Commento al Vangelo, Venerdì 27 Settembre 2013

20.10.2015 12:20

Lc 9,18-22
Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.

+ Dal Vangelo secondo Luca
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».  Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Parola del Signore

Cari amici, le due domande che Gesù pone ai suoi apostoli di certo non sono scontate. La prima è ancora una buona domanda. Dopotutto si dice cosa gli altri dicono. Molto probabilmente le risposte alla prima domanda sono state molte di più di quello che il vangelo ci racconta. Forse, i discepoli si saranno dilungati anche abbastanza sulla prima domanda. Una domanda, la prima, che non li chiamava in causa personalmente.

    
    La seconda domanda li ha presi di sorpresa. Perchè chiedere? Gesù non vedeva la loro volontà di seguirlo?, non vedeva che aveva lasciato tutto per lui? Come mai questa domanda?

    Generalmente le domande che ci coinvolgono a livello personale sono spesso un’aiuto per fare maggiore chiarezza dentro di noi. Spesso sono domande che calate nel nostro intimo, mettono in discussione molte cose, molti atteggiamenti, e soprattutto scuotono delle certezze, sulle quali poi costruiamo i nostri atteggiamenti e modi di pensare.

    Era certamente necessaria da parte di Gesù porre  questa domanda. In fondo , lui, Gesù, aveva scommesso su di loro. Li aveva chiamati ad essere prima di tutto suoi discepoli e poi suoi apostoli. Doveva sapere cosa nutrivano nel loro cuore. Doveva rendersi conto fino a che punto i suoi discepoli lo seguivano, e  perchè lo seguivano.

    Anche se domande di tale profondità possono sorprendere, sono spesso domande che ci fanno riflettere tantisssimo. Ci fanno bene, anche se la ricerca di una risposta può portarci a confrontarci con noi stessi in una maniera nuova e insolita. E’ un riandare alla ricerca delle motivazioni profonde della nostra sequela. Mi chiedo: Ma perchè seguo Gesù? E’ un’abitudine? È qualcosa che mi piace e lo faccio volentieri? Seguo Gesù perchè i miei hanno sempre fatto cosi e ora lo faccio io? Seguo Gesù perchè un giorno può essermi utile nel tentare di risolvere certi problemi della mia vita?

    Di certo le motivazioni nella vita di una persona , non sono sempre le stesse. La vita ci porta spesso a rivedere le nostre motivazioni di fondo. Spesso le motivazioni cambiano. Non sempre sono le stesse che per prima ci hanno portato a seguire il Signore. Generalmente il nostro impatto con Gesù è sempre a livello di emotività. Ci sentiamo bene. Ci fa bene sapere che c’è un Gesù che ci aiuta e ci sta vicino. Ma  motivazioni come queste, non sempre ci possono sostenere lungo tutto il cammino della  nostra vita spirituale. Gesù ci chiede  non solo rivedere certe motivazioni, proprio perchè non sono scontate, ma anzi, di andare oltre e arrivare al punto di dire a noi stessi : “ Gesù io ti seguo perchè ti amo”. Quando l’amore per Lui  diventa la nostra unica motivazione, allora è segno che siamo cresciuti nel nostro rapporto con il Signore. Non dimentichiamoci che quando Gesù, dopo la sua resurrezione, incontra Pietro, lo interpella proprio sull’amore. E non su un’amore qualsiasi, ma un amore totalmente disinteressato e spoglio di ogni forma di egoismo. Un amore che è al primo posto, primo, anche tra altri amori di cui il nostro cuore viene a conoscere e soprattutto sperimenta.

    In questo, Gesù si rivela geloso del nostro cuore e del nostro amore. Lui vuole che il meglio di noi stessi, il meglio del nostro cuore sia solo per Lui e per nessun altra persona o cosa al mondo.

    Gesù doveva fare quella domanda, perchè certe cose che si sperimentano nella vita , vedi delusioni, amarezze, tristezze e cosi via, si possono superare solo quando siamo animati da un amore grande e sconfinato per la persona amata. Gesù in altre parole , facendo loro quella seconda domanda, vuole preparare i suoi discepoli alla croce, ad andare a Gerusalemme , ma soprattutto vuole aiutarli affinché restino saldi nell’ora della prova, che non era solo la prova di Gesù , ma anche la loro prova per eccellenza: prova della loro fedeltà e amore verso il Signore. Sembra quasi un assurdo, ma le prove sono un atto di amore di Gesù nei nostri confronti. E’ un privilegio che lui concede proprio a chi è innamorato pazzamente di Lui. Lui ci vuole associare alle sue prove, alle sua passione , per il bene  e la salvezza di ogni uomo. Ci vuole suoi collaboratori nel grande mistero della redenzione.  E perchè questo avvenga, abbiamo bisogno di scoprire le radici profonde del nostro amore per Lui, un amore che non viene meno, anche quando l’amore e la riconoscenza umana scompaiono inaspettamente dall’orizzonte della nostra vita.

    Allora la domanda è ancora viva per te e per me. Gesù attende una mia e tua risposta. E' la domanda non è mai stata riformulata , è sempre la stessa e cioè : “ Chi sono io per te ? “. In altre parole, cosa sei disposto/a  a fare per me? Sei disposto/a  a “perdere la tua vita” ?, la tua personale reputazione per me? Cosa sei disposto a perdere per me ?

    Sono solo delle domande che chiedono il diritto di entrare nella nostra vita affinchè possa essere trasformata e gradita a Lui nostro compagno e amico di viaggio.

Buona giornata di cuore

Padre Antonio