Commento Esegesi al Vangelo del 12 Ottobre 2014

09.10.2014 09:19

Parrocchia Santa Maria dell’Aiuto

Bible study

8.10.2014

Matteo 22,1-14

 

In quel tempo, 1 rispondendo Gesù riprese a parlare in parabole ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo e disse: 2 "Il regno dei cieli è simile a un re che fece1 un banchetto di nozze per suo figlio. 3 Egli mandò i suoi servi2 a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. 4 Di nuovo3 mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. 5 Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6 altri presero i suoi servi, li insultarono4 e li uccisero- Allora il re si indignò5 e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8 Poi disse ai suoi servi: il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; 9 andate ora ai crocicchi6 delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. 10 Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, 12 gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. 13 Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. 14 Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti".

 

La parabola si divide in tre parti: i primi invitati al banchetto (vv. 1-7); estensione dell’invito a tutti (vv. 8-10); l’uomo senza veste nuziale (vv. 11-14). Nella parabola si descrive lo scontro finale tra Gesù e le autorità giudaiche.

I primi invitati (vv. 1-7)

sullo sfondo è chiaro il tema sponsale dell’alleanza, in cui lo sposo non è più Dio stesso, ma il suo figlio, l’erede, mediante il quale si attua il regno di Dio .

Terminati i preparativi, il re «mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire» (v. 3). Il verbo chiamare (kalein, nei vv. 3.4.8.9.14), costituisce la parola chiave che dà l’impronta dottrinale alla parabola.

La ripetizione dell’invito indica da una parte la sollecitudine del re per gli invitati, e dall’altra la determinatezza del loro rifiuto. Questa volta al rifiuto si unisce l’insulto e l’uccisione degli inviati. Neppure ora viene detto il motivo di tanta ostinazione. Il maltrattamento e l’uccisione dei servi con la conseguente punizione rappresentano una rilettura matteana che si riferisce alla persecuzione prima dei profeti, poi del Messia e dei cristiani da parte del popolo giudaico (cfr. Mt 5,11; 21,35-39).

L’invito esteso a tutti (vv. 8-10)

Dopo la parentesi della punizione dei primi invitati il racconto riprende con un nuovo invio dei servi. Avendo constatato che il banchetto nuziale era ormai pronto, ma gli invitati non ne erano degni, il re manda i servi ai crocicchi delle strade con l’ordine di invitare alle nozze tutti quelli che avessero trovati. Essi fanno come era stato loro ordinato e chiamano tutti quelli che incontranao, cattivi e buoni, e così riempiono la sala di commensali (vv. 8-10).

Matteo ha già avuto modo di sottolineare nella parabola della zizzania che la chiesa non è composta solo di santi, ma di gente di ogni tipo: la separazione verrà compiuta solo alla fine dei tempi, nel giudizio (cfr. Mt 13,24-30.36-43). Il termine diexodoi, tradotto «crocicchi», indica forse i posti dove le strade, uscendo dalle porte della città, vanno verso le campagne circostanti: se così fosse vi sarebbe una velata allusione alla chiamata dei gentili.

L’uomo senza veste nuziale (vv. 11-14)

Qui Matteo intende ammonire i cristiani che non basta l’appartenenza alla chiesa per essere sicuri della salvezza eterna nel regno dei cieli; è necessaria la veste nuziale, che rappresenta i «frutti buoni», le «opere buone» (7,24; 21,43) che Dio si aspetta dai giusti. Il cristiano quindi deve impegnarsi attivamente per essere fedele al vangelo e ottenere la vita eterna. I buoni frutti si esprimono soprattutto nel soccorrere il prossimo in necessità (cfr. 25,31-46). Il detto finale (v. 14: «Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti») richiama l’insegnamento del discorso della montagna sulla porta stretta e la via angusta (7,13-14). Gli «eletti» si identificano con i «giusti», i quali sono destinati a risplendere come il sole nel regno di Dio (cfr. Mt 13,43; 25,46).

