Commento al Vangelo Venerdì, 15 Novembre 2013

25.10.2015 11:13

Lc 17,26-37
Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà

 

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. 
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. 
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. 
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. 
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». 
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».


Parola del Signore

 

Quando tutto diventa routine è facile smarrire il senso profondo della storia, e la fede nella venuta finale del Signore può assopirsi. Se, invece, teniamo desto il nostro cuore per mezzo della preghiera, il giorno del Signore non ci sorprenderà nella nostra miseria. Con le sue parole, Gesù non vuole farci paura. Gesù è amore, sempre, anche quando ci ammonisce. Egli oggi ci avverte di ciò che sarà incredibilmente bello e glorioso per quanti avranno impostato la propria vita come un andare incontro a Colui che viene, ma tremendo e tenebroso per quanti non avranno fatto di se stessi un dono d’amore a Dio e al prossimo. La quotidianità della vita non è il tempo e lo spazio ermeticamente chiuso a Dio e ai suoi progetti, esente persino da avvenimenti che possano condurre la storia non solo ad un cambiamento, ma verso il suo compimento. Piuttosto, è proprio nella quotidianità che siamo chiamati a vivere di eternità, cioè con i piedi ben per terra e la mente e il cuore ben in cielo (cfr. Col 3,2). Così pregava san Francesco: «Maestro, fa’ che io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare; di essere compreso, quanto di comprendere; di essere amato, quanto di amare. Perché è dando, che si riceve; perdonando, che si è perdonati; morendo, che si resuscita a vita eterna». Chi si aggrappa alla sua vita per timore di perderla la perderà, ma chi consegna la sua vita per amore a Gesù, la manterrà viva. È necessario “scommettere” bene, questa è l’unica vita che ci è concessa; in quel giorno i morti saranno risuscitati, ma anche separati. Quanti avranno vissuto nella luce della Grazia di Dio, protesi verso l’eternità, mediante le opere di misericordia, saranno presi e portati nel Regno dell’amore; gli altri lasciati nelle tenebre dell’inferno.

Commento di Mons. Giovanni Ricchiuti