Commento al vangelo, Venerdi’ 6 Settembre 2013

19.10.2015 19:42

Lc 5,33-39

Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?

+  Dal Vangelo secondo Luca

 In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».  Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Parola del Signore

 

    Cari amici, l’obiezione che i farisei e gli scribi rivolgono a Gesù ha un suo fondamento. Essi guardavano la realtà  e partendo da essa pongono la  domanda a Gesù.  E Gesù , anche lui guardando la realtà e usando un po di logica comune risponde, diremmo noi oggi, per le rime, secondo quanto aveva udito dai suoi avversari di sempre. Riflettendoci un pò sopra mi sembra che questo atteggiamento dei farisei e degli scribi ha a che fare con tante situazioni che giornalmente viviamo sia all’interno che all’esterno della nostra chiesa.  In fondo è il problema del rito, della ritualità, della tradizione, che certamente ha un  suo senso di esistere. Ma Gesù con la sua risposta ci vuole condurre oltre il ritualismo. Soprattutto quel ritualismo che non aiuta noi cristiani a vivere la vita in pienezza e nella gioia. Il rito, la tradizione e la stessa liturgia  hanno come scopo quello di condurre il credente in Cristo a una esperienza di vita , colma della gioia di servire e amare il Signore sempre di piu.

A volte possiamo amare il ritualismo e la tradizione non tanto perchè porta delle novità di vita all’interno della nostra stessa vita , ma solo perchè abbiamo paura di vivere nella gioia. Abbiamo paura di lasciarci andare all’ebbrezza di vita nuova che la Parola e la presenza di Gesù stesso opera nella nostra vita.

Ecco perchè molto spesso un certa ritualità e un certo  rigorismo religioso e attaccamento alla tradizione ci blocca e ci paralizza. Non ci fa andare oltre: ci rende sempre piu persone che si chiudono nel proprio ìo ed egoismo.  Guardiamo a chi vive una esperienza gioiosa della sua fede quasi con invidia e gelosia. E , purtroppo, spesso ci porta questo strano sentimento di solitudine  a giudicare  e a mettere in cattiva luce chi vive la fede con una grande libertà  di cuore.

Chi comprende che lo sposo, e cioè Gesù , è vivo, presente e operante nella sua vita, non può non vivere nella gioia. Se il nostro seguire delle regole e delle leggi o rubriche religiose non ci portano a scoprire lo sposo che è in mezzo a noi, allora dobbiamo avere il coraggio di metterci in questione. Mettere in questione un modo di fare e di vivere la nostra religiosità. Quello che è importante è lo sposo  perchè è Lui il motivo primo e ultimo della nostra gioia.

Senza la consapevolezza della presenza dello sposo, il resto non ha senso. Non ha senso  parlare di invitati a nozze, di pranzo di nozze oppure di gioia durante il banchetto nuziale. Ciò che fa la differenza è  lo sposo.

Il mio e il tuo riconoscere lo sposo / il Signore,  all’interno delle nostre chiese e liturgie varie, può aiutare gli altri a vivere meglio la propria vita.

Diamoci e diamo agli altri questa possibilità concreta. Sappiamo e lo percepiamo che lo Sposo è con noi.  E questo  rimane la fonte della nostra gioia cristiana.

Buona giornata a voi

Padre Antonio