 6,4): in questo testo, recitato da ogni pio giudeo nella preghiera quotidiana, viene messa in luce l’unicità di JHWH, come salvatore del suo popolo, e l’obbligo di amarlo, cioè di essergli fedeli, praticando i suoi comandamenti non per opportunismo o interesse, bensì con un impegno che scaturisce dal profondo del cuore. Detto ciò, in Matteo Gesù aggiunge: «Questo è il (più) grande e primo comandamento (v. 38): «Il secondo (è) simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso» (v. 39; cfr. Lv 19,18). 

Mentre la domanda verteva su un solo comandamento, Gesù ne introduce un secondo, sottolineando che esso è «simile» (homoiôs) al primo. Con queste parole, assenti in Marco, Gesù vuol far capire che i due comandamenti in realtà ne formano uno solo.

Il concetto di «prossimo» era però limitato ai propri connazionali («fratello», «figli del tuo popolo»), ai quali venivano equiparati i forestieri residenti (Lv 19,34; cfr. Dt 10,19).

Gesù non precisa quale sia l’estensione del concetto di «prossimo»; solo dalla tradizione risulta espressamente che egli richiede dai suoi discepoli un amore che si estende anche ai nemici (Mt 5,44; Lc 6,27), intendendo con questo termine tutti coloro che per qualsiasi ragione non appartengono al proprio gruppo. Questo concetto è sottolineato da Luca mediante la parabola del buon Samaritano (Lc 10,29-37).

«Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti» (v. 40). Il verbo «dipendere» (kremannymi) indica l’essere originato e il convergere. Il suo significato è analogo a quello del verbo «riassumere» (anakephalaioô) usato da Paolo in un contesto analogo (cfr. Rm 13,9).

Con i due comandamenti , Gesù intende fare capire che non si possono osservare i diversi precetti che scaturiscono dall’alleanza se non si riconosce in Dio il principio e lo scopo di tutta la propria vita e nella persona che sta di fronte un altro se stesso, dotato degli stessi diritti e doveri, bisognoso della stessa solidarietà che ciascuno desidera per se stesso. Solo amando il proprio prossimo l’israelita riconosce che JHWH è il suo Dio e si lascia coinvolgere nella sua santità.

L’amore quindi non consiste in un generico volersi bene o nell’assistenza in caso di bisogno, ma nel saper vivere in un rapporto costante con gli altri, dando vita a quella realtà profonda e complessa che è la comunità. Di conseguenza l’amore non esclude l’osservanza delle prescrizioni dei codici, ma ne indica il significato e lo scopo.

Nessun precetto è valido in se stesso a prescindere dall’amore; nessun precetto quindi può essere imposto se non è in sintonia con l’amore.

Proseguendo su questa linea Gesù metterà in primo piano l’amore del nemico (cfr. Mt 5,44), cioè di colui che si situa all’esterno del popolo o della comunità. L’amore del prossimo ha quindi senso solo se è capace di abbracciare anche i nemici. Altrimenti rischia di diventare una nuova forma di egoismo, in cui l’altro viene amato in funzione di quanto può dare in cambio.

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1 ἀγαπήσεις, etc. Jesus replies by citing Deuteronomy 6:5, which inculcates supreme, devoted love to God, and pronouncing this the great (μεγάλη) and greatest, first (πρώτη) commandment. The clauses referring to heart, soul, and mind are to be taken cumulatively, as meaning love to the uttermost degree; with “all that is within” us (πάντα τὰ ἐντός μου, Psalm 103:1). This commandment is cited not merely as an individual precept, but as indicating the spirit that gives value to all obedience. 

2 Πρώτη, first) This commandment is not only the greatest in necessity, extent, and duration, but it is also the first in nature, order, time, and evidence. 

3 ἀγαπήσεις This, the inward, moral esteem, and the corresponding behaviour, may form the subject of a command, though the same cannot be said of φιλεῖν, which is love as a matter of feeling. The φιλία τοῦ κόσμου (Jam 4:4), on the other hand, may be forbidden; comp. Romans 8:7; the φιλεῖν of one’s own ψυχή (John 12:25), and the μὴ φιλεῖν τὸν κύριον (1 Corinthians 16:22), may be condemned, comp. also Matthew 10:37. 

4 according to the teaching of Christ, any other man irrespective of race or religion with whom we live or whom we chance to meet