In sintesi possiamo dire che Matteo con questa parabla sottolinea la conflittualità, accentuata dopo la guerra giudaica (cf. v. 7), tra la comunità cristiana e la sinagoga. Il re è Dio, il banchetto indica la venuta del suo regno, il figlio designa Gesù, riconosciuto dalla comunità come vero Figlio di Dio. Coloro che sono stati invitati per primi sono gli israeliti: il primo invio dei «servi» (v. 3), si riferisce alla chiamata d’Israele per mezzo dei profeti. L’invio di altri servi (vv. 4-6) allude alla missione degli apostoli, i quali non furono ascoltati ma oltraggiati e uccisi dai giudei. La terza chiamata (vv. 8-10), che Matteo fa seguire significativamente alla distruzione di Gerusalemme (v. 7), riguarda l’appello rivolto ai gentili. La parabola assume così una struttura parallela a quella immediatamente precedente dei vignaioli omicidi, venendo così a indicare il passaggio della salvezza dai giudei, che erano stati invitati per primi e se ne erano dimostrati indegni, a tutta l’umanità. Sullo sfondo vi è l’esperienza della comunità cristiana, che si sente erede delle promesse fatte a Israele. Anche i credenti in Cristo però sono ammoniti, mediante la parabola della veste nuziale, a corrispondere con impegno al dono di Dio: non basta ascoltare la parola di Dio, ma bisogna tradurla nella pratica (cfr. 7,24).

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1 osserviamo il tempo del verbo greco poie,w è all’aoristo: “fece” (evpoi,hsen), ciò significa che è un’azione già avvenuta. Che si tratti forse dell’invio del Figlio di Dio sulla terra per portare il regno dei cieli? Infatti se sfogliamo i primi capitoli di Matteo scopriamo che “il regno dei cieli” non è qualcosa di lontano e nel futuro, ma “è vicino” (h;ggiken = si è avvicinato). Quindi possiamo dire che il banchetto di nozze che il Re prepara è appunto l’invio del Suo Figlio per dare la vita all’uomo e ci troviamo proprio a ridosso dei capitoli sulla passione e morte di Gesù, banchetto sacrificale imbandito da Dio Padre per amore. 

2 Ma chi sono i servi di questo re che vanno a invitare per il banchetto? Sicuramente i profeti, che come sappiamo, non hanno vita facile: vengono maltrattati, derisi, uccisi ... come fanno i personaggi della nostra parabola, perché non creduti nel loro messaggio di salvezza, di conversione da una vita senza gusto a una vita in Dio. 

3 Pare che in quel tempo ci fosse l’usanza di fare un primo invito, con il quale si comunicava il giorno della festa, e poi il secondo invito consisteva nel condurre, da parte dei servi, gli invitati al banchetto perché tutto era pronto. Proprio come fa questo Re! Infatti manda i suoi servi a dire che è tutto pronto, sottolineando la preziosità del banchetto: buoi e animali ingrassati. È proprio una festa di abbondanza! 

4 Il maltrattamento e l’uccisione dei servi con la conseguente punizione rappresentano una rilettura matteana che si riferisce alla persecuzione prima dei profeti, poi del Messia e dei cristiani da parte del popolo giudaico (cfr. Mt 5,11; 21,35-39). 

5 Secondo gli esperti l’evangelista Matteo si riferisce alla distruzione di Gerusalemme, nel 70 d.C., per mano delle truppe romane. È la “vendetta” del re? Ma che razza di re-Dio incontriamo? La distruzione di Gerusalemme sta ad indicare l’eliminazione del tempio, l’annullamento della relazione per eccellenza con Dio! No! Non è una vendetta! Il Dio di Gesù Cristo è saggio e sta dicendo che la relazione con Lui non si fonda sulla sicurezza di un culto, di un luogo, di un passato, ma dell’accoglienza della continua novità di vita che attraverso la quotidianità. Egli offre ad ogni uomo, a partire dagli addetti ai lavori. 

6 Ed è un compito nuovo anche per i servi del re, i quali non si limitano a girare in città per chiamare gli invitati, ma devono uscire fuori dalla città, fuori dai pro­pri schemi, progetti e idee, per andare a chiamare tutti quelli che trovano. Fuori dalle porte della città, lì dove le strade hanno diverse diramazioni, dove i passanti hanno mille direzioni, tanti obiettivi ed interessi diversi, una quantità infinita di ur­genze. Ciascun passante va per la propria strada, sta conducendo la propria vita! E proprio in questa situazione arriva un invito, e addirittura a una festa di un re che ha urgenza di banchettare. Sono degli invitati “trovati”, e possiamo immagi­nare lo sconcerto, la sorpresa che un tale invito suscita nelle persone. Ma ciò che è bello sottolineare è il fatto che dietro a dei trovati c’è un Qualcuno che cerca, che cerca l’uomo, buono o cattivo, per regalargli la festa della vita, perché la vita è, nonostante le fatiche, le sofferenze, le preoccupazioni, una festa, un crescere, un andare, il non fermarsi mai sulle piccole sicurezze, ma avere sempre orizzonti aperti che indicano la novità, che danno la possibilità di poter condividere con altri; infatti, il testo dice che «la sala delle nozze si riempì di commensali». È bello ritrovarsi insieme a camminare nella vita, sorreggendoci a vicenda, sostenendoci, accompagnandoci, consolandoci